coraggio e profezia  di Antonio Di Lalla
3 Dicembre 2011
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coraggio e profezia di Antonio Di Lalla

 

 

Le persone perbene si schifano sempre più di parlare e di sentire di politica in pubblico e non hanno tutti i torti. Dopo i latrocini della prima repubblica siamo passati alle puttanizie della seconda, per approdare nelle mani dei banchieri che, quando sono onesti, ti lasciano in mutande; praticano strozzinaggio senza troppi scrupoli e le vittime sono quelli già in difficoltà. E l’incredibile è che il nuovo governo sarà mantenuto in vita dai longevi della prima repubblica, da quelli che erano convinti che Ruby fosse la nipote di Mubarak e dagli altri che non sono stati capaci di costruire un’alternativa possibile. Tutti insieme, appassionatamente. Non sappiamo però per quanto tempo. In fondo, i politici di mestiere, al di là delle dichiarazioni pubbliche, vogliono che la gente comune non intralci i loro giochi di parte. Più noi siamo nauseati e schifati, meglio loro continuano a fare affari e difendere privilegi. Ormai c’è una letteratura sulla casta – ambivalenza paradossale del termine -, eppure non hanno messo mano alla benché minima riforma per riavvicinarsi al paese reale. Il solito Scilipoti si è listato a lutto per il cambio del governo, nessun altro pudore. Alla prima occasione tornerà a contrattare benefici e allora si rivestirà a festa.

Sarà che non siamo troppo perbene, ma noi continuiamo a credere e volere una politica altra e perciò non smettiamo di dar fuoco alle polveri perché l’indigna- zione infiammi gli animi, apra occhi e orecchi di quanti non vogliono né vedere né sentire e ci si ritrovi insieme in strada per costruire sulle macerie provocate, complice il nostro silenzio rassegnato, da quelli che gestiscono vita natural durante, dissennatamente, il potere. A livello nazionale, regionale ma anzitutto a livello locale sempre più gli amministratori stanno diventando dei ducetti, o meglio veri e propri kapò. In barba alle leggi hanno scambiato il comune per casa loro e poiché nella loro abitazione sono costretti a strisciare con le pattine ai piedi, per non sentire le grida di chi rassetta, intendono rivalersi sui cittadini. Uno per tutti, date le somiglianze e affinità di questi nuovi capi condomini: avete mai incontrato il sindaco di Campobasso? Provare per credere!

La voglia di politica deve ricominciare dalla passione per la propria polis, quartiere, paese o città dove si abita. Il problema del singolo deve diventare di tutti e allora la soluzione non sarà procrastinabile e gli interessi personali, se ledono la collettività, devono essere denunciati senza mezzi termini. “Non ho paura delle parole dei violenti, ma del silenzio degli onesti” soleva ripetere sagacemente Martin Luther King. Ma anzitutto è necessario deberlusconizzarci, se non vogliamo che questa plateale sconfitta di Berlusconi, irrisa da tutto il mondo, non si trasformi nell’ennesima vittoria di Pirro, perché ci saranno sempre un D’Alema o un Veltroni pronti a praticargli la respirazione bocca a bocca, come è già accaduto per ben due volte. Volenti o nolenti tutti siamo rimasti infettati da quel virus che non sarà tanto facile debellare per rimanerne definitivamente immunizzati.

Da soli non si va da nessuna parte. È necessario tornare ad aggregarsi per far sentire la propria voce cominciando col ripulire i partiti da tutti i gerontocrati, di cervello prima che di età, che li hanno occupati e impediscono rinnovamento e creatività. Per coloro che non amano una militanza attiva nei partiti ci sono sempre i movimenti e le associazioni che, quando sono vivi e vitali, sono vincenti e travolgenti: quello dell’acqua ne è un esempio. E se, portando tutta la loro carica, entrano in rete, allora sì che la storia si tornerà a scriverla dal basso. Ne è un esempio Libera nazionale, che sta muovendo i primi passi nella nostra regione come Libera-Molise. Dopo una buona fase di formazione, sempre indispensabile per non stagnare o essere raffazzonati, deve diventare sempre più attiva nello snidare e denunciare tutte le possibili infiltrazioni mafiose da cui non siamo esenti, a cominciare dall’usura, figlia illegittima della crisi economica.

Prima delle elezioni abbiamo dato fiato e corpo a che tutti coloro che erano insofferenti all’andazzo politico in Molise si incontrassero per aprire cantieri di elaborazione culturale e progettuale in vista di una società più a misura delle persone; parlavamo di prove tecniche di democrazia. Non era una trovata elettorale finalizzata a piazzare qualche rappresentante, ma voglia di politica vera: è necessario che si riparta al più presto dal punto in cui ci si è fermati, perché i passi fatti non erano assolutamente sbagliati o falsi. In questo numero lanciamo una mozione da presentare in consiglio regionale per abbattere i costi della politica. Ripartiamo da questa piattaforma, promuovendo confronti e dibattiti, e snideremo quelli che sono andati ad occupare gli scranni per fare la propria fortuna anziché l’interesse della collettività.

Ci vuole più coraggio e profezia per partorire una nuova generazione di cittadini responsabili. Noi abbiamo aperto porte e finestre perché questa ventata ci spinga oltre le secche, verso il mare aperto. E ci entusiasma la certezza di non essere soli in questa avventura. ☺

 

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