Auguri… ma non a tutti
11 Gennaio 2026
laFonteTV (4014 articles)
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Auguri… ma non a tutti

Viviamo tempi di divisione, sull’orlo di guerre verso cui la follia dei governanti ci trascina, ma sia per chi crede, sia per chi non lo fa questo tempo di attesa e di inizio anno conserva ancora dentro di noi sensazioni e stati d’animo particolari.
Da molti anni però la serenità sembra essersi allontanata anche dai simboli più cari di un tempo: prima il Covid, poi le svolte politiche autoritarie, le guerre e i genocidi hanno tolto luce e speranza alle feste più popolari e sentite.
Il 2026 però si avvicina, e ci riesce difficile non “fare gli auguri”; però stavolta non è proprio possibile estenderli a tutti: troppo grande è il dolore, troppo angosciose le paure, troppo fondamentale la posta in gioco per l’umanità per poterci permettere di augurare felicità proprio a tutti…
E allora in primo luogo auguriamo un anno sereno agli operai della Fiat, che non sanno se il loro posto di lavoro esiste ancora; che porti pace vera per il popolo palestinese condannato al genocidio da un odio disumano; per le famiglie che inesorabilmente scivolano sulla china della povertà assoluta; per chi è solo, in carcere, malato, triste, smarrito in questo mondo impazzito.
Buon 2026 agli studenti “poveri comunisti”, che continuano a chiedere ragione di roulette giocate da decisori incompetenti sulle loro vite; Buon Natale ad Alberto Trentini, dimenticato come un personaggio del Processo di Kafka nelle galere venezuelane da un governo che evidentemente lo ritiene cittadino di serie B, e a Mario Paciolla, costruttore di pace, sulla cui morte nessuno sembra voler fare chiarezza. E ancora una volta buone feste a Giulio Regeni, che in attesa di giustizia continua a “fare cose” tormentando le nostre coscienze addormentate, e ai suoi eroici sventurati genitori.
Che l’anno nuovo porti asilo e dignità ai tanti migranti respinti, uccisi, chiusi nei lager di stato o in quelli albanesi senza possibilità di chiedere asilo, ai milioni di lavoratori sfruttati e vessati, ai giovani con la valigia partiti o in partenza verso terre meno matrigne dell’Italia, alle donne discriminate, offese, stuprate, uccise.
Buon anno a chi a Termoli e in Italia testardamente continua ad impegnarsi per gli altri, a difendere il bene comune e il suolo, a restare umano, a chiedere giustizia, pace, diritti. A chi ancora crede nella Costituzione, e la difende, e la porta scritta nel cuore; Buon Natale a tutti gli antifascisti, che non dimenticano cosa è stato il Novecento con i suoi dittatori. A chi continua a indignarsi per le canzoni fasciste subdolamente inserite nelle colonne sonore dei giochi sul ghiaccio, a chi trova indecente ogni atteggiamento che fa apologia di un passato orrendo.
Niente auguri, invece, ai tanti capi di Stato ubriachi di potere e follia, che decidono invasioni e sterminio, che abbordano petroliere come indegni pirati del 21esimo secolo, che insultano i giornalisti e invocano la loro morte; che ovunque minacciano, imprigionano, torturano e uccidono, che sono convinti di parlare in nome di Dio. A chi riesce a non ascoltare il pianto delle migliaia di bimbi feriti e uccisi in Palestina, a chi esalta la propria nazione sopra ogni altra, a chi dice “prima noi”, a chi nega la catastrofe climatica, a chi prepara scientemente la guerra, a chi parla di leva volontaria e di sorteggio, a chi va nelle scuole a mostrare carri armati e armi, a chi chiede corsi speciali nelle università per i militari, a chi da Presidente del Consiglio dileggia volgarmente gli avversari politici.
Nessun augurio a chi nel Molise fa finta che Stellantis non esista, a chi regala l’ acqua dei molisani senza coinvolgerli e senza programmare scelte che affrontino la crisi idrica sotto gli occhi di tutti. Niente auguri per chi vende la terra (e il mare) del Molise all’agrivoltaico e al fotovoltaico, per chi continua a far installare enormi pale eoliche senza che sia dato conoscere il Piano Energetico regionale (se esiste), per chi non esige con forza una sanità degna di questo nome.
E niente auguri a chi a Termoli e altrove continua a mangiarsi il suolo, a ignorare il numero altissimo di sfratti e la miseria dei senzatetto; a chi difende il profitto privato come totem ispiratore delle sue scelte, dimenticando di essere per Costituzione il difensore dell’interesse pubblico.
Soprattutto difficile fare auguri a chi ancora sceglie la politica delle promesse elettorali, del “vieni da me e ci penso io”, a chi ancora cerca la raccomandazione per avere ciò che è diritto avere, a chi “tanto sono tutti uguali”, a chi non vota e permette che vadano avanti governi illiberali, a chi ha rinunciato a difendere la democrazia, a chi offende la sensibilità dei cittadini con onorificenze divisive e incomprensibili.
Quest’anno quel po’ di speranza che ancora ci ostiniamo a tener viva vogliamo riservarla ai costruttori di pace e di giustizia. L’unico augurio universale che resta è ancora quello di Gesù: pace a voi!
Ma è un augurio intrinsecamente divisivo, perché la pace, quando arriverà, spegnerà tutte le follie di tanti umani, e li cancellerà con un gesto dalla storia.☺

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