Contro la criminalità
1 Novembre 2024
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Contro la criminalità

“La ‘Buona Terra’ è metafora di quello che la nostra terra può diventare e che sta iniziando a diventare, una terra dove le persone si incontrano, collaborano e si liberano”. Parla così Gianni Solino, autore del libro La Buona Terra. Storie dalle terre di don Peppe Diana (La Meridiana), non nuovo ma ancora attualissimo e stimolante, poiché presenta racconti di volti ed esperienze di riscatto dell’antimafia sociale campana e si può considerare una potente testimonianza di legalità, sotto varie forme, e una potente iniezione di fiducia nel bene, in territori notoriamente difficili. “Una biblioteca in un posto che non conosce biblioteche è un fatto. Una cooperativa che dà opportunità di lavoro su un bene confiscato è un fatto. Servono fatti, non più parole”.
Le Terre di don Peppe (ucciso il 19 marzo del 1994, a Casal di Principe, nella sacrestia della sua parrocchia, perché “sfila- va” i giovani dalle grinfie della Camorra), come scrive l’editore nell’introduzione del libro, “sono i luoghi in cui il volontariato organizzato e le scelte quotidiane dei singoli cercano, sperimentano e riorganizzano opportunità di lavoro diverse da quelle offerte dalla criminalità”. “Ci sono molte storie che testimoniano la resistenza del tessuto di economia sociale che nasce e che dà lavoro” prosegue Solino “ci sono molte esperienze umane che entrano e molte altre che devono ancora entrare in rete e che chiamiamo “Terre di don Peppe”. Esperienze belle che non vengono raccontate e a cui spesso si stenta a credere. Storie, testimonianze, persone che dimostrano che la scomparsa della camorra è a portata di mano”. Ed è così che l’autore racconta alcune delle molte vicende di riscatto e di aggregazione narrate nel libro e che hanno trovato spazio e accoglienza sui beni e sui terreni confiscati. Racconta l’esperienza della cooperativa sociale Agropoli che, a San Cipriano d’Aversa, ha sperimentato – non senza difficoltà, ma con entusiasmo da vendere – la convivenza a scopo riabilitativo di ragazzi affetti da disabilità mentale, la gestione del ristorante NCO (Nuova Cucina Organizzata), e i loro progetti di agricoltura sociale.
Racconta la storia di Jerry Masslo, rifugiato sudafricano scappato nell’89 dal proprio paese perché vittima dell’apartheid e ucciso a Villa Literno da una banda di criminali in seguito a una rapina “perché quei fessi (i neri) non ti possono nemmeno denunciare”. A partire dalla storia di Jerry, Solino ricostruisce il percorso in cui la ribellione si è fatta memoria e aiuto fattivo, dando vita all’omonima associazione che ad oggi ha trovato uno spazio proprio all’interno del centro d’accoglienza “Fernandes”, lungo la Domitiana, a Castelvolturno, e che lavora a sostegno di persone tenute ai margini come immigrati, tossicodipendenti, prostitute. Nelle sue pagine fitte fitte, Solino racconta volti di persone, storie, esperienze umane che entrano in relazione a partire da opportunità vere, reali ed alternative al sistema criminale che oggi danno lavoro a oltre un centinaio di ragazzi in una realtà in cui il controllo del territorio da parte della camorra è ancora molto forte. Pagine che hanno i volti indimenticabili di Antonio e Fortuna, di Peppe Pagano, degli scout che scelgono un’estate diversa sui campi di ‘Libera Terra’, degli amici che hanno lottato contro il “disagio psichico” a colpi di rapporti umani, di opportunità di lavoro e di riscatto della propria dignità, grazie al coraggio rivoluzionario della “legge Basaglia”.
Pagine che – insieme a quelle speculari del precedente lavoro dell’autore, Ragazzi della terra di nessuno – vanno dritte al cuore dei giovani, parlano a loro e si prestano bene ad un percorso didattico di educazione alla legalità, in cui i ragazzi – a partire da un approccio ludico alle regole, alla Costituzione e a vissuti personali di microcriminalità quotidiana, come il bullismo – si avvicinano alla camorra, alle mafie, da una prospettiva di fiducia e di speranza, di ribellione e di riscatto. Le esperienze di visite guidate – che prevedono anche un incontro con l’autore stesso – sui terreni confiscati, si stanno d’altronde moltiplicando e offrono ai ragazzi testimonianze vive, esperienze concrete. Fatti.
A Solino piace parlare di fatti, non di parole. Anche a noi piace parlare e insegnare così.☺

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