Da vinchiaturo un nuovo paradigma
Si è concluso a Vinchiaturo l’atteso incontro promosso da la fonte, svoltosi in sinergia con l’associazione Slow Food Basso Molise, AIAB Molise e Radici. Un appuntamento che ha saputo andare oltre la cronaca locale, trasformandosi in un laboratorio di idee e proposte concrete per ridefinire il legame profondo tra gestione dell’acqua, modelli agricoli e stabilità sociale del territorio molisano.
L’attuale crisi ecologica e climatica impone un cambio di paradigma radicale: non basta più sostenere passivamente il comparto agricolo attraverso logiche assistenziali e frammentate. Come emerso chiaramente dagli interventi dei relatori, è necessario riorientare l’intervento pubblico verso una visione d’insieme che riconosca l’esistenza di un unico, fragile ecosistema agricolo-sociale. Questo sistema si sviluppa lungo una direttrice chiara: parte dalla risorsa primaria per arrivare all’impatto socio-economico sulle nostre comunità rurali.
Il dibattito ha preso le mosse dalla risorsa idrica, analizzata non come semplice fattore produttivo, ma come prerequisito assoluto di ogni forma di vita. La sua corretta gestione determina la sostenibilità ambientale. Durante l’evento è stato rimarcato come la disponibilità naturale dell’acqua non coincida necessariamente con la sua accessibilità. Diventa quindi fondamentale il ruolo delle infrastrutture – invasi, canali e reti di distribuzione efficienti – unici strumenti in grado di garantire la disponibilità irrigua di fronte a stagioni sempre più siccitose. Senza una governance lungimirante e capace di pianificare queste opere, l’intero ciclo si arresta alla fonte.
L’agricoltura rappresenta il braccio operativo di questa transizione, e il Molise si trova al centro di sfide ecologiche ed economiche sistemiche. A tracciare il quadro scientifico è stato il prof. Luigi Mastronardi, docente UNIMOL di economia ambientale, che ha posto l’accento su agricoltura, servizi ecosistemici e beni pubblici mostrando come una gestione sostenibile e giusta degli ecosistemi sviluppi una produzione di benefici collettivi.
La risposta a queste vulnerabilità risiede nell’agroecologia e nel biologico. Andrea Albino, presidente di AIAB Molise, ha ricordato un primato straordinario: l’Italia è il primo Paese biologico d’Europa, con oltre il 20% della superficie agricola coltivata a bio (quasi il doppio della media UE). Nel 2025 i consumi interni sono cresciuti del +6,2%, segno che qualcosa sta cambiando anche nella percezione dei cittadini. Il modello biologico dimostra una resilienza strutturale unica: rifiuta concimi e pesticidi di sintesi chimica, punta sulla circolarità, sul sovescio e sulla restituzione di sostanza organica al suolo. Preservare la fertilità della terra senza dipendere dal petrolio e dalla chimica non è un’utopia, ma una necessità per garantire un terreno sano, capace di trattenere l’umidità e resistere all’erosione.
A queste criticità si sommano gli shock geopolitici globali, come il recente blocco delle rotte commerciali in Medio Oriente, che ha fatto impennare i prezzi dei fertilizzanti azotati di oltre il 50%, mettendo a dura prova le aziende tradizionali.
Il cuore politico della giornata ha trovato espressione nelle parole di Famiano Crucianelli, autore del libro Il reddito di contadinanza, l’agricoltura al centro della transizione ecologica. Il Reddito di Contadinanza emerge non come una misura di welfare passivo, ma come l’infrastruttura sociale e il collante dell’intero sistema.
Questa proposta persegue due obiettivi vitali per il Molise:
– Riconoscimento dei Servizi Ecosistemici: Valorizzare economicamente e formalmente il contadino come “custode del territorio”. La sua presenza attiva assicura la manutenzione di fossi, canali e scarpate, rappresentando la prima e più economica difesa contro il dissesto idrogeologico.
– Contrasto all’Abbandono e allo Spopolamento: Garantire dignità economica a chi presidia le aree interne significa evitare che territori fertili si trasformino in aree degradate, fragili e pericolose per l’intera collettività.
L’agricoltura contadina, spesso invisibile alle grandi manovre delle politiche dominanti, è uno dei pilastri più solidi per affrontare le transizioni in atto. Sostenere il Reddito di Contadinanza significa premiare chi coltiva senza avvelenare, chi custodisce i saperi e chi costruisce comunità attorno al cibo, garantendo la sovranità alimentare e la salute della terra.
L’evento di Vinchiaturo ha sancito una verità incontestabile: la relazione tra i fattori è circolare. L’acqua alimenta l’agricoltura, la quale a sua volta presidia il territorio. Ma un territorio, per non trasformarsi in una minaccia di fango e frane, necessita della manutenzione costante dell’uomo.
Il Reddito di Contadinanza è lo strumento che sostiene il lavoro di questa sentinella ambientale. Investire nelle piccole realtà rurali ecologiche non è un costo a fondo perduto, ma la strategia più intelligente per proteggere il suolo e le riserve idriche. La fitta partecipazione all’incontro dimostra che la società civile e le associazioni del territorio sono pronte. Ora la palla passa alle istituzioni regionali, chiamate a passare finalmente da una gestione perenne dell’emergenza a una strutturata cultura della cura, del presidio e della prevenzione.☺
