Cambiare modo di vivere
di Andrea Barsotti
La rilevazione dei dati e la loro elaborazione sono la base su cui poggiano le conoscenze dei fenomeni. Il loro reperimento prevede un lavoro accurato di analisi, di progettazione dei percorsi e di rappresentatività della popolazione analizzata. La scienza non è assolutamente statica, anzi, si basa in ogni istante sul concetto di evoluzione di sé stessa.
Si sente dire spesso, forse superficialmente e illusoriamente, che “in fondo l’aumento della temperatura di un grado è un grado: cosa vuoi che sia un grado!”. L’errore che si fa è quello di confondere il tempo metereologico con il clima del pianeta; sono concetti diversi: il tempo cambia da un giorno all’altro, da una stagione all’altra; il clima, invece, indica le condizioni atmosferiche che si succedono in una località durante un periodo più lungo.
Per rendere concreto il ragionamento propongo due grafici: Il primo, famosissimo e detto “a mazza da hockey” (fig.1), ci mette di fronte ad evidenze oggettive comparabili nei secoli; il secondo evidenza la crescente presenza di gas serra (fig.2).
Nel tempo si è discusso molto sulla fondatezza dei dati pubblicati, in quanto le misurazione registrate non esistono prima del 1880, ma studi condotti “di analisi di dati proxy quali ad es. derivati da coralli, stalagmiti, anelli di crescita degli alberi, perforazioni del terreno e carote di ghiaccio, confermano le conclusioni del grafico “a mazza di hockey”: il secolo 20° è il più caldo degli ultimi 1000 anni ed il riscaldamento diventa eccezionale dopo il 1920” (fig.1).
La causa principale di questo effetto è la quantità di gas che abbiamo immesso nella nostra atmosfera e l’elemento più colpevole è il CO₂, aumentato di oltre il 50% dall’inizio della rivoluzione industriale: la curva di Keeling mostra la sensibile variazione (fig.2).
Dai dati messi a disposizione dai ricercatori non ci sono dubbi che il “guaio” lo abbiamo combinato noi umani. Eppure ciò non traspare nella percezione pubblica e la comunicazione dei media sembra non essere del tutto efficace.
A tal proposito mi preme proporre una riflessione. Nonostante ci siano studi e sondaggi di articoli prodotti sulla crisi climatica, che sostengano le cause e le responsabilità su menzionate, queste verità vengono costantemente confutate da una pubblicizzazione scorretta e da dichiarazioni autorevoli che non solo alimentano dubbi, ma addirittura inficiano la verità. Il dubbio è uno dei motori del processo scientifico, ma la strategia per impedire la diffusione di politiche ambientali è una deviazione della verità, che ha il solo scopo di favorire loschi interessi di parte dell’industria dei combustibili fossili. Un esempio autorevole sono gli interventi dell’ex presidente Donald Trump che ha semplicemente dichiarato: “Non ci credo”, per poi proseguire con confuse argomentazioni sulla “pulizia” di altri paesi del mondo e spingendosi a dire che “non va bene se gli Stati Uniti sono puliti e attorno ci sono altri paesi sporchi”.
Su questo tema, il libro Mercanti di dubbi, scritto da due storici, Naomi Oreskes ed Erik M. Conway, tratta, per quanto riguarda il settore ambientale, della costruzione di un vero e proprio sistema di discredito della scienza. A causa degli interventi devianti, come visto anche da parte di illustri personalità, risultano evidenti le difficoltà di penetrazione del concetto di urgenza della crisi climatica e la rimozione degli ostacoli per rendere pienamente consapevole l’opinione pubblica. Questo atteggiamento negazionista fa solo perder tempo e di tempo non ce n’è più.
Bisogna sconvolgere le nostre vite, cambiare il modo di vita. Per raggiungere le emissioni zero di gas climoalteranti: CO₂ , metano, e protossido di azoto, ci si deve provare con i percorsi indicati:
1) contenere e ridurre le emissioni di gas da 40 miliardi di ton. del 2020 a 4 miliardi di ton. nel 2050
2) azzerare la deforestazione, causa di perdita di verde e di ricorrenti incendi
3) rimuovere la CO₂ nell’atmosfera
Di un’altra certezza dobbiamo prendere coscienza: l’obiettivo non è salvare il pianeta, perché il pianeta non è in pericolo, ma salvare la nostra esistenza e quella delle future generazioni. I forti temporali, la siccità e le alluvioni, la desertificazione e l’innalzamento del livello dei mari sono già presenti nella nostra vita quotidiana e probabilmente la modifica geografica delle coste impedirà gli attuali insediamenti abitativi spostando masse di persone in zone più ospitali.
È il momento di agire, di offrire una visione positiva del cambiamento, di sfidare lo status quo promuovendo movimenti di opinione per costruire un modello alternativo a quello attuale, sorretto dalla consapevolezza che i cambiamenti climatici e gli effetti di questi cambiamenti sconvolgeranno il nostro modus vivendi, promuovendo un comportamento indirizzato al risparmio, al riciclaggio e più in generale all’economia circolare.☺

