Clienti passivi
“Ricorda che quando agisci online è come se lo facessi su un palcoscenico davanti a una platea gremita (e non universalmente bendisposta verso di te)”: questo l’ antidoto n. 1 suggerito da Vera Gheno, sociolinguista, nel suo saggio intitolato L’antidoto. Una raccomandazione, la sua, che credo debba essere accolta da ogni persona – la maggioranza, ormai – che si serve della tecnologia digitale.
Al suddetto ambito appartiene uno dei termini inglesi più noto e di facile comprensione, vale a dire follower. Mai come nelle ultime settimane – anche a causa di alcuni episodi di cronaca – questa parola è stata oggetto di riflessioni, critiche, polemiche; sempre più dibattiti accesi e campagne mediatiche ne hanno messo in evidenza gli aspetti e le funzioni nella nostra vita quotidiana.
Ma chiediamoci, parafrasando Alessandro Manzoni: “Follower! Chi è costui?”. Con il rispetto dovuto al grande scrittore è necessario precisare che la domanda corretta dovrebbe includere anche il femminile (“chi è costei?”) in quanto l’inglese – a differenza della nostra lingua – possiede vocaboli inclusivi, neutri, adatti per i due generi. Per prima cosa tornerei a Vera Gheno, che si occupa di comunicazione soprattutto in Rete, la quale, scrivendo di una sua esperienza personale ci fa sapere che i suoi profili social risultavano avere “alcune decine di migliaia di follower, o meglio seguitori, mutuando una vecchia parola dell’italiano, usata anche da Boccaccio”.
Follower, sostantivo inglese derivato dal verbo follow – che traduce l’italiano ‘seguire’ – è il vocabolo scelto dalla Rete per indicare tutti coloro che, su qualsiasi piattaforma digitale, si interessano a persone, temi, discussioni e di conseguenza, con una certa frequenza e dedizione, interagiscono, commentano ciò che viene proposto. Poiché tale atteggiamento, talvolta occasionale, ma più frequentemente viene prolungato nel tempo divenendo consuetudine, costoro compiono la seguente azione, vale a dire ‘seguono’ quegli utenti o siti web di loro gradimento.
Si tratta di seguitori – secondo l’interpretazione della professoressa Gheno – ed è interessante fermarsi per qualche riflessione. Un/una follower di una piattaforma virtuale è innanzitutto un/una curioso/a, che ammira, apprezza nel migliore dei casi o al contrario detesta e critica, quando non è d’accordo, ciò che viene scritto, pubblicato, presentato su un social network; fin dalla nascita delle piattaforme social è stata offerta l’opportunità di esprimere un parere, sottolineare, condividere un’opinione oppure contestarla. Alle origini esse venivano identificate con l’espressione ‘piazze virtuali’ a cui veniva affidato – anche convintamente – il compito di permettere dialogo e discussione: in sintesi uno strumento democratico di crescita sia sociale che culturale.
Forse quasi nessuno si riconoscerebbe in questa definizione dei social net- work, ma chi – per età – ha assistito alla nascita di uno di essi (Twitter ora divenuto X) ricorderà certamente il vincolo dei 140 caratteri da utilizzare per comporre il messaggio, poche immagini o video, semplicemente un forum di discussione intorno all’attualità ed altri argomenti di varia natura. Questa piattaforma ha dato il via alla denominazione di follower per indicare chi prendeva parte attiva ai dibattiti oppure segnalava il gradimento positivo o negativo circa un determinato tema o argomentazione presentata.
Le piattaforme digitali odierne, a cui si accede in qualità di follower, risultano essere visitate da milioni di utenti ed il loro numero riflette un atteggiamento tipico del nostro tempo: ci si interessa di molte cose ma solo apparentemente, di sfuggita, per il gusto di soddisfare la morbosa curiosità che prende ciascuno di noi, sia per reale interesse o convinzione, sia per ammazzare la noia in alcuni momenti della giornata. Ed in ciò siamo agevolati dal fatto che le odierne ‘piazze virtuali’ non necessariamente si limitano a trattare temi astratti: un comportamento, una iniziativa, una moda con annesse immagini o filmati – troppi, ad essere sinceri! -, un problema di secondaria importanza e per nulla stimolante, tutto diviene oggetto del giudizio e della reazione dei follower, il che non implica forzatamente conformità alle idee, alla filosofia di vita di un personaggio pubblico o di un gruppo di discussione.
Seguendo il suggerimento di Vera Gheno follower non corrisponde a ‘seguace’, poiché quest’ultimo termine presuppone l’adesione di una persona ad un movimento, una ideologia, una fede; inoltre seguace è colui o colei che professa un credo, che prende in carico in prima persona un obiettivo ed imposta le proprie scelte di vita in base ad esso.
La società contemporanea sembra esprimersi esclusivamente attraverso le piattaforme digitali dove predominano scarsa convinzione, scetticismo misto a disprezzo, mascheramenti ed insulti. In Rete il mondo diventa semplicemente una vetrina nella quale scorrono velocemente persone, cose, forse idee, che però passano con la stessa rapidità con cui sono mostrate: Tomaso Montanari ci ricorda che “ciò che per secoli è stato lo spazio pubblico in cui siamo diventati cittadini oggi ci rende clienti passivi, consumatori acritici, spettatori indifferenti” (Cas- sandra è ancora muta), appunto follower!☺
