Giochi di guerra
7 Maggio 2022
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Giochi di guerra

Wargames, è un film simbolo dei primi anni ‘80, eravamo nel pieno del riarmo atomico e  un “potente” movimento pacifista in Occidente contestava l’installazione dei missili nucleari Cruise e Pershing. Il senso del film era tanto semplice, quanto drammatico: alla guerra nucleare si può arrivare errore dopo errore, la mutua distruzione è garantita. Sono passati 40 anni eppure, con la guerra in Ucraina, giorno dopo giorno stiamo sempre lì, e questa volta non più nella virtualità di un film, ma nelle lagrime, nelle sofferenze, nei morti che sono parte della cronaca quotidiana. Ciò che trovo più disgustoso in questa tragedia ucraina è il cinismo, la miseria dei sentimenti, la manipolazione della verità e soprattutto la perdita di quella pietas, senza la quale l’uomo è il più feroce degli animali.

Un solo gigante umano, papa Francesco, che intorno alla stessa croce, nello stesso calvario della vita ha messo insieme una donna ucraina e una donna russa. Non solo un atto di fede, ma uno straordinario messaggio razionale, politico, tanto suggestivo quanto pragmatico. Le vittime di questa tragedia dell’est sono sotto gli occhi di tutti: 14mila cittadini ucraini e russi morti nel Donbass dal 2014 ad oggi, uccisi in una guerra a bassa intensità nel silenzio e nella complicità generale. Alcune migliaia di cittadini ucraini morti in queste settimane sotto le bombe russe. Fra i 15mila e i 20mila soldati russi morti, per lo più giovani soldati trascinati in una guerra fratricida. Siamo in un oceano di sofferenza, un oceano reso ancor più disgustoso dalle infinite e ipocrite lagrime di coccodrillo che ogni giorno ci vengono dai potenti della terra e dai loro interessati servitori. Ogni voce, compresa quella del Pontefice, che rifiuta la logica delle armi viene iscritta d’ufficio al coro dei putiniani, e ogni dissenso in Russia per una guerra di aggressione viene punito con il carcere e con la violenza. Come in Wargames giorno dopo giorno, missile dopo missile stiamo arrivando al punto di non ritorno. La Svezia e la Finlandia escono dalla loro pluridecennale neutralità e la Russia minaccia di portare i missili nucleari sui confini dei due paesi del Nord Europa.

Gli Stati Uniti, che considerano la Cina il nemico numero uno, hanno ipotizzato una Alleanza atlantica mondiale, arruolando Australia, Nuova Zelanda, Giappone e lndonesia. La Cina in risposta ha mandato i suoi caccia militari sul cielo di Taiwan e le sue navi da guerra davanti a Taipei.

I missili ucraini affondano la nave più prestigiosa della marina russa davanti alle coste di Mariupol e le autorità politico-militari russe affermano che è il momento di moltiplicare il volume di fuoco contro le città e il popolo ucraino.

È possibile che si arrivi rapidamente alla sanzione delle sanzioni ovvero all’

embargo totale del petrolio russo. La domanda è d’obbligo: chi pagherà il prezzo di questa, come delle altre sanzioni? La risposta è ovvia: il popolo russo, i popoli europei e tanti altri paesi poveri del Sud del mondo. Si pone poi una seconda domanda che invece non ha una risposta così scontata: come reagirà il popolo russo? Abbatterà il despota Putin o odierà ancor più l’Occidente? Vi sarà una crisi del regime di Putin o aumenterà la spinta verso il nazionalismo? Non sono certo, ma propendo per la seconda ipotesi.

E cosa accadrà quando i cittadini europei giorno dopo giorno vedranno i loro salari, la loro economia, i loro redditi colpiti dalle stesse sanzioni che sono contro Putin e la Russia? Già oggi i sondaggi ci dicono quanto forte sia la resistenza dei cittadini europei a questa  guerra. Vi è un solo modo per convincerli, vi è una sola via, al di là della retorica vuota sulla libertà e la democrazia della nomenclatura, una via antica, sperimentata con successo e utile a mobilitare i popoli nella corsa verso le armi, ovvero alimentare, far crescere lo spirito selvaggio del nazionalismo e l’ideologia della forza. Questo è il piano inclinato nel quale rischiamo di precipitare. Tutto lavora per il peggio, si è seminato vento ed oggi siamo nel pieno della tempesta.

In questi decenni a est come ad ovest si sono consumati tutti i princìpi che avrebbero potuto fondare una nuova civiltà. Eguaglianza, libertà, democrazia, diritti umani sono diventate parole vuote, spesso ingannevoli. In Unione Sovietica l’eguaglianza si è persa nei palazzi del potere e nella burocrazia del regime, in America e nelle metropoli occidentali la libertà e la democrazia sono state calpestate dall’homo oeconomicus e dagli interessi dell’Impero americano.

Quando Papa Francesco invita le due donne a portare la stessa croce, e quando evoca il sacrificio della Croce si rivolge a tutti e a tutti chiede di fare il primo passo, ovvero quello di riconoscersi nel destino comune, quello di avere la consapevolezza del rischio tremendo della mutua distruzione. Il messaggio del papa ha una potenza politica straordinaria, ed è il solo che può disgregare il muro dell’odio, dell’incomprensione, il desiderio illusorio della sopraffazione e della vittoria. Certo un’Europa libera, autonoma, non atlantista avrebbe potuto e potrebbe essere l’ ostetrica di questo nuovo mondo, ma l’Europa ha abdicato a questa funzione storica e si è ridotta ad essere poco più di uno spazio geografico. L’auspicio è che le parole del Papa scuotano le fondamenta della Politica e spingano le donne e gli uomini di buona volontà a costruire un grande movimento di pace nel mondo.☺

famiano.crucianelli@tiscali.it

 

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