Contro ogni rassegnazione
A volte l’irresistibile è solo ciò che non richiede sforzo, coinvolgimento, impegno. D’altra parte, scivolare è più facile che camminare in salita. L’apatia è irresistibile perché non chiede nulla: non chiede di capire, di scegliere, di esporsi. Ti promette pace e ti fa vivere in uno stato di incoscienza, di immobilità, di torpore. Ti risparmia fastidi.
Essa non si fa annunciare, non suona il citofono e non chiede permesso. Si insinua. Frasi del tipo: “tanto non cambia nulla”, “tanto non dipende da me”, “tanto chi se ne frega”, “tanto è normale”, sono espressioni di una sofisticata autodifesa che conducono all’apatia e l’alimentano. Essa è confortante. Toglie di dosso il peso della responsabilità e una volta provata, si autoalimenta.
L’apatia conviene a chi detiene il potere. Una popolazione stanca, cinica, convinta che “sono tutti uguali”, non fa domande scomode, non va a votare, o vota a caso e con disprezzo, non partecipa alla vita sociale, in una parola, non dà fastidio.
La democrazia formale, quella di cui si riempiono la bocca nei talk show televisivi politologi e interpreti dei costumi, può sopravvivere anche senza cittadini attivi. Anzi, per certi versi, funziona meglio. Meno intoppi, meno proteste, meno richieste. Basta coltivare la sensazione che tanto cambiare le cose è impossibile, che i giochi sono truccati, che la politica è una cosa sporca e, … il potere sa come fare! Le bugie sistematiche della politica sono nutrimento per l’apatia, la quale, inoltre, prospera sulle incongruenze del quotidiano. Oggi si fa chiamare “realismo”, “disincanto”, “uno che ha capito come va il mondo”, ma il cinismo è solo paura travestita da superiorità.
In campagna elettorale, l’attuale governo prometteva di non aumentare le tasse, ma di fatto il prelievo dalle tasche degli italiani è aumentato; prometteva una difesa del potere d’acquisto, ma tutto aumenta tranne che i salari; si tagliano i servizi, scuola, asili, sanità a vantaggio di spese militari. Continua a fornire armi ad uno Stato genocida (Israele), garantisce ferie protette a militari israeliani, forse gli autori del tiro al piccione contro inermi cittadini palestinesi; chiede ulteriori sanzioni per la Russia e niente per Israele che impunemente continua a bombardare i civili libanesi, palestinesi e iraniani. Un governo che si definisce difensore della patria, ma si lascia colonizzare il Salento da speculatori americani, israeliani e arabi.
Ora, che un governo, un governo di destra, faccia gli interessi dei potenti della terra, è storia; ma che un popolo si lasci così governare, tollerando e subendo, da sudditi, umiliazioni, privazioni, derisioni, è un salto nel passato, è un uscire fuori dalla storia. La stampa, quella libera, dovrebbe fare rumore quando chi governa deraglia, quando questi insegue interessi di parte. Invece troppo spesso risulta asservita al potere. Si fa emotiva e giudicante sugli episodi di protesta e, a volte, è volutamente assente, ignorando il dissenso alle scelte di governo. E, una democrazia senza stampa libera è una democrazia cieca, concorre all’apatia. Un popolo anestetizzato è il miglior alleato delle ingiustizie, un popolo attento, critico, partecipe, costruisce il proprio futuro.
In questi giorni, il popolo albanese ha dato prova di civiltà e protagonismo. È sceso in piazza a dimostrare il proprio dissenso alla colonizzazione del proprio territorio da parte di Trump-Kushner. “Se gli americani verranno a prendersi la mia terra, prenderò il fucile per difenderla” dichiara un pensionato di 81 anni di Zvernec. Dopo giorni di protesta, la Procura speciale albanese contro la corruzione e la criminalità organizzata è intervenuta, ridimensionando di fatto l’arroganza imperialista americana e i sogni servili di un presidente contestato.
Emergono sempre più interessi di geopolitica che implicano scelte alle quali i popoli dovrebbero concorrere e per farlo necessitano di organizzazione e realistiche prospettive. Prospettive che consentono di superare quello che gli psicologi chiamano “affaticamento da compassione” e tornare ad essere empatici in modo attivo.
Serve, altresì, una sinistra che torni a parlare a coloro che subiscono gli effetti del potere, che torni a parlare di salari, di sanità pubblica, di pace. Che la smetta di rincorrere la stanza dei bottoni facendo gli occhiolini dolci al vero potere, dichiarandosi più capace di affrontare i conflitti sociali e dimostrandosi più servile della destra.
Se crediamo in un mondo migliore, se ci indigniamo per quanto accade nel mondo e in casa nostra, dobbiamo osare, scendere in piazza ed essere protagonisti attivi del nostro futuro. L’apatia è irresistibile perché promette pace, ma è una pace falsa. È la pace del cimitero. La pace vera è più scomoda: è fatta di discussioni, di errori, di rabbia, di speranza.
Anche se sei stanco, anche se sei solo, anche se ti sembra inutile, ribellarsi è doveroso per non abituarsi agli orrori del quotidiano. È faticoso. Ma è l’unica fatica che vale la pena fare.☺
