Nell'articolo apparso sul numero precedente della rivista è stato introdotto l'argomento del federalismo fiscale, con particolare riguardo all’autonomia finanziaria degli enti locali, tema che merita in questa sede un ulteriore approfondimento, in quanto costituisce uno dei capisaldi della riforma federalista in corso di approvazione.
Il finanziamento delle funzioni degli enti locali, definite fondamentali ai sensi dell’art. 117 della Costituzione, sarà garantito essenzialmente dai tributi propri, dalla compartecipazione al gettito dei tributi erariali e dal fondo perequativo. È prevista, quindi, nell’ottica del superamento del sistema di finanza derivata, la soppressione dei trasferimenti statali diretti al finanziamento delle spese riconducibili alle cosiddette funzioni fondamentali, fatta eccezione per gli stanziamenti relativi al fondo perequativo. Quest’ultimo, destinato ai territori con minore capacità fiscale, dovrebbe costituire lo strumento attraverso il quale attenuare il divario esistente tra gli enti locali delle diverse realtà del territorio.
Dai principi appena richiamati emerge chiaramente il seguente messaggio: gli enti, a maggior ragione nel sistema federalista, devono imparare ad essere autosufficienti cioè capaci di gestire, con criteri di economicità, le risorse finanziarie che provengono dall’esercizio dell’autono- mia impositiva e dalla gestione del proprio patrimonio.
Dunque le riforme annunciate, la spinta federalista sempre più forte, fanno intuire che nel tempo dovrà necessariamente cambiare l’organizzazione nell’am- bito degli enti locali, con maggiore responsabilizzazione nella gestione.
La responsabilità, però, pare non sia richiesta proprio a tutti gli enti locali. Infatti, alla politica dei proclami e degli annunci dell’attuale governo, segue quella concreta fatta di azioni e provvedimenti che sono in aperto contrasto con i principi fondamentali del federalismo fiscale.
Si fa riferimento alla conversione in legge del Dl n. 154/2008 in cui, oltre alle misure compensative dell’ICI in favore dei comuni, è prevista anche una boccata di ossigeno per due città in particolare: Roma e Catania. Infatti, per la Capitale viene istituzionalizzato un assegno annuo da 500 milioni a partire dal 2010, mentre per Catania si autorizza l’utilizzo dei 140 milioni, attribuiti con decreto del CIPE, anche per coprire i disavanzi di parte corrente.
Il Comune di Catania era sull’or- lo del dissesto finanziario e con il citato decreto sono stati stanziati 140 milioni a sostegno delle casse comunali.
A questo punto, dunque, c'è da chiedersi: ha ancora senso parlare di autonomia finanziaria? ☺
normaper@alice.it
Nell'articolo apparso sul numero precedente della rivista è stato introdotto l'argomento del federalismo fiscale, con particolare riguardo all’autonomia finanziaria degli enti locali, tema che merita in questa sede un ulteriore approfondimento, in quanto costituisce uno dei capisaldi della riforma federalista in corso di approvazione.
Il finanziamento delle funzioni degli enti locali, definite fondamentali ai sensi dell’art. 117 della Costituzione, sarà garantito essenzialmente dai tributi propri, dalla compartecipazione al gettito dei tributi erariali e dal fondo perequativo. È prevista, quindi, nell’ottica del superamento del sistema di finanza derivata, la soppressione dei trasferimenti statali diretti al finanziamento delle spese riconducibili alle cosiddette funzioni fondamentali, fatta eccezione per gli stanziamenti relativi al fondo perequativo. Quest’ultimo, destinato ai territori con minore capacità fiscale, dovrebbe costituire lo strumento attraverso il quale attenuare il divario esistente tra gli enti locali delle diverse realtà del territorio.
Dai principi appena richiamati emerge chiaramente il seguente messaggio: gli enti, a maggior ragione nel sistema federalista, devono imparare ad essere autosufficienti cioè capaci di gestire, con criteri di economicità, le risorse finanziarie che provengono dall’esercizio dell’autono- mia impositiva e dalla gestione del proprio patrimonio.
Dunque le riforme annunciate, la spinta federalista sempre più forte, fanno intuire che nel tempo dovrà necessariamente cambiare l’organizzazione nell’am- bito degli enti locali, con maggiore responsabilizzazione nella gestione.
La responsabilità, però, pare non sia richiesta proprio a tutti gli enti locali. Infatti, alla politica dei proclami e degli annunci dell’attuale governo, segue quella concreta fatta di azioni e provvedimenti che sono in aperto contrasto con i principi fondamentali del federalismo fiscale.
Si fa riferimento alla conversione in legge del Dl n. 154/2008 in cui, oltre alle misure compensative dell’ICI in favore dei comuni, è prevista anche una boccata di ossigeno per due città in particolare: Roma e Catania. Infatti, per la Capitale viene istituzionalizzato un assegno annuo da 500 milioni a partire dal 2010, mentre per Catania si autorizza l’utilizzo dei 140 milioni, attribuiti con decreto del CIPE, anche per coprire i disavanzi di parte corrente.
Il Comune di Catania era sull’or- lo del dissesto finanziario e con il citato decreto sono stati stanziati 140 milioni a sostegno delle casse comunali.
A questo punto, dunque, c'è da chiedersi: ha ancora senso parlare di autonomia finanziaria? ☺
Nell'articolo apparso sul numero precedente della rivista è stato introdotto l'argomento del federalismo fiscale, con particolare riguardo all’autonomia finanziaria degli enti locali, tema che merita in questa sede un ulteriore approfondimento, in quanto costituisce uno dei capisaldi della riforma federalista in corso di approvazione.
Il finanziamento delle funzioni degli enti locali, definite fondamentali ai sensi dell’art. 117 della Costituzione, sarà garantito essenzialmente dai tributi propri, dalla compartecipazione al gettito dei tributi erariali e dal fondo perequativo. È prevista, quindi, nell’ottica del superamento del sistema di finanza derivata, la soppressione dei trasferimenti statali diretti al finanziamento delle spese riconducibili alle cosiddette funzioni fondamentali, fatta eccezione per gli stanziamenti relativi al fondo perequativo. Quest’ultimo, destinato ai territori con minore capacità fiscale, dovrebbe costituire lo strumento attraverso il quale attenuare il divario esistente tra gli enti locali delle diverse realtà del territorio.
Dai principi appena richiamati emerge chiaramente il seguente messaggio: gli enti, a maggior ragione nel sistema federalista, devono imparare ad essere autosufficienti cioè capaci di gestire, con criteri di economicità, le risorse finanziarie che provengono dall’esercizio dell’autono- mia impositiva e dalla gestione del proprio patrimonio.
Dunque le riforme annunciate, la spinta federalista sempre più forte, fanno intuire che nel tempo dovrà necessariamente cambiare l’organizzazione nell’am- bito degli enti locali, con maggiore responsabilizzazione nella gestione.
La responsabilità, però, pare non sia richiesta proprio a tutti gli enti locali. Infatti, alla politica dei proclami e degli annunci dell’attuale governo, segue quella concreta fatta di azioni e provvedimenti che sono in aperto contrasto con i principi fondamentali del federalismo fiscale.
Si fa riferimento alla conversione in legge del Dl n. 154/2008 in cui, oltre alle misure compensative dell’ICI in favore dei comuni, è prevista anche una boccata di ossigeno per due città in particolare: Roma e Catania. Infatti, per la Capitale viene istituzionalizzato un assegno annuo da 500 milioni a partire dal 2010, mentre per Catania si autorizza l’utilizzo dei 140 milioni, attribuiti con decreto del CIPE, anche per coprire i disavanzi di parte corrente.
Il Comune di Catania era sull’or- lo del dissesto finanziario e con il citato decreto sono stati stanziati 140 milioni a sostegno delle casse comunali.
A questo punto, dunque, c'è da chiedersi: ha ancora senso parlare di autonomia finanziaria? ☺
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