Guerra e sanità molisana
5 Aprile 2022
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Guerra e sanità molisana

Qualcuno mi spiega perché se due bambini, dopo alterchi vari, passano alle mani, subito gli adulti provvedono a separarli, con il pistolotto rituale sul fatto che non bisogna picchiarsi; perché se a menarsi sono due adulti, subito si chiamano le forze dell’ordine, prima che finisca in tragedia, e sicuramente vengono disarmati e magari arrestati, lasciando che sia il giudice a definire ragioni e torti; perché se, invece, a suonarsele sono due nazioni, gli altri Stati provvedono a schierarsi e a fornire armi, supporto logistico, magari militari e tutto quello che serve perché sul campo prevalga il più forte, raramente chi ha ragione.

In Afganistan abbiamo prodotto, prima della fuga nottetempo, oltre 172mila morti, nella guerra balcanica oltre 100mila. “Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo” scrisse Quasimodo! Finché si produrranno armi, prima o poi le si useranno perché gli arsenali vanno continuamente rinnovati in quanto la tecnologia si evolve. È tempo che le guerre vengano bandite come tabù, vergognose anche solo a pensarle: che si riconvertano le industrie belliche, che si passi alla difesa popolare nonviolenta, che il denaro venga speso per costruire non per distruggere!

Con il pretesto della guerra in corso, il bilancio della difesa è schizzato per il 2022 a circa 26 miliardi, arriverà a 38 miliardi nei prossimi anni, se il parlamento sarà irresponsabile, un vero oltraggio ai bisogni reali quali la scuola, i servizi sociali, la sanità. Le conseguenze saranno, per dirla in latino maccheronico: “si vis bellum para culum”!

Sulla sanità non riusciremo mai a denunciare abbastanza lo stato di prostrazione in cui versa il Molise. Il presidente della giunta regionale, Donato Toma, dopo aver brigato per anni ostacolando in tutti i modi i commissari che si sono succeduti, finalmente il 5 agosto 2021 è stato nominato commissario alla sanità della regione Molise. A parte il cambio di nome sull’etichetta, nessuno si è ancora accorto di nulla né ci sono stati cambiamenti significativi. Il nostro progetto sulla sanità territoriale è fermo alla quarta commissione né circolano altri progetti su cui confrontarsi. Il timore grande è che non si esca dalla visione ospedalocentrica della sanità per cui continueremo ad intasare i nosocomi a danno della stessa salute dei malati. Noi non demordiamo, anzi pretendiamo un nuovo assetto, perché la salute è un diritto inalienabile. Aspettiamo che il commissario si degni di presentare il piano operativo sanitario.

Sono state previste nel Molise ben 13 case della comunità a fronte delle 8 iniziali, forse troppe, speriamo solo che rispecchino i bisogni e non rispondano a perverse logiche clientelari che poco o nulla hanno a che vedere con i bisogni reali: Riccia, Trivento, Boiano, Agnone, Isernia, Venafro, Frosolone, Castelmauro, Montenero di Bisaccia, Larino, Santa Croce di Magliano, Termoli, Campobasso. E due ospedali di comunità: Larino e Venafro.

Facciamo appello ai sindaci perché si mobilitino, coinvolgano i cittadini, pretendano dal commissario di discutere i servizi previsti all’interno delle case e degli ospedali di comunità perché non accada semplicemente il cambio di nome ai vecchi poliambulatori. Se è vero che per maggio il presidente-commissario scoprirà le carte è adesso, o poi sarà troppo tardi, che bisogna costringerlo a verificare sul campo i veri bisogni, uscendo dai clientelismi ma anche dai disastrosi campanilismi che potrebbero animare gli amministratori locali. Non si tratta di pretendere per sé ma per il bene comune, partendo dai più disagiati. Le lotte si fanno per l’affermazione dei diritti dei più deboli altrimenti diventano difesa dei privilegi.☺

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