I ritratti di bernini
“Un nobilissimo e ricchissimo cavaliere di Londra s’accese si fattamente di desiderio di farsi fare il proprio ritratto, che prese risoluzione di pigliare viaggio a posta alla volta di Roma… Vennese dunque a Roma, donò al Cavalier Bernini seimila scudi ed alla patria ne riportò il ritratto” (Filippo Baldinucci). Si tratta di Gian Lorenzo Bernini, figlio e allievo di Pietro, nato a Napoli nel 1598 e morto a Roma nel 1680, la cui educazione di scultore si svolse sotto gli influssi manieristici del padre.
Il giovane Bernini, padrone di una prodigiosa tecnica scultorea, posta al servizio di una fertile immaginazione, seppe dar vita e forma sensibile agli ideali, alle mitologie e alle aspirazioni temporali e spirituali del suo periodo storico e della Roma papale del Seicento, città di splendore e magnificenza. La sua creatività eclettica si espresse con successo anche nella ritrattistica. Fu, infatti, un ritrattista di eccezionale immediatezza e sensibilità e soprattutto un interprete insuperato della spiritualità barocca, impregnata di stimoli sensoriali che si ritrovano nel rapimento estatico della giovanile figura di Santa Bibiana (1626) e nell’Estasi di Santa Teresa d’Avila (1647-1652) nella chiesa di Santa Maria della Vittoria a Roma.
Il Bernini diede vita ad un nuovo tipo di busto-ritratto, proprio del gusto barocco, e divenne ben presto in questo settore uno degli scultori più affermati e richiesti di tutta Roma. Nel corso della sua lunghissima attività artistica, Gian Lorenzo Bernini ebbe modo di realizzare una serie di busti-ritratti che erano “so- spirati”, come dimostra la testimonianza riportata nell’esergo, dai numerosi committenti tra i quali i tre papi con i quali l’ artista collaborò.
Tra i principali ritratti del Bernini si può segnalare il Ritratto di Thomas Baker un marmo di Carrara (1637-1638) Londra, Museo Victoria. Girando intorno al busto e guardandolo dai lati si riesce a percepirne il movimento vaporoso e leggero. La testa del personaggio si volge alla destra dello spettatore mentre sotto la cascata del pizzo una mano equilibra la composizione muovendosi in direzione opposta.
Lo storico dell’arte Tomaso Montanari ha scritto di questo ritratto: “quella mano guantata è un prodigio scultoreo. Viene da rimpiangere il fatto che Bernini non abbia scolpito altri guanti: pare di sentire la consistenza del cuoio, di vederne la lucidità, di avvertire le cuciture, quasi di sentirne l’ odore”.☺
