Dà a chi ti chiede
12 Aprile 2022
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Dà a chi ti chiede

“Dà a chi ti chiede” (Mt5,42). Il nostro non è un commento al Vangelo, ma un incontrarci nella comprensione di chi dà e di chi riceve. Questo, ovviamente, per costruire ponti con i poveri e non per innalzare muri con norme e regole che non tengono conto dello spirito fondativo della nostra Costituzione. Si dice che si è più felici nel dare che nel ricevere. Infatti, chi riceve rimane sempre nella sua condizione di povertà, mentre chi dà, gioisce, rimanendo, però, sempre nel suo stato privilegiato rispetto a chi nulla ha. Allora bisognerebbe relazionarsi in maniera diversa con il “povero” e non assumere il comportamento di chi dona, cercando in modo individuale o collettivo di restituire alle persone sofferenti quello che gli appartiene e usarlo e gestire in autonomia la propria vita. Il povero non lo sarà più, se è messo nella condizione (lavoro, casa, istruzione, sanità) effettiva di gestire la sua vita con dignità responsabile. La solidarietà non intende essere messa in mostra, come spesso costatiamo dalle trasmissioni televisive, che, sì, accrescono il volume sostanzioso delle donazioni, ma non rimuovono i problemi di fondo relativi alla povertà e al suo superamento.

La solidarietà privata non può né deve sostituirsi alla responsabilità dello Stato. È spiacevole, ed è anche sconcertante, trasformare la “bontà”, la disponibilità, in una sgradevole sceneggiata. È necessario impegnarsi a risanare non solo la vita degli altri, ma anche quella nostra. I poveri hanno bisogno di poter avere una vita sana, dignitosa, umana anche perché “offrire qualcosa senza amore a chi tende la mano significa in fondo aver paura della povertà”, tenerla lontana da noi, quindi, arrivare a disprezzare anche coloro che sono autenticamente poveri (senza fissa dimora, i senza lavoro, i migranti …). L’amore non è solo dono e fraternità condivisa, esso richiede altresì a gran voce “giustizia”. Ci vuole una solida, costante relazione col povero per sconfiggere insieme a lui la povertà e quello che esso alimenta, ossia l’ emarginazione e il dolore dell’esclusione sociale, ingiusta e razzista. L’ obiettivo più urgente è dare, a chi non ha nulla, una casa, un lavoro, ossia gli strumenti essenziali per una vita dignitosa, pari a  quelli di altri  più fortunati. I poveri, infatti, sono vittime delle disuguaglianze in una società che esclude. Siamo indubbiamente diversi per cultura, per nazione, lingua… nessuna etnia, nessuna razza deve sentirsi superiore alle altre. Il colonialismo ieri, oggi il capitalismo feroce e disumano, non sono per caso gli strumenti della sofferenza, della diseguaglianza, della esclusione, del razzismo, della povertà nella quale sono tenuti miliardi di uomini?

Una qualsiasi amministrazione pubblica che voglia negare la casa, il lavoro, l’assistenza sanitaria gratuita non fa altro che approfondire il divario sociale tra chi ha di più del necessario e chi non ha nemmeno le lacrime per piangere la propria condizione di dolorosa ed ingiusta emarginazione. Non aiutando come si dovrebbe chi soffre, tanto che, accanto ai poveri e agli indigenti, sono le associazioni di volontariato che garantiscono maggiori aiuti a quanti non hanno nulla. È al fianco di costoro che serve stare, mostrando e soprattutto offrendo loro quel senso di fraternità tanto necessaria per riempire i vuoti dolorosi dell’animo e del corpo. Sarebbe necessario a quanti sono ospitati nelle strutture pubbliche o del volontariato una maggiore comprensione per la loro condizione di indigenza che li porta anche a comportamenti non consoni  come ubriacarsi  o lasciare la loro provvisoria dimora in cui sono ospitati, perché è difficile la convivenza di più persone.

Allora è proprio in queste situazioni che deve venir fuori il senso profondo della fraternità della condivisione delle sofferenze: invitare al rispetto delle norme, comprendere i comportamenti di trasgressione delle regole senza spingersi a mandar via nessuno o a esprimere forti rimproveri. Le debolezze e le infrazioni si accompagnano alla sofferenza causata dalle ingiustizie sociali.☺

Caritas Parrocchiale S. Antonio di Termoli

 

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