Organizzare la pace
5 Luglio 2026
laFonteTV (4175 articles)
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Organizzare la pace

Ci muoviamo su un crinale pericoloso, e la sensazione di molte e molti di noi, in realtà, è che le cose siano già irrimediabilmente compromesse. Da un lato c’è la Costituzione, e una democrazia da ricostruire e da reinventare; dall’altro la guerra, il riarmo, il genocidio. In questi momenti della storia le cose, nella società, rischiano di virare vertiginosamente verso qualcosa di mostruoso e pericoloso. È il momento del fascismo, o dei suoi surrogati.
Come altro potremmo de- finire, oggi, il diffondersi ed il consolidarsi, su scala planetaria, di sistemi autoritari basati sulle concentrazioni di poteri e ricchezze nelle mani di pochi, se non come un nuovo fascismo? Una nuova feudalizzazione del mondo (De Carolis, 2025)? Stiamo assistendo, anche in Europa, allo sgretolarsi del modello occidentale di democrazia, liberale e sociale, e all’affermarsi di forme illiberali, autoritarie e antisociali di (non) democrazia.
Scegliendo il riarmo, l’Italia e l’Europa hanno già deciso dove collocarci in questo crinale. La spesa militare mondiale ha raggiunto nel 2025 un nuovo record storico: 2.887 miliardi di dollari complessivi, con un aumento del 2,9% in termini reali rispetto al 2024. L’Europa è il continente che più contribuisce alla corsa al riarmo nel 2025, con un aumento complessivo del 14% della propria spesa militare. In questo quadro si inserisce il piano europeo “ReArm Europe”, promosso dalla Presidente della Commissione Europea, che punta a mobilitare circa 800 miliardi di euro nel medio periodo per rafforzare capacità militari e difensive. L’Italia non fa eccezione: con un aumento del 20%, il nostro Paese è tra i principali contributori della spirale militarista europea (retepacedisarmo.org).
Non sono numeri neutri: si tratta di scelte politiche precise, che sottraggono risorse enormi a sanità, scuola, transizione ecologica e politiche sociali. Scelte politiche che definiscono che cosa una società considera “prioritario” e che cosa, invece, resta sullo sfondo. E cosa resta sullo sfondo, qui dal Molise, lo vediamo bene.
L’attacco al servizio sanitario nazionale, che è attacco all’universalità di un diritto fondamentale, è un processo in corso da decenni che oggi sta accelerando, a tutto vantaggio dei grandi privati della salute; l’incuria verso un territorio già fragile, che frana, isolandoci; come frana la demografia: i giovani fuggono (più di 11.000 tra il 2014 e il 2024), mentre i vuoti vengono occupati dalla criminalità organizzata, ormai stabilmente presente in regione. Mentre molti emigrano, chi di noi rimane ha difficoltà a muoversi dignitosamente, a causa di strade lasciate marcire e di un sistema pubblico di trasporti debole e inadeguato. Sul fronte lavoro: secondo una recente analisi della CGIA sui dati ISTAT 2023, il Molise è la quinta regione in Italia per presenza di lavoro nero (con 13.800 irregolari). Abbandono e sfruttamento: due facce della stessa politica dell’incuria. Il Molise è, in tal senso, anche il paradigma di un fatto nazionale.
Con queste consapevolezze, tra maggio e giugno, a Termoli, una rete di persone e gruppi ha deciso di avviare un percorso comune, dal titolo Organizzare la pace. Sì allo stato sociale, No allo stato di guerra. Per questo sono state organizzate: un’assemblea pubblica, il 27 maggio in una piazza molto partecipata, dal titolo Non solo emodinamica. La salute non è una merce; poi, il 2 giugno, un presidio lungo il corso nazionale, Per una Repubblica disarmata. E, a seguire, le presentazioni di tre libri: Il diritto del più forte. La distruzione dell’ordine internazionale (Laterza, 2026), il 10 giugno con Luigi Daniele; e L’industria della salute. Farmaci, privatizzazioni e affari. Ecco perché un’altra medicina è necessaria (Paper First, 2026), con Vittorio Agnoletto, il 17 giugno. Infine, il 19 giugno, in diretta streaming insieme ad oltre 100 piazze italiane, la presentazione del libro della relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati Francesca Albanese: La luce del risveglio. Dalla Palestina al mondo intero, un manifesto di resistenza e libertà (Rizzoli, 2026).
Il tentativo è di leggere la nostra situazione in una cornice più grande, che parla di un sistema economico che ci sta portando sempre più alla deriva, verso guerra, autoritarismo, smantellamento del welfare. E di farlo collegando pezzi di società dispersi e frammentati e organizzando processi lunghi: l’attacco alla democrazia è strutturale e profondo, e allora anche le mobilitazioni a sua difesa dovrebbero essere permanenti e radicali (andando alla radice dei problemi).
Sta a noi, dunque, ai movimenti dal basso, nei territori, proporre di invertire la rotta. Forse siamo pochi e disorganizzati. Ma cosa altro possiamo fare dinanzi alla barbarie che avanza se non affermare il diritto alla pace, al lavoro, alla cura, alla riproduzione sociale?☺

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