La salute mentale
Lo scorso 10 ottobre si è celebrata la 32esima Giornata Mondiale della Salute Mentale. Promossa dalla Federazione Mondiale della Salute Mentale e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, la Giornata è stata istituita nel 1992 con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza sui problemi di salute mentale, mobilitare gli sforzi e combattere stigma e discriminazioni.
Tema al centro della Giornata è stato: “Dare priorità alla salute mentale nei luoghi di lavoro”. Il lavoro oggi è sempre più precario, quando c’è; e tante lavoratrici e lavoratori sono poveri pur lavorando. Infatti, secondo i recenti dati ISTAT (ottobre 2024) in Italia 2,2 milioni di famiglie (quasi 5,7 milioni di abitanti) vivono in povertà assoluta e 2,8 milioni di famiglie in povertà relativa.
Anche Termoli ha voluto celebrare la Giornata: qui il tema della sofferenza sociale e mentale legato al mondo del lavoro dovrebbe essere particolarmente sentito. Che impatto potrebbe esserci sulla salute della comunità, se – come le più realistiche ricostruzioni lasciano intendere – si dovesse andare verso la chiusura definitiva dello stabilimento Stellantis, già in fase di ridimensionamento e di smantellamento da anni? E le condizioni di lavoro spesso al limite dello sfruttamento che già ora vigono in tante attività ricettive e turistiche, a quali danni espongono le lavoratrici e i lavoratori del settore?
È importante riprendere a porsi queste domande, e a farlo collettivamente nei luoghi pubblici, come è stato a Termoli il 10 ottobre in piazza sant’Antonio. È importante perché il disagio psichico e la sofferenza interiore non riguardano “esclusivamente la dimensione individuale, privata, organica, ma hanno molto a che fare con il tipo di società in cui cresciamo, lavoriamo, invecchiamo: la società ipermoderna e neoliberale, quella che ha preso corpo negli anni ’80 all’insegna del motto thatcheriano: ‘La società non esiste, esistono soltanto gli individui’” (Camarlinghi, Rovelli, in Animazione sociale, n.05/2024).
La Giornata Mondiale della Salute mentale è stata, dunque, a Termoli l’occasione per il manifestarsi nella piazza di un percorso in atto già dal mese di giugno (che ha visto sinora svolgersi quattro appuntamenti pubblici al Centro di Salute Mentale di Via del molinello, 1): si tratta di AGORAI, un processo che prevede assemblee coordinate in tante città d’Italia (tra cui, appunto, la nostra cittadina), basato proprio sull’idea di aprire spazi di confronto per generare salute mentale, intendendo “i territori e le comunità come soggetti insieme ai quali ricercare soluzioni, agire possibilità e organizzare decisioni”. Un modo per socializzare e politicizzare il disagio psichico, riattivando così la politica: “parlare, mettere in comune ciò che si tiene chiuso nella propria privatezza, permette di pensare un altro mondo possibile contro il non c’è alternativa della Thatcher. L’alternativa la pratichiamo parlando, capendo che la mia sofferenza non è solo mia, ma mi attraversa, perché siamo un fascio di relazioni” (Ibi).
Le piazze per la salute mentale sembrano, perciò, indicarci alcune vie possibili di alternativa al modello sociale dominante, così rischioso e foriero di disastri. La prima è un’indicazione che parla ai servizi sociali e sanitari dei territori: andare verso la piazza, uscire ad incontrare le persone, essere prossimi ai bisogni lì dove questi maturano e si esprimono, nella città. Questa idea di “servizi in uscita” risponde al ruolo “politico” e al mandato democratico del lavoro sociale, che andrebbe decisamente rivalorizzato. C’è un mondo oltre le scrivanie degli assistenti sociali e fuori dagli uffici dei medici: un mondo che va accolto e ascoltato e reso protagonista.
È poi, a ben vedere, proprio nella piazza che il diritto al lavoro e il diritto alla salute mentale si incontrano. Perché è nelle piazze che si genera cittadinanza e “la cittadinanza è terapeutica”!
Essere cittadini, infatti, è essere parte della polis, sentirsi partecipi di un destino comune, oltre gli individualismi; e, nel contempo, poter esercitare il diritto ad avere diritti. L’aver abbandonato le piazze, abdicando per decenni al conflitto sociale democratico, ha comportato l’attuale disfacimento di diritti, che riguarda sia l’attacco generalizzato al mondo del lavoro, sia i tagli ai servizi sociali e sanitari. È, d’altro canto, proprio riprendendo a frequentare le piazze, politicizzando bisogni e desideri, che si può invertire la rotta. ☺
