Contro l’omofobia
10 Giugno 2023
laFonteTV (4253 articles)
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Contro l’omofobia

A che punto siamo con i diritti della comunità Lgbtq+? Ce lo siamo chiesti ad inizio maggio nel corso di un incontro organizzato nella sala consiliare di Termoli. E immagino, con preoccupazione, che questa domanda ci si porrà davanti per molto tempo ancora viste le politiche – che non vedranno mai la luce nella direzione della salvaguardia dei diritti civili – che il centrodestra incarna nel proprio DNA.
Cosa fare perché i diritti siano davvero universali e non mere enunciazioni di principio, perché le azioni individuali, collettive e politiche perseguano lo stesso obiettivo di uguaglianza, parlino di conoscenza e solidarietà? Seguo – da sempre, con molta attenzione e con l’impegno personale e anche istituzionale – le attività della comunità arcobaleno. Attività che esprimono bisogni ai quali troppo spesso non si presta ascolto e ai quali il governo Meloni risponde con politiche che non sono affatto in linea con la storia che il mondo ci consegna.
Il centrodestra non ascolta e quando lo fa risponde con i no, abbandonando nell’indifferenza migliaia di persone che hanno diritti sacrosanti, gli stessi che sono scritti nella nostra Costituzione. Perché i diritti della comunità Lgbtq+ sono il termometro dei diritti umani e oggi, in Italia, fanno segnare temperature preoccupanti.
Fatta eccezione per la legge sul cambio di sesso e quella sulle unioni civili, restano al palo ancora troppe questioni fondamentali. Che vengono a galla di continuo pro-prio perché sono questioni non risolte. Storie vere, che parlano di vite sospese di bambine e bambini, di famiglie che non hanno pari accesso ai servizi, che incontrano ostacoli banali ma insormontabili, che sono cancellate come se non esistessero. Mentre, nella vita vera, i diritti camminano speditamente, hanno un’altra velocità di marcia nelle azioni che ogni cittadino (anche se ancora non tutti, purtroppo) pone in essere: perché i vicini di banco a scuola, i vicini di casa nel quartiere, i colleghi di lavoro, i negozianti ai quali ci si rivolge ogni giorno, non avvertono – e per fortuna – queste differenze insormontabili che lo Stato, che dovrebbe tutelare tutti senza distinzioni, invece erge come muri. E che invece di abbattere contribuisce ad innalzare.
La società cammina, i diritti si fanno largo ma lo Stato tira il freno a mano. Troppi i vuoti normativi, gli equivoci che spesso ne derivano, le lacune che tardano a colmarsi, che non tengono conto del diverso cambio di passo imposto da una consapevolezza maggiore che i cittadini hanno conquistato.
Alcuni esempi concreti. La legge sulle unioni civili che non rispetta ancora oggi il principio di piena eguaglianza nell’accesso al matrimonio e alle tutele accordate dal diritto di famiglia. La piena equiparazione di tutte le famiglie attraverso il riconoscimento della responsabilità genitoriale alla nascita. La riforma della legge sulle adozioni, aperte anche alle coppie conviventi e ai single, indipendentemente dal loro orientamento sessuale.
Quanta felicità sottratta con colpa ai tanti bambini che aspettano una famiglia che li ami, ai quali non importa se c’è un papà o se ce ne sono due, se la mamma non ha un compagno o una compagna. Chiedono amore, accoglienza, un cuore che batta per loro. Ricevono disinteresse, politiche retrograde e incastonate in un passato cancellato dagli eventi, dai cambiamenti della società. Quante famiglie monogenitoriali, magari per effetto anche di separazioni, affrontano la quotidianità con fatica, sacrifici ma con quell’amore che consente ai figli di vivere con serenità anche se in casa i pantaloni li porta la mamma, che spesso è anche il papà?
Cosa c’è di diverso in quello che viene etichettato come diverso? C’è quella subcultura radicata e difficile da estirpare, che ancora inquina i rapporti civili tra le persone, che alimenta dolore e discriminazioni, che non accoglie ma isola.
Nel 2020, con i colleghi di opposizione, abbiamo depositato una proposta di legge contro le discriminazioni e le violenze di cui sono vittime, ancora oggi, le comunità Lgbtq+. Ovviamente ferma nel cassetto di tutto quello che non hanno fatto il governo e la maggioranza di centrodestra. Sono riuscita, almeno, ad infrangere un tabù – grazie ad un emendamento che ho presentato alla legge di stabilità dello scorso anno e che è stato fortunatamente recepito dal Consiglio regionale – consentendo che anche la comunità Lgbtq+ abbia, come è giusto che sia, una rappresentanza all’interno della Commissione regionale delle pari opportunità attraverso la presenza delle associazioni di tutela. Un piccolo, grande risultato etico che guarda ai pari diritti di tutti e che si innesta su un tracciato già lastricato, come dimostra anche l’attivazione del primo Centro contro le discriminazioni fortemente voluto dall’amministrazione co- munale di Campobasso. Un presidio dei diritti contro le discriminazioni che ritengo debba diventare un servizio permanente e strutturale per il Molise, da inserire all’ interno del prossimo Piano sociale.
E ci sarebbe un altro passo in avanti da compiere e per questo mi appello alle Istituzioni, agli enti locali e agli organismi di parità: l’adesione a Ready, la rete italiana delle Regioni, Province, Autonomie ed Enti locali. Le Istituzioni sono impegnate, all’ interno di questa rete, a prevenire, contrastare e superare le discriminazioni. Un’opportunità per le pubbliche amministrazioni regionali e locali di uno spazio non ideologico, di un luogo di incontro e interscambio di esperienze e buone prassi finalizzate al riconoscimento e alla promozione dei diritti umani della comunità arcobaleno che sarà cassa di risonanza per diffondere le azioni positive.
Le Istituzioni sono chiamate a fare – in nome di tutta la comunità che rappresentano – un passo in avanti, garantendo pari diritti e inclusione: non è un vessillo di cui fregiarsi, ma un traguardo di progresso.☺

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