Controcorrente
Down-to-date [pronuncia: daun-tu-deit]: cosa vuol dire? Mi sono imbattuto, grazie alla segnalazione di un appassionato lettore, in questo neologismo inglese. Il termine, proprio perché introdotto da poco, sembra non avere un corrispettivo preciso nella lingua italiana. Coniato sul suo antonimo (vocabolo di significato opposto) up-to-date [pronuncia: ap-tu-deit] che traduce, se verbo, “aggiornare, stare al passo con i tempi”, dovrebbe significare il contrario, vale a dire “tornare indietro, volgersi al passato”; e se inteso come aggettivo, “antiquato, rétro“.
Il vocabolo rimanda ad una scelta alquanto solitaria e peregrina. Impensabile al giorno d’oggi non essere aggiornati poiché è il nostro un tempo che corre velocemente! Per Zygmunt Bauman “il tempo diviene la categoria fondamentale della società contemporanea, in quanto società del cambiamento continuo”. E non possiamo fingere di non percepire tale condizione: le situazioni che ci troviamo a vivere si modificano in continuazione tanto da non consentirci, a volte, di tradurle in abitudini o processi duraturi; “strategie di vita e di lavoro, comportamenti invecchiano rapidamente e diventano obsoleti, prima che gli stessi attori abbiano la possibilità di apprenderne completamente tutte le implicazioni”.
Essere aggiornati: la società contemporanea celebra questa condizione al punto da eleggerla ad obiettivo predominante in qualsiasi campo. L’innovazione sembra aver conquistato il primato in tutti i settori della nostra vita, e là dove essa rallenta, oppure non viene attuata nella maniera adeguata, ce ne lamentiamo con foga e veemenza. La parola d’ordine del nostro secolo è guardare costantemente alle novità, all’evoluzione ininterrotta dei nostri stili di vita, del nostro benessere.
D’altra parte, però, restare al passo con i tempi vuol dire anche accogliere il cambiamento, sperimentare la novità, vivere situazioni ed incontri al di fuori dell’ordinario, trovare in se stessi la capacità di affrontare ciò che non si conosce ancora. Al mutare della società dovrebbe corrispondere anche un consequenziale nostro cambiamento che è senz’altro esperienza positiva ed arricchente.
Down-to-date ci restituisce invece un’altra dimensione: “controcorrente” rispetto ad un mondo che insegue continuamente l’aggiornamento, la novità. Non va dimenticato infatti che le trasformazioni della società risentono della tensione fra eredità, vale a dire la tradizione, e il cambiamento, fra rispetto dell’esperienza e l’impossibilità di cambiare, fra necessità di farsi avanti, in particolare delle giovani generazioni e la tentazione di azzerare tutto il passato.
La fiducia indiscriminata in tutto ciò che è nuovo non sempre conduce a scelte ponderate. E facilmente si accusa di passatismo o immobilismo chi non si allinea nel celebrare la novità ad ogni costo; chi continua a riconoscere, nell’esperienza di coloro che ci hanno preceduto, un insegnamento valido ed efficace anche per oggi; chi dice “no” ad una modifica dell’ordinamento costituzionale italiano che riduce l’esperienza dei padri costituenti ad un semplice episodio lontano nel tempo.
Ancora Bauman: “la domanda ‘che cosa si può fare per stimolare il cambiamento?’ deve diventare ‘che cosa puoi fare tu?’. Stiamo parlando di umanità, nazioni, comunità, ma tutte si compongono di individui. E a meno che noi non facciamo qualcosa, la comunità non farà nulla. Una cosa che l’individuo può fare è integrarsi nella comunità, stare gomito a gomito, partecipare allo sforzo”.
La tensione che ognuno di noi dovrebbe sentire per il bene della collettività deve avere il suo fondamento in scelte libere e consapevoli che come individui possiamo fare, senza trascurare il monito di Seneca: “Da nulla, quindi, bisogna guardarsi meglio che dal seguire, come fanno le pecore, il gregge che ci cammina davanti, dirigendoci non dove si deve andare, ma dove tutti vanno” (De vita beata).
