Coralli sulla pietra
8 Settembre 2025
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Coralli sulla pietra

Nel suo famoso romanzo Conversazione in Sicilia, Elio Vittorini racconta di un ragazzo che raccoglieva quei frutti coronati di spine che crescono come coralli sulla pietra. E i meno giovani ricorderanno quei frutti carnosi esposti in grossi recipienti e in vendita nelle piazze in occasione delle feste paesane celebrate nel mese di settembre, come quelle di San Celestino e San Michele Arcangelo venerati a Bonefro. Noi ragazzi li compravamo al costo di 10 lire ognuno e gentilmente il venditore ce li sbucciava perché non ci pungessimo con le numerose spine presenti sulla loro buccia. Si tratta dei frutti del fico d’India o ficodindia (Opuntia ficus-indica), della famiglia delle Cactacee, originaria del Centro America e naturalizzata in Italia soprattutto nelle regioni centro meridionali.
Il corpo della pianta, che nel suo complesso può raggiungere anche i 4-5 metri di altezza, è composto dalle cosiddette pale, fusti modificati di forma appiattita e ovali. Le pale basali, intorno al quarto anno di crescita, diventano legnose e danno vita a una sorta di tronco. Si tratta botanicamente di cladodi, i quali assicurano la fotosintesi clorofilliana al posto delle foglie, ridotte a spine. Tutte le parti della pianta sono ricoperte di queste spine sclerificate, lunghe da 1 a 2 centimetri, e da glochidi, spine sottilissime lunghe alcuni millimetri e munite di uncini che si staccano facilmente e che, una volta penetrati nella cute, sono molto difficili da estrarre. Esistono tuttavia anche varietà senza spine. I fiori, dai petali ben visibili e di colore giallo-arancio, sono portati dai cladodi di oltre un anno di vita. Quanto al frutto, il peso può variare da 150 a 400 grammi, mentre il colore può essere giallo-arancione (varietà Sulfarina), rosso porpora (Sanguigna) oppure bianco (Muscaredda), a seconda delle cultivar. La più diffusa è la Sulfarina, ma di solito al mercato si trovano confezioni con tutte e tre le varietà cromatiche, dolci e con un sapore molto gradevole. Una volta sbucciati i frutti si possono conservare in frigorifero e consumare anche freddi. Rispetto all’epoca di maturazione si distinguono inoltre varietà agostane, di dimensioni ridotte, e varietà autunnali tardive, più grosse e succulenti. La maturazione può essere regolata da una tecnica particolare che consente di ottenere una seconda fioritura, più abbondante e più ritardata, appunto in autunno. Ogni frutto contiene poi un gran numero di semi, pari a circa 300 per un frutto di 160 grammi.
Per la sua capacità di svilupparsi anche in presenza di poca acqua questa specie si rivela di enormi potenzialità per l’agricoltura. Ma non solo: le pale trovano impiego come foraggio, mentre i frutti vengono utilizzati per la produzione di succhi, liquori, gelatine, marmellate, canditi, granite, e con la farina ottenuta dalle loro bucce si producono biscotti. Ricchi di vitamina C e minerali, tra cui potassio e magnesio, i frutti contengono molte fibre che contrastano il problema della stitichezza: consumandoli regolarmente, a completa maturazione, si ha un miglioramento delle funzioni intestinali. Tuttavia vanno consumati in quantità moderata e accompagnati da pane per impedire ai semi di conglobarsi e formare dei “tappi” occlusivi. Questi frutti favoriscono inoltre la diuresi e aumentano il senso di sazietà, tanto che sono spesso consigliati nelle diete perché utili per assimilare meno grassi e zuccheri, e per tenere così sotto controllo anche la glicemia e il sovrappeso.
Oltre che in campo alimentare i fichi d’india sono risultati utili per preparare cosmetici, creme per il viso e shampoo per rinvigorire i capelli. L’olio di fico d’india, in particolare, è un toccasana naturale per rigenerare la pelle: aiuta a ridurre le cicatrici, attenua i sintomi dell’acne, contrasta la cellulite e combatte la secchezza cutanea, mantenendo la pelle idratata e morbida.☺

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