Campobasso-etiopia
12 Febbraio 2026
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Campobasso-etiopia

Incontro il dottore Tommasino Iocca, chirurgo, che dal 2013 si reca ogni anno in Etiopia per svolgere un’attività di volontariato della durata di due/tre settimane. Il progetto solidale di cui fa parte è collegato all’Associazione Lazio Chirurgia, il capo dell’équipe che parte da Campobasso è il dottore Carlo Pietrantuono che ha dato il via alla partecipazione molisana nel 2003.
Del gruppo, che mentre scrivo sta per partire, fanno parte due chirurghi, due infermieri e un anestesista. Il lavoro è molto intenso, mi spiega il dottore Iocca, gli interventi chirurgici, infatti, impegnano per dodici ore al giorno. L’anno scorso, mi dice con orgoglio, sono stati effettuati 124 interventi chirurgici in tre settimane. Si tratta di operazioni riguardanti malattie e tumori della tiroide e dell’addome, completamente gratuite per la popolazione locale che non può permettersi di accedere all’assistenza sanitaria che è privata e costosa. Questa circostanza rende preziosa e inestimabile la presenza dei volontari. Un medico locale è incaricato di raccogliere le prenotazioni per il villaggio di Quihá, dove lavora l’équipe di cui fa parte il dottore Iocca, villaggio nei pressi di Macallè, e per i villaggi della zona. Il progetto è molto articolato: nel corso dell’anno si alternano un chirurgo pediatrico, un dentista, un oculista; i volontari vengono anche da Roma. L’équipe campobassana svolge la sua attività solitamente nel mese di novembre. La solidarietà ha anche un’altra faccia: i volontari, oltre alla competenza e alla passione, portano nel villaggio attrezzature, macchinari e farmaci in parte donati dalle farmacie di Campobasso, in parte acquistati.
La struttura che ospita i volontari consta di due sale operatorie costruite dall’Associazione e, scopro con immenso piacere, un asilo. Il microcosmo che è sorto intorno alla struttura comprende anche un orto da cui proviene il cibo che due donne del posto cucinano per i volontari. Anche l’asilo gode della generosità dei commercianti di Campobasso che donano ogni anno articoli scolastici.
Le maestre vengono pagate dai volontari di Campobasso e di Modena. Una casa per donne maltrattate completa il nucleo intorno alla struttura. Il dottore Iocca precede una mia domanda: sì, molti interventi chirurgici sono per le ragazze. Si tratta spesso di isterectomie per adolescenti che contraggono matrimoni, spesso combinati, anche a soli 14 anni, con il primo parto a 15 anni. Le conseguenze di parti in corpi così immaturi sono prolasso dell’utero, complicanze e patologie varie.
Quello che mi colpisce del progetto di cui il dottore Iocca fa parte è la rete di solidarietà che si è creata negli anni: l’équipe di Campobasso è solo un tassello di un’organizzazione incentrata sì sulla chirurgia, ma che comprende anche adozioni a distanza per sostenere situazioni di fragilità, le offerte da privati di Campobasso, la tessitura di relazioni umane autentiche con la popolazione locale.
Impegno e servizio con spirito di assoluta gratuità. Da ricordare il prezioso apporto degli interpreti locali che conoscono l’italiano e che facilitano il rapporto tra operatori e pazienti. Chiedo al dottore Iocca se ci siano degli obiettivi da raggiungere. Mi risponde con trasporto: il più importante sarebbe quello di distribuire sale iodato per prevenire le disfunzioni tiroidee tanto diffuse nella zona. Non ci si cura perché i medicinali sono costosi e gli abitanti non possono acquistarli.
Alla mia ultima domanda il dottore Iocca risponde con il piglio di chi è abituato ad agire sul campo con passione e tenacia: mi dice di sentirsi molto gratificato da questa attività solidale, impegnativa sul piano fisico ed emotivo, ma arricchente da tutti i punti di vista.
I volontari stanno per partire, li immagino al loro arrivo a Quihà, villaggio situato su un freddo altipiano a 2.500 metri di altitudine. Li vedo davanti a un piatto di riso e zighinì, uno spezzatino di carne, il delizioso benvenuto dei locali per i volontari campobassani pronti a mettersi all’opera.☺

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