Di sanità, ancora
16 Febbraio 2026
laFonteTV (4175 articles)
Share

Di sanità, ancora

Nel panorama nerissimo della sanità molisana, la novità di questo momento è la straordinaria partecipazione (10.000 persone) alla fiaccolata indetta a Isernia dal sindaco Piero Castrataro, che da quasi un mese dorme in una tenda davanti all’ospedale Veneziale per difendere il diritto alle cure dei suoi cittadini e di tutti i molisani.
Il coraggio e la tenacia del sindaco hanno scosso l’inerte rassegnazione con cui generalmente sono accolti i colpi feroci inferti al sistema di assistenza e cura nella nostra regione, nella quale tutti i tentativi di chiamare a raccolta la popolazione in difesa dei suoi diritti non sono riusciti a portare in piazza numeri elevati di partecipanti alle manifestazioni. Questa volta la protesta ha toccato la ribalta nazionale, e ha costretto i vertici della ASL molisana ad incontri e a risposte, per ora infrante contro il muro dell’eterno commissariamento; ha cominciato a radunare altri primi cittadini, consiglieri regionali, esponenti politici: in nome del diritto inalienabile alla salute.
Ma come sta oggi il Molise? Non sorprendentemente, male, malissimo. Il recente incontro a Termoli con i vertici della Fondazione GIMBE, che fotografa luci e ombre della sanità italiana, ha visto Nino Caltabellotta, il presidente, bollare come fortemente critica la nostra situazione: non riceviamo nemmeno il minimo sindacale delle prestazioni, abbiamo il numero di medici e dipendenti più basso fra tutte le regioni italiane, in percentuale. In altre parole, da noi il livello essenziale di assistenza non viene raggiunto. Su una media nazionale di 226 punti, il Molise ne ha appena 193. E in questo disastro la voragine del debito cresce: dalla relazione della Corte dei Conti sulla gestione dei servizi sanitari regionali per il 2023-24 si evince che a fine 2024 eravamo a 72 milioni, che diventano 121 se aggiungiamo le perdite precedenti.
È evidente che il sistema commissariamento non funziona e va rivista completamente, modificandone struttura e criteri, considerando anche che non a caso le regioni che si trovano nel guado come noi sono otto o nove, e tutte nel Sud. Questa modalità di intervento statale è dunque doppiamente fallimentare, si rischia di non uscire mai da questa condizione che umilia e uccide.
A rendere ancora più cupo il nostro orizzonte arriva inoltre l’annunciata riforma del sistema sanitario nazionale, proclamata con i soliti toni trionfalistici che nascondono però la cruda realtà della legge di bilancio 2025: la quota di PIL destinata al Servizio Sanitario Nazionale scenderà dal 6,1% al 5,8%, e questo costringerà le regioni a ridurre i servizi o ad aumentare i tributi. Possiamo immaginare cosa succederà in Molise, dove già ora paghiamo tasse regionali altissime senza nemmeno godere di prestazioni decorose.
Si continua dunque a considerare la salute un costo, e non un diritto costituzionale, come ha dichiarato la Consulta definendo la spesa sanitaria “costituzionalmente necessaria”: non un capriccio o un diritto comprimibile. Troviamo invece un vincolo stringente nella nuova legge di riforma: i decreti attuativi dovranno essere “a neutralità finanziaria”, a meno di nuovi stanziamenti decretati dal Parlamento. Tutto molto nebuloso, e purtroppo nella direzione consueta del progressivo smantellamento della legge 883 del 1978, e della distruzione del diritto alla salute. Sappiamo purtroppo che l’avanzata del privato nella sanità sembra inarrestabile: le varie forme di convenzionamento, assicurazione, fondi di investimento costruiscono ormai un doppio binario, uno pubblico sempre più in affanno, ed uno privato per chi può permetterselo.
In questo scenario, cosa ci dice la “tenda del sindaco” a Isernia? Prima di tutto che è possibile costruire un argine alle scelte che massacrano le aree più fragili della nostra regione, e cominciare a difendere concretamente tutto il sistema molisano. La rottura del muro del silenzio è certamente una bella novità, anche se sappiamo bene che la lotta è impari, e che dietro al nostro commissariamento si nascondono responsabilità personali e politiche, uso della sanità come fonte elettorale, interessi privati preponderanti.
È dunque dall’azione coraggiosa messa in atto ad Isernia che dobbiamo ripartire, consapevoli che la montagna da scalare è altissima e insidiosa; superando ideologie e costruendo un progetto condiviso che dia possibilità di cura a tutto il Molise, anche alle aree più fragili, rispettandone diversità ed esigenze. Ricordando che non parliamo di numeri, ma di persone; che va potenziata la rete di assistenza territoriale, ma non lo si può fare depotenziando i presìdi ospedalieri; che la rete tempo-dipendente non può essere costruita soltanto con la Neuromed; che va posta fine immediatamente agli squallidi mercanteggiamenti di reparti (se Isernia mantiene emodinamica, a Termoli va chiusa, e viceversa).
Vasto programma, direbbe qualcuno: ma affrontarlo tutti insieme è la nostra unica speranza, a partire dal dovere primario di fermare un governo nazionale che toglie fondi alla salute per destinarli ad un folle riarmo e a deliranti opere pubbliche inutili, mentre abbandona ogni contrasto al malaffare e all‘evasione fiscale.☺

laFonteTV

laFonteTV