Futuro animale
Il generale Vannacci si presenta agli Italiani con un nuovo movimento politico denominato “Futuro Nazionale”, nel quale candidamente vanta di essere “l’unica vera, orgogliosa, convinta, entusiasta, pura, l’unica destra che io conosca”. “Caspita” – ci sarebbe da dire – ed invece l’idea di futuro che propone il nuovo movimento politico fa davvero rabbrividire, perché pesca da esperienze passate che avevamo date per morte e sepolte, persino archiviate con disonore,
Basti pensare alle dichiarazioni del generale sulla scuola, che ci riportano indietro ad un passato che credevamo trascorso. Mi riferisco alla proposta di reintrodurre le “classi speciali” per gli alunni con disabilità, giustificata – a detta di Vannacci – dalla necessità di garantire ai ragazzi un supporto maggiore, consentendo parallelamente agli allievi normodotati di andare avanti senza rallentamenti. La scuola però non dovrebbe essere una corsa a chi arriva primo, ma una palestra di formazione degli individui e della loro identità sociale e a tal fine dovrebbe includere ogni diversità, poiché è la società stessa ad essere composta da individui diversi.
Le “classi speciali” in quest’ottica non sono mai state una protezione per gli alunni con disabilità, ma una forma di segregazione e di rafforzamento dello stigma, riducendo le opportunità di relazione e di autonomia. I problemi reali della scuola sono ben altri (ad esempio la mancanza di risorse, una formazione insufficiente, classi sovraffollate) e vanno affrontati migliorando l’ inclusione, non separando chi è più fragile.
Anche la proposta di reintrodurre il libretto di lavoro a 14 anni fa rabbrividire, perché mira a gettare i ragazzi in un mondo del lavoro sempre più precario e portatore di sfruttamento. Lo studio per i giovani è l’unica forma di emancipazione e contrasto alle disuguaglianza; perciò, introdurre i ragazzi in maniera precoce nel mercato del lavoro non può che creare una generazione sempre meno in grado di pensare e riflettere. A beneficio dei conservatori e dei potenti di turno.
Anche la negazione del “femmini- cidio” come fenomeno criminologico desta preoccupazione e puzza di restaurazione maschilista. Infatti, in criminologia e per il diritto, il termine “femminicidio” indica l’ uccisione di una donna in quanto donna, posta in essere da partner, ex partner o familiari, in un contesto di controllo e violenza di genere. Le statistiche ufficiali mostrano con costanza un numero stabile e significativo di donne uccise da partner, ex partner o familiari caratterizzate da una forte componente di controllo, possesso, gelosia, rifiuto della libertà della donna (es. decisione di separarsi, di cambiare vita, di interrompere la relazione). Parlare di “fem- minicidio” pertanto serve a nominare questo tipo di violenza e riconoscere che non si tratta solo di omicidi come gli altri ma di un fenomeno legato a squilibri di potere e cultura patriarcale. Questa necessità di “nominare il femminicidio” ha anche l’obiettivo di orientare le politiche pubbliche alla prevenzione del fenomeno, alla formazione delle forze dell’-ordine, al consolidamento delle reti antiviolenza, alla educazione nelle scuole al rispetto ed alla parità di genere. Negare l’esistenza del femminicidio, affermando che addirittura la persona fragile sarebbe l’autore della violenza significa negare una realtà ormai innegabile ed a- limentare il fe- nomeno.
Infine, persino il concetto di re-migrazione, eufemismo dell’idea di espulsione forzata dello straniero, gettata in pasto alle masse come la panacea di tutti i mali, è un concetto che ignora la complessità dei fenomeni migratori oltre che i trattati internazionali, ed evoca idee di deportazione e violazione dei più elementari diritti umani.
Il futuro di Vannacci ha in sostanza un solo obiettivo, quello di minimizzare e rimuovere le situazioni di vulnerabilità, con buona pace della nostra carta costituzionale e della stessa dignità umana.☺
