diritti negati
14 Aprile 2010 Share

diritti negati

 

Il territorio molisano, con i suoi 320.601 abitanti, risulta essere un’entità territoriale, fortemente proiettata verso un progressivo e costante invecchiamento della popolazione: nello specifico, per ogni bambino molisano al di sotto dei 6 anni risiedono nel territorio regionale oltre 4 anziani; lo stesso tasso di mortalità, prendendo a riferimento il quinquennio 1998/2003, risulta essere nettamente superiore, rispetto al dato posto in relazione alle nascite.

 Questo trend negativo viene ulteriormente aggravato dall’emigra-zione di tanti giovani che, non trovando risposte occupazionali, decidono di abbandonare la propria terra di origine. Un fenomeno che ha da sempre contrassegnato la vita del Molise; basti pensare che la nostra regione è l’unica comunità ad aver conservato un numero di abitanti identico a quello esistente all’atto dell’unità d’Italia: tra il 1880 e il 1920 si ebbe un esodo di 327.000 molisani; solo nell’ultimo ventennio dell’ottocento emigrò più del 40% della popolazione. Successivamente, dal 1946 al 1986, abbandonarono la regione circa 260.000 persone: di queste, il 53%, solo nel periodo 1946-1960. Un’inversione di tendenza si registrò invece nei primi anni ’70, quando alcuni insediamenti industriali, riuscirono ad assorbire una parte di quella popolazione che sino ad allora era stata costretta a cercare fortuna in terre lontane.

    Il processo di emigrazione attuale, che molto spesso investe giovani diplomati e laureati in cerca di occupazione priva ulteriormente il territorio di quelle risorse intellettuali e di quelle intelligenze che, nel loro insieme, dovrebbero costituire l’asse portante dello sviluppo: emigrare può essere un’opportunità quando si lascia la propria terra per crescere professionalmente, per conoscere nuove culture, per imparare una o più lingue, per approfondire materie di studio; ma quando si emigra per la semplice mancanza di lavoro, il fenomeno migratorio diviene sinonimo di sofferenza.

   Nel contempo si pone la necessità di accogliere dignitosamente gli immigrati che giungono nella nostra regione: si tratta soprattutto di superare la paura dello straniero visto come colui che minaccia il nostro stile di vita e le nostre sicurezze. A fronte di tale esigenza, va costruito  un itinerario pedagogico interculturale: un processo capace di far trionfare la cultura dell’accoglienza contro un mondo monoculturale e unidimensionale. Gli interventi, rivolti agli oltre   4.834 immigrati presenti nella nostra Regione, devono soprattutto rafforzare il diritto all’inclusione. Un processo di integrazione che deve consentire il sostegno psicologico a favore dei minori (18,3%) e degli adulti, l’informazione sui servizi offerti ai lavoratori stranieri, l’orientamento al lavoro partendo dalle proprie competenze, l’alfabetizzazione linguistica, la lotta ai bassi livelli di istruzione attraverso l’inserimento nella scuola e nell’università, l’accostamento a percorsi di formazione professionale, l’inserimento lavorativo regolare e l’accesso ai servizi socio-sanitari.

   Evitare la fuga dei giovani molisani verso altri territori ed accogliere nel contempo i tanti poveri del mondo, disponibili a svolgere lavori faticosi come quelli offerti dall’agricoltura, diviene la vera sfida del futuro. Da qui l’impegno di tutti affinché le normative elaborate in materia di integrazione sociale e di diritto del lavoro non rimangano una mera enunciazione, ma realizzino nella quotidianità il principio dell’uguaglianza e della giustizia: e questo, soprattutto, a favore di  quanti ogni giorno necessitano di interventi tempestivi, efficienti e continuativi. ☺

a.miccoli@cgilmolise.it

 

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