Ci riprovano
8 Gennaio 2018
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Ci riprovano

Non si sono tolti dalle palle, i due. Il gatto e il gatto, continuano imperterriti ad armare le truppe, in verità sempre meno numerose, anche perché, se Ruta non torna al Senato, rischia di tornare a scuola, a fare il professore, che pure è un bel mestiere anche se poco redditizio, e se a Leva non scattano gli effetti perversi che il Rosatellum può produrre, quasi certamente tornerà a frequentare il foro. Ma ritorniamo per un attimo ai momenti frenetici di quel dicembre 2012, quando per aver un incontro col segretario del PD regionale bisognava fare la fila, specialmente se l’interlocutore era mancino. Per perorare la causa delle primarie, insieme al portavoce di “Libertà e Giustizia”, esponemmo al segretario Leva le ragioni, per niente peregrine, per indirle e consentire così al popolo della sinistra di scegliersi il candidato presidente. Molto cortesemente ci venne spiegato che oltre al poco tempo a disposizione, la strada da noi proposta avrebbe minato il percorso faticosamente messo in piedi per allargare l’area del centrosinistra e poi, onestamente, aggiungere una scheda a quella già pronta per le parlamentarie sarebbe stato praticamente impossibile.

Qualche tempo dopo capimmo che “Rialzati Molise”, il partito del cognato di Patriciello, aveva accettato di far parte dell’alleanza di centro-sinistra a condizione che il candidato presidente fosse Frattura e nessun altro. Risulta alquanto singolare che oggi chi quella alleanza l’ha così faticosamente costruita si lamenti del fatto che Frattura sia stato sensibile al richiamo della foresta. Le elezioni le stravinse il centrosinistra dopo una campagna elettorale, falsa nei contenuti e grottesca nella forma. I 2.0, dopo una serie infinita di insuccessi tornavano finalmente a vincere, senza tuttavia convincere. Infatti, non durò molto la luna di miele.

Già ai primi di maggio del 2013 gli accordi preelettorali di Ruta, Leva e Frattura iniziarono a vacillare. I primi sintomi prodotti da quell’accordo di potere fine a se stesso si manifestano con l’elezione del presidente del consiglio regionale. Con la mancata elezione di Cotugno alla presidenza del consiglio si ha l’impressione che agli accordi si fosse giunti su tavoli separati: uno tra Frattura e “Rialzati Molise” e uno tra Leva e Ruta e l’UDEUR di Vincenzo Niro. È un classico, ogni volta che il centrosinistra vince le elezioni regionali, il candidato in pectore alla presidenza del consiglio viene regolarmente trombato. Successe lo stesso con il prefetto Palmieri, nel 2000. Un uno due micidiale, difficile da assorbire anche da pugili navigati. Oltre alla giunta, scelta sempre dai 2.0, Frattura dovette subire anche quella di Niro alla presidenza del consiglio regionale; tuttavia, a freddo, tentò di limitare i danni distribuendo un po’ di deleghe, una sorta di attestato di merito, utili alle giovani marmotte per fare esperienza e al governatore per avere qualche amico in più nel consiglio; incassò il colpo con disinvoltura, ma da quel giorno chiuse la guardia.

Intanto a Roma, la mancata vittoria di Bersani, la congiura contro Prodi, la nomina di Epifani a segretario del PD e l’amicizia con Nico Stumpo, consentono all’enfant prodige di Fornelli, di ricoprire il ruolo che fu di Violante: finalmente un molisano tra i big della politica nazionale. La pensava così anche il nostro governatore il quale nell’occasione si esprimeva così: “Davvero nostro, il piacere, vero e sentito, per la nomina dell’onorevole Danilo Leva a responsabile nazionale Giustizia del Partito democratico. Siamo contenti che Guglielmo Epifani abbia individuato nel nostro segretario la persona giusta, capace e competente, per un incarico importantissimo, già rivestito dal ministro Orlando. Con l’onorevole Leva tutto il Molise vola alto”. Purtroppo la bella stagione finì prima del previsto, i continui attacchi alle dichiarazioni sulle riforme della Giustizia, ritenute quasi sempre incongrue dai giornalisti del Fatto Quotidiano, oltre che da altri autorevoli commentatori politici e la nascita del partito dell’acca aspirata, riportano Leva, che ha uno spiccato accento alto molisano, a rivestire il ruolo del peones.

Per Ruta le cose non vanno meglio da quando Renzi ha deciso di rottamare un po’ di gente importante e tra questi anche l’ex ministro Fioroni che per il senatore è sempre stato un’ancora di salvezza. I due orfanelli tuttavia non si abbandonano alla disperazione, devono assolutamente risalire la china: riconquistare il partito regionale è il loro primo obiettivo; nulla possono contro un Renzi al quaranta per cento dei consensi, ma asfaltare la segretaria del PD, renziana della prima ora, e Frattura, fragile in consiglio regionale senza l’appoggio di tutto il PD, ai due appare impresa possibile. Fare “ammuina” nel partito, per Ruta e Leva è un gioco da ragazzi; lisciare il pelo ai movimenti che protestano per le scelte fatte dal governatore in merito alla riorganizzazione sanitaria, diventa addirittura la grande occasione per recuperare credibilità in quella parte della sinistra che ancora crede allo storytelling sulla Cattolica e sul Neuromed quale causa della pessima offerta sanitaria molisana. Lo scontro tra sanità pubblica e privata non ha nulla a che vedere con la tragedia che i cittadini molisani vivono quando hanno bisogno di cure sanitarie; ha invece molto a che fare con le prossime elezioni regionali e nazionali. In realtà, si tenta di nobilitare lo scontro strumentalizzando i princìpi che sono alla base del sistema sanitario nazionale, ma in realtà si tratta solo di lauti stipendi.☺

 

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