Centro o parte dell’universo?
4 Novembre 2025
laFonteTV (4014 articles)
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Centro o parte dell’universo?

La storia dell’evoluzione ha sempre affascinato l’uomo e le domande che ne scaturiscono ci accompagnano per tutta la vita, ora lasciandole in sospeso, ora riprendendole per aggiungere qualche ipotetica certezza, per poi lasciarle ancora sospese nel timore di un ignoto avverso. Si sente spesso pronunciare: “prima l’uomo e poi il resto”; oppure “prima le ragioni economiche ed il benessere umano e poi la tutela dell’ambiente”; e ancora “America first…”.
Troppi politici hanno preso alla lettera quanto scritto nella Genesi: “Faccia- mo l’uomo… e domini sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra…”, ma credo che Papa Francesco nella sua enciclica Laudato si’, illumini quel messaggio, dandogli un significato etico-eco- logico: “l’uomo come custode e servitore del creato”.
L’essere umano non è un’entità separata dalla natura, bensì il risultato di una lunga storia di ibridazioni, adattamenti e relazioni. L’uomo è, in fondo, un animale che ha imparato a pensare, costruire, scegliere: per questo oggi deve interrogarsi sul proprio posto nel mondo e sull’onere che gli deriva dalla sua unicità. L’uomo è l’unico animale che sa di dover morire; è una consapevolezza che lo rende superiore, ma anche responsabile di chi responsabile non può essere di sé stesso e del resto del creato.
Un viaggio evolutivo iniziato 2/2,5 milioni di anni fa con l’Homo Erectus, proseguito nel tempo con altre specie sino ad arrivare 600.000 anni fa agli Homo europei provenienti dall’Africa: gli Heidelbergensis, i Neanderthal ed ancora i Denisovani in Asia. Tutte specie diverse, di un unico ceppo, con capacità di interagire e di trovare spazio per mescolarsi tra loro sino alla comparsa degli Homo Sapiens risalenti a circa 250.000/300.000 anni fa. È così tutto incatenato, che persino nella storia recente del Covid, così come dai risultati pubblicati da iScience, si è potuto accertare che alcune popolazioni avessero un aplotipo a rischio (gruppo di variazioni di geni in eredità) ereditato dall’incrocio tra l’Homo Sapiens e gli Homo Neanderthal: chi lo possedeva aveva più possibilità di ammalarsi gravemente.
L’evoluzione umana, quindi, non è una marcia lineare verso il progresso, ma una rete di incontri, migrazioni e scambi genetici. La sopravvivenza della nostra specie è dipesa dalla capacità di adattarsi a climi mutevoli, di cooperare e di innovare. I cambiamenti ambientali, come quello studiato e documento con pubblicazioni su Science e citato nel saggio Dove comincia l’uomo, avvenuto tra i 930.000 ed 813.000 anni fa, lasciò in vita solo 1.280 individui homo. Una selezione naturale che ci ha portato ad essere una specie curiosa, empatica e tecnologica, ma anche fragile e dipendente dal proprio ecosistema.
Siamo passati dallo sviluppo dei suoni, ai segni, ai gesti e poi alla costruzione di utensili per estendere e per potenziare le nostre capacità. Oggi abbiamo altre estensioni, come gli smartphone e l’intelligenza artificiale, anch’-essi prolungamenti del nostro corpo e del nostro pensiero. L’evoluzione oggi non è solo biologica, ma soprattutto tecnologica, con un rapporto sempre più interdipendente tra corpo, mente, ambiente e tecnologia stessa. Nel saggio L’-algoritmo bipede si narra questa estensione delle nostre capacità e delle competenze, oggi con minori distinzioni tra ciò che viene tipicamente considerato umano, avvicinando la tecnologia sin sotto la nostra pelle e supportando processi mentali che prima assolvevamo in autonomia. In questo senso la tecnologia è diventata parte dell’indole umana, ma nello stesso tempo componente che può anche allontanarci da essa. Insomma, la condizione umana, con la propria singolarità ed unicità, ha bisogno di ridefinirsi riconoscendo che ormai la definizione “umano” è legata al divenire, non all’essere.
Senza entrar nel merito della necessità di una teoria ontologica dovuta al cambiamento tecnologico, dovremmo cercare di comprendere non tanto i nostri confini umani, quanto delineare l’estensione delle nostre possibilità di cambiamento. Per tutto questo, sarebbe bene tener presente che, se l’uomo è parte dell’ universo, dovrebbe riconoscere questo legame non solo in termini evolutivi, ma anche morali.
Al contrario, la visione antropocentrica è una costruzione culturale che ha giustificato lo sfruttamento. Abbiamo domesticato gli animali, inizialmente per un vantaggio reciproco, ma con il tempo lo abbiamo convertito a nostro favore, allietando le nostre giornate o ancor peggio sfruttandoli come risorse. Gli allevamenti intensivi sono cresciuti a dismisura, tanto che, dati forniti dalla FAO riferiti al 2022, riportati nel saggio Considera gli animali, in un anno sono stati macellati nel mondo oltre 75 miliardi di polli, 3 miliardi di anatre, 1,5 miliardi di suini. Basterebbe riflettere sul costo calorie: per una bistecca di bovino macellato, quanto mangime ha assunto per tutta la vita quel bovino? Stime mediamente approssimate (diverse per specie macellata, mangime usato, tipo di allevamento) ci dicono che il rapporto è 1 a 10; oltre a ciò, cosa ha significato quella bistecca in termini di deforestazione, occupazione del suolo, coltivazione, consumo dell’acqua? Abbattere foreste per produrre mangime per allevamento (o in generale per qualsiasi altro scopo) significa lasciare libera nell’atmosfera una grande quantità di CO₂ che prima invece veniva catturata; oltre a questo impatto indiretto, va aggiunto l’apporto diretto inquinante dell’allevamento stesso. Quindi, queste sono tutte pratiche che oggi minacciano sia il benessere animale/vegetale, che l’equilibrio ecologico del pianeta e di conseguenza anche la nostra esistenza.
La logica conseguenza è riconoscere di far parte di un percorso collettivo e costruire un futuro sostenibile e consapevole. L’uomo, che ha imparato a pensare e a trasformare il mondo, si trova oggi davanti a un bivio: proseguire un’evoluzione cieca che produce, consuma e distrugge, oppure virare verso una nuova fase, in cui cultura e scienza diventano strumenti di equilibrio e rispetto di tutto l’ecosistema.
La consapevolezza delle nostre origini, del legame con gli altri esseri viventi e del potere delle nostre invenzioni, può guidarci verso un modo diverso di “essere umani”: non dominatori del pianeta, ma parte consapevole della sua complessità vivente.☺

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