Garantire il diritto alla salute
27 Dicembre 2020
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Garantire il diritto alla salute

Lo scoppio di questa seconda fase emergenziale da Coronavirus sta creando problemi a tutta la sanità del nostro Paese, Molise compreso. Questo accade soprattutto in quelle aree in cui negli anni si sono tagliati i servizi, le guardie mediche, chiusi ospedali, si sono tagliati posti letto nei nosocomi e nelle strutture sociosanitarie; ciò, sommato al blocco del turnover del personale, ha di fatto smantellato il sistema sanitario. In questo desolante scenario, le maggiori difficoltà le stanno incontrando i malati più fragili, quelli cronici, oncologici o affetti da altre malattie: i malati non affetti da covid sono diventati pazienti di serie b.

Questi errori, oggi, emergono con prepotenza e con essi emerge la debolezza di un sistema che presenta in molte zone difficoltà a garantire proprio i più deboli. Perché? Perché gli ospedali sono in gran parte intasati da pazienti covid. Così i “malati fragili” rischiano di ritrovarsi esposti a problemi più seri, proprio perché soggetti deboli: doppiamente “fragili” per età e per patologie pregresse che, in questa fase emergenziale, dovranno stare ancora più attenti di altri.

Il Molise è una regione, un territorio, dove da molti anni si assiste ad un continuo spopolamento delle aree interne –  mentre crescono le aree costiere – dove rimangono a vivere per lo più anziani, soggetti fragili affetti da oggettive limitazioni funzionali e con pluripatologie. Persone su cui bisogna intervenire partendo dagli aiuti alle famiglie che svolgono un ruolo centrale nelle cure a queste persone. Bisogna intervenire subito e arrestare le trasformazioni di disgregazione in atto, dovute in parte all’emergenza covid, che rischia di mutare profondamente il sistema che fino ad oggi ha retto tra mille difficoltà.

Le trasformazioni in atto nelle famiglie stanno facendo crescere la domanda di assistenza e ciò deve far riflettere circa la necessità di trovare le risorse e le risposte necessarie per aiutare le stesse a superare questa fase emergenziale. L’esiguo numero di posti letto nelle strutture sociosanitarie convenzionate, le liste d’attesa e il sostegno alle famiglie nelle spese per l’acquisto di prestazioni dei servizi sanitari e socioassistenziali, sono i problemi da affrontare, e risolvere, nell’immediato. La pandemia ha ulteriormente accentuato i problemi economici delle famiglie, attraversate dalla precarietà lavorativa e dove le pensioni sono troppo basse per coprire le spese sanitarie e assistenziali.

Nonostante ciò, il ruolo delle famiglie è e rimane fondamentale ma, per aiutarle, bisogna attivare un piano che permetta l’assistenza al proprio domicilio del malato no covid. Per esempio: per i malati oncologici attivare tutti i percorsi che consentano la somministrazione delle cure oncologiche a casa. Ancora, la possibilità in questa fase che i presìdi per i malati cronici, che normalmente prevedono una distribuzione in ospedale, possano essere recapitati direttamente a casa o nelle farmacie territoriali. E se alcune regioni nel nostro paese si sono già attivate, altre devono farlo con urgenza, Molise in primis!

Altro capitolo problematico è quello delle strutture sociosanitarie, residenze sanitarie e assistenziali, che ospitano pazienti fragili spesso con pluripatologie e con limitazioni funzionali. Ecco, bisogna anche qui intervenire con un piano che riduca gli affollamenti, causa di contagi: non si può pensare che le strutture che non sono preparate si possano organizzare in pochi giorni e vengano attrezzate per diventarlo in breve. Quindi, nel frattempo, si potrebbe ipotizzare di ridurre la presenza degli ospiti in quelle strutture che non hanno spazi a sufficienza in modo da favorire il distanziamento sociale. Si potrebbe chiedere l’aiuto di quelle strutture sociosanitarie, presenti sul territorio, che al contrario hanno spazi a sufficienza e soprattutto devono avere personale e medici h24 in misura sufficiente ad affrontare la fase emergenziale.

C’è necessità di cambiare passo, di lasciarsi alle spalle la stagione dei tagli e tornare a investire nella sanità pubblica, nei servizi sociosanitari, nella rete delle prestazioni assistenziali per la non autosufficienza, nella continuità del sistema della residenzialità e della domiciliarità, nelle cure intermedie, nelle strutture di comunità, Hospice e nelle strutture sociosanitarie pubbliche e convenzionate. Soprattutto va ripensato un nuovo modello di residenzialità per le persone fragili. Bisogna farlo ora, subito!☺

 

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