Il 2010 sarà l'anno dell'inclusione sociale e della lotta alla povertà. Si dovranno discutere temi importanti come il welfare, la scuola, la formazione ed il mercato del lavoro. Il sostegno pubblico dovrà mirare a promuovere l'autonomia individuale ed espandere le opportunità e le dinamiche di ricambio sociale. Ma a me pare che i percorsi intrapresi non vadano nella giusta direzione.
La scuola pubblica, la qualità della formazione e l'indirizzo al lavoro ed alle professioni saranno il fondamento di qualunque prospettiva futura. Di fatto si impoverisce la scuola pubblica in favore di quella privata, limitando le opportunità e divaricando sempre più le classi sociali. Si promuove la concorrenza di mercato su energia, telecomunicazioni, gas, trasporti, ma senza una vera tutela dello Stato italiano, il cittadino non può godere né di una quantità né di una qualità migliore dei servizi e neppure di una sensibile riduzione dei prezzi.
Eliminate del tutto le barriere del mercato, il sistema produttivo del nostro paese non può più proteggersi in alcun modo per salvaguardare le imprese oneste dai rischi della contraffazione e della delocalizzazione. Tanto basta una etichetta made in Italy a mascherare ogni inganno, alla faccia del protocollo di Kyoto. Ma guai a promuovere leggi severe per proteggere, ad esempio, la filiera dei prodotti tessili nazionali o di qualsiasi altro settore e di conseguenza le migliaia di imprese collegate.
Stiamo mandando all'estero i nostri ricercatori, formati in Italia e li lasciamo andar via a beneficio del paese ospitante, mentre persiste l'incertezza nell'affidare alla ricerca un ruolo essenziale nella strategia di sviluppo del Paese, vera fonte di ricchezza e di gratificazione per le nuove scoperte e di grande incoraggiamento alle giovani generazioni.
Il popolo non è assente, ma non ha più la forza di reagire. Proprio perché è diventata difficile la quotidianità e la paura di perdere il lavoro dilaga. La politica ci ha disarmati completamente, guidata com'è da una rete perversa di strani poteri che non si fanno scrupolo ad esporci al rischio di centrali nucleari o di disastri ambientali frutto dell'opera scellerata della corruzione. Si cementifica con variazioni di destinazione d'uso e si autorizzano edificazioni anche in aree a rischio geologico. Le gare d'appalto al massimo ribasso hanno generato una edilizia pubblica che oggi rivela la mappa delle strutture scolastiche un mucchio di cemento che troppo spesso ha messo a repentaglio la vita di tante persone e delle giovani generazioni. Eppure i costi e i privilegi della politica non si sono ridimensionati, mentre si tagliano risorse alla sanità ed alla scuola, capisaldi importanti della serenità individuale nel nostro Paese.
Tutto questo e molto altro ancora è ciò che vorremmo discutere insieme ai nostri burattinai, perché siamo stufi, non vogliamo restare a guardare il crollo di un paese operoso come l'Italia, ricco di storia, di cultura e di inventiva come pochi altri al mondo. Se faremo emergere la cultura del lavoro come espressione della dignità umana ad ogni livello, potremo vivere in pace e non saremo soggetti a discriminazioni di alcun genere. Ognuno potrà soddisfare le necessità della propria famiglia lasciandosi lo spazio per ritrovare le proprie radici, il proprio spirito.
Oggi nel nostro Paese lo scudo fiscale classifica i piccoli imprenditori come degli sciocchi portatori d'acqua che, poverini, le tasse le pagano, non già fertili spighe di grano in un campo pieno di promesse. “L'imprenditorialità prima di avere un significato professionale ne ha uno umano”- diceva Giovanni Paolo II nell'enciclica Centesimus annus – Ad ognuno va offerta la possibilità di dare il proprio apporto in modo che egli stesso sappia lavorare in proprio”. Ma i monopoli economici nel nostro Paese hanno vanificato questo concetto ed hanno favorito la cementificazione selvaggia e la mercificazione della vita.
Non fermeremo la globalizzazione, ma per salvarci dovremo orientarla verso l'umanità favorendo relazionalità, comunione e condivisione. Solo allora si rianimerà la passione civile. ☺
giuliadambrosio@hotmail.it
Il 2010 sarà l'anno dell'inclusione sociale e della lotta alla povertà. Si dovranno discutere temi importanti come il welfare, la scuola, la formazione ed il mercato del lavoro. Il sostegno pubblico dovrà mirare a promuovere l'autonomia individuale ed espandere le opportunità e le dinamiche di ricambio sociale. Ma a me pare che i percorsi intrapresi non vadano nella giusta direzione.
La scuola pubblica, la qualità della formazione e l'indirizzo al lavoro ed alle professioni saranno il fondamento di qualunque prospettiva futura. Di fatto si impoverisce la scuola pubblica in favore di quella privata, limitando le opportunità e divaricando sempre più le classi sociali. Si promuove la concorrenza di mercato su energia, telecomunicazioni, gas, trasporti, ma senza una vera tutela dello Stato italiano, il cittadino non può godere né di una quantità né di una qualità migliore dei servizi e neppure di una sensibile riduzione dei prezzi.
Eliminate del tutto le barriere del mercato, il sistema produttivo del nostro paese non può più proteggersi in alcun modo per salvaguardare le imprese oneste dai rischi della contraffazione e della delocalizzazione. Tanto basta una etichetta made in Italy a mascherare ogni inganno, alla faccia del protocollo di Kyoto. Ma guai a promuovere leggi severe per proteggere, ad esempio, la filiera dei prodotti tessili nazionali o di qualsiasi altro settore e di conseguenza le migliaia di imprese collegate.
Stiamo mandando all'estero i nostri ricercatori, formati in Italia e li lasciamo andar via a beneficio del paese ospitante, mentre persiste l'incertezza nell'affidare alla ricerca un ruolo essenziale nella strategia di sviluppo del Paese, vera fonte di ricchezza e di gratificazione per le nuove scoperte e di grande incoraggiamento alle giovani generazioni.
Il popolo non è assente, ma non ha più la forza di reagire. Proprio perché è diventata difficile la quotidianità e la paura di perdere il lavoro dilaga. La politica ci ha disarmati completamente, guidata com'è da una rete perversa di strani poteri che non si fanno scrupolo ad esporci al rischio di centrali nucleari o di disastri ambientali frutto dell'opera scellerata della corruzione. Si cementifica con variazioni di destinazione d'uso e si autorizzano edificazioni anche in aree a rischio geologico. Le gare d'appalto al massimo ribasso hanno generato una edilizia pubblica che oggi rivela la mappa delle strutture scolastiche un mucchio di cemento che troppo spesso ha messo a repentaglio la vita di tante persone e delle giovani generazioni. Eppure i costi e i privilegi della politica non si sono ridimensionati, mentre si tagliano risorse alla sanità ed alla scuola, capisaldi importanti della serenità individuale nel nostro Paese.
Tutto questo e molto altro ancora è ciò che vorremmo discutere insieme ai nostri burattinai, perché siamo stufi, non vogliamo restare a guardare il crollo di un paese operoso come l'Italia, ricco di storia, di cultura e di inventiva come pochi altri al mondo. Se faremo emergere la cultura del lavoro come espressione della dignità umana ad ogni livello, potremo vivere in pace e non saremo soggetti a discriminazioni di alcun genere. Ognuno potrà soddisfare le necessità della propria famiglia lasciandosi lo spazio per ritrovare le proprie radici, il proprio spirito.
Oggi nel nostro Paese lo scudo fiscale classifica i piccoli imprenditori come degli sciocchi portatori d'acqua che, poverini, le tasse le pagano, non già fertili spighe di grano in un campo pieno di promesse. “L'imprenditorialità prima di avere un significato professionale ne ha uno umano”- diceva Giovanni Paolo II nell'enciclica Centesimus annus – Ad ognuno va offerta la possibilità di dare il proprio apporto in modo che egli stesso sappia lavorare in proprio”. Ma i monopoli economici nel nostro Paese hanno vanificato questo concetto ed hanno favorito la cementificazione selvaggia e la mercificazione della vita.
Non fermeremo la globalizzazione, ma per salvarci dovremo orientarla verso l'umanità favorendo relazionalità, comunione e condivisione. Solo allora si rianimerà la passione civile. ☺
Il 2010 sarà l'anno dell'inclusione sociale e della lotta alla povertà. Si dovranno discutere temi importanti come il welfare, la scuola, la formazione ed il mercato del lavoro. Il sostegno pubblico dovrà mirare a promuovere l'autonomia individuale ed espandere le opportunità e le dinamiche di ricambio sociale. Ma a me pare che i percorsi intrapresi non vadano nella giusta direzione.
La scuola pubblica, la qualità della formazione e l'indirizzo al lavoro ed alle professioni saranno il fondamento di qualunque prospettiva futura. Di fatto si impoverisce la scuola pubblica in favore di quella privata, limitando le opportunità e divaricando sempre più le classi sociali. Si promuove la concorrenza di mercato su energia, telecomunicazioni, gas, trasporti, ma senza una vera tutela dello Stato italiano, il cittadino non può godere né di una quantità né di una qualità migliore dei servizi e neppure di una sensibile riduzione dei prezzi.
Eliminate del tutto le barriere del mercato, il sistema produttivo del nostro paese non può più proteggersi in alcun modo per salvaguardare le imprese oneste dai rischi della contraffazione e della delocalizzazione. Tanto basta una etichetta made in Italy a mascherare ogni inganno, alla faccia del protocollo di Kyoto. Ma guai a promuovere leggi severe per proteggere, ad esempio, la filiera dei prodotti tessili nazionali o di qualsiasi altro settore e di conseguenza le migliaia di imprese collegate.
Stiamo mandando all'estero i nostri ricercatori, formati in Italia e li lasciamo andar via a beneficio del paese ospitante, mentre persiste l'incertezza nell'affidare alla ricerca un ruolo essenziale nella strategia di sviluppo del Paese, vera fonte di ricchezza e di gratificazione per le nuove scoperte e di grande incoraggiamento alle giovani generazioni.
Il popolo non è assente, ma non ha più la forza di reagire. Proprio perché è diventata difficile la quotidianità e la paura di perdere il lavoro dilaga. La politica ci ha disarmati completamente, guidata com'è da una rete perversa di strani poteri che non si fanno scrupolo ad esporci al rischio di centrali nucleari o di disastri ambientali frutto dell'opera scellerata della corruzione. Si cementifica con variazioni di destinazione d'uso e si autorizzano edificazioni anche in aree a rischio geologico. Le gare d'appalto al massimo ribasso hanno generato una edilizia pubblica che oggi rivela la mappa delle strutture scolastiche un mucchio di cemento che troppo spesso ha messo a repentaglio la vita di tante persone e delle giovani generazioni. Eppure i costi e i privilegi della politica non si sono ridimensionati, mentre si tagliano risorse alla sanità ed alla scuola, capisaldi importanti della serenità individuale nel nostro Paese.
Tutto questo e molto altro ancora è ciò che vorremmo discutere insieme ai nostri burattinai, perché siamo stufi, non vogliamo restare a guardare il crollo di un paese operoso come l'Italia, ricco di storia, di cultura e di inventiva come pochi altri al mondo. Se faremo emergere la cultura del lavoro come espressione della dignità umana ad ogni livello, potremo vivere in pace e non saremo soggetti a discriminazioni di alcun genere. Ognuno potrà soddisfare le necessità della propria famiglia lasciandosi lo spazio per ritrovare le proprie radici, il proprio spirito.
Oggi nel nostro Paese lo scudo fiscale classifica i piccoli imprenditori come degli sciocchi portatori d'acqua che, poverini, le tasse le pagano, non già fertili spighe di grano in un campo pieno di promesse. “L'imprenditorialità prima di avere un significato professionale ne ha uno umano”- diceva Giovanni Paolo II nell'enciclica Centesimus annus – Ad ognuno va offerta la possibilità di dare il proprio apporto in modo che egli stesso sappia lavorare in proprio”. Ma i monopoli economici nel nostro Paese hanno vanificato questo concetto ed hanno favorito la cementificazione selvaggia e la mercificazione della vita.
Non fermeremo la globalizzazione, ma per salvarci dovremo orientarla verso l'umanità favorendo relazionalità, comunione e condivisione. Solo allora si rianimerà la passione civile. ☺
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