Editoria e lungimiranza
1 Luglio 2015 Share

Editoria e lungimiranza

Durante il letargo della politica, troppo arroccata su posizioni logore e concentrata sulla dura mission di salvare la poltrona, fa ben sperare il cambio di marcia della società civile. A livello nazionale si celebrano epiche (o pirriche?) vittorie a destra e a manca, nonostante l’unico trionfatore indiscusso delle tornate elettorali sia il solito P.d.A (partito degli astenuti). A livello locale, gli amministratori continuano, orgogliosi, a presentare progetti di dubbia utilità, come la metropolitana leggera Matrice-Bojano o il rifacimento di corso, piazza e lungomare a Termoli, con tanto di possibile tunnel sotterraneo per far fronte ai flussi di traffico (quale?) tra il Cristoforo Colombo e il porto. Qualcuno si è chiesto a chi servano queste opere? Di sicuro non ai cittadini. Hanno invece tutta l’aria di fare gli interessi delle imprese incaricate dei lavori, col legittimo dubbio che siano “vicine” agli amministratori appaltanti. All’incomprensibile disinteresse per i veri problemi e le sfide future da parte della politica, risponde un fronte sempre più nutrito ed agguerrito di cittadini, che si spendono giorno dopo giorno in battaglie per la difesa della salute, dell’ambiente, dei diritti fondamentali. La società civile, insomma, dimostra ancora una volta di muoversi più velocemente dei governanti e se ne distanzia a passo spedito.

Lasciando da parte gli esempi citati, sui quali torneremo non appena sarà ufficiale la controffensiva dei cittadini – alla quale partecipiamo attivamente con le altre associazioni – un’altra faccenda denota scarsa lungimiranza della politica: la legge regionale sull’editoria. La Lr n°11 del 20 maggio 2015 “riconosce e garantisce il pluralismo nell’informazione locale quale promotore di crescita sociale e culturale e di partecipazione dei cittadini alle attività di interesse generale”, promuovendo “il sistema dell’informazione locale”. Per dare seguito alle nobili finalità, si propone di attuare “interventi volti a sostenere l’editoria molisana e a promuovere la professione giornalistica in ambito regionale”. Ad una prima lettura non si può che accogliere con gioia un simile provvedimento non potendo, a buon senso, dirsi contrari al pluralismo e alla centralità dell’informazione nella crescita della società. Leggendo più attentamente, si comprende invece che è nei soli “interventi” l’autentica “finalità”: sostenere l’editoria molisana (leggasi quella preesistente), dando per scontato che sia sufficiente a garantire il pluralismo osannato. In parole povere: si tutelano gli interessi delle sole testate che esercitino l’attività editoriale da almeno tre anni e che abbiano stipulato almeno un contratto di lavoro a tempo indeterminato con un giornalista iscritto all’albo (cfr. Art. 4 – Ambito soggettivo di applicazione). Non c’è bisogno di un esperto per capire che le “giovani” redazioni, anche rispondendo al criterio temporale, molto spesso non hanno la forza economica necessaria ad assumere a tempo indeterminato alcun giornalista. Perché allora non si è pensato di rendere l’art.4 più estensivo, incoraggiando le piccole testate ad assumere anche grazie agli incentivi? Per carità, è sempre ben accetto qualunque intervento del legislatore che si preoccupi di tutelare dei posti di lavoro, specie in un periodo come questo. Ma alla politica si chiede di guardare anche al futuro, di stimolare la concorrenza abbattendo le barriere d’ingresso in un mercato. Adam Smith docet, nonostante i falsi miti sulla “mano invisibile”. L’impressione che abbiamo scorrendo il testo, invece, è quella della difesa di una categoria che potrebbe dar fastidio se non “corteggiata”. La logica, una mera conservazione dello status quo.

Di contro, va comunque sottolineato come la nuova disciplina del sostegno all’editoria locale abbia colmato alcune lacune della precedente Lr n. 28 del 10 novembre 2009. L’apertura dei contributi ai siti d’informazione online, per esempio, ignorati dalla norma abrogata. La legge varata ai tempi del sistema Iorio, del resto, sembrava cucita su misura per i grandi operatori del settore, fissando all’art.5 un numero massimo di beneficiari e, in caso di richieste superiori allo stanziamento di bilancio, garantendo priorità alle attività più “anziane”. Qualche piccolo miglioramento insomma, ma non abbastanza. Neanche quest’ amministrazione si è posta il problema di incentivare le nuove imprese o, parolaccia, le start-up. Venendo a noi, per chi se lo stesse chiedendo – pur volendo rilanciare il nostro amato mensile, pur desiderando fondi a sufficienza da renderlo stabile dando lavoro a qualche giovane volenteroso – dovremo ancora una volta rivolgerci ai nostri lettori-sostenitori e a qualche sponsor. A patto che abbiano davvero voglia di scommettere su un foglio libero e la sincera ambizione di cambiare le cose. Unica certezza è che neanche un lauto contributo potrebbe imbonirci.

Se è vero, come si accennava all’inizio dell’articolo, che la società civile sa guardare oltre e gettare il cuore oltre l’ ostacolo, a differenza della politica sempre uguale a se stessa, saranno proprio il pubblico e le associazioni che condividono con noi le battaglie in difesa del territorio ad accompagnarci nella nuova scommessa editoriale. Sarà a voi che renderemo conto degli sviluppi, in una seconda assemblea dopo quella entusiasmante di aprile, fornendo un piano d’azione più dettagliato e mostrandovi, finalmente, un sito rinnovato pronto ad accogliere i vostri preziosi spunti. Ci vediamo a settembre. ☺

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