i tabernacoli lignei
22 Febbraio 2010
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i tabernacoli lignei

I frati Cappuccini nacquero nelle Marche per un movimento di riforma che ebbe quale “inconsapevole” iniziatore Matteo da Bascio, nella primavera del 1525. Dopo qualche anno furono ufficialmente riconosciuti da papa Clemente VII il 3 luglio 1528 con la Bolla “Religionis zelus”. La prima generazione dei Cappuccini veniva dall’Osservanza, altra famiglia francescana che in Abruzzo e Molise aveva avuto un ampio sviluppo ad opera di illustri rappresentanti quali Bernardino da Siena, Giovanni da Capestrano, Giacomo della Marca e dei loro seguaci. Per il Molise si riscontra la fondazione dell’Osservanza in Giovanni da Stroncone, discepolo di Bernardino da Siena, che fonda i Conventi di S. Onofrio a Casacalenda, S. Nazzario a Morrone, Gesù e Maria a San Martino in Pensilis, S. Giovanni Battista a Campobasso, fino a raggiungere “la terra del Lavoro”: infatti è sepolto a Lucera, nel Convento soppresso del SS. Salvatore.

Il periodo di maggior sviluppo del nuovo Ordine, tra gli inizi del Seicento e la prima metà del settecento, vedeva l’entrata in convento non solo di giovinetti da formare per la vita religiosa e da preparare alla vita pastorale, ma anche di giovani maturi, che avevano appreso ed esercitata un’arte: artigiani, tessitori, muratori, pittori, scultori, ecc. di cui l’Ordine si servì per ornare e costruire chiese e conventi.

Una nutrita schiera di frati artigiani si occuparono della lavorazione di manufatti lignei che per secoli hanno adornato e ancora adornano le chiese dei Cappuccini e degli Osservanti: balaustre e cancellate, armadi di sacrestia e cantorie, cori e arredi d’altare, pulpiti e confessionali, solenni reliquiari e tabernacoli lignei, cornici per pale d’altare, opere di “virtuosi”che diedero il via ad uno stile inconfondibile, donde l’espressione “alla Cappuccina”.

I Tabernacoli lignei

Quasi sempre i tabernacoli lignei furono concepiti insieme alla struttura dell’altare maggiore, nella quale era inclusa anche una pala o cona. Quei solenni capo-altari realizzati in legno esaltano il verticale e portano a fondere il colore del cotto del pavimento: il mattone, come il legno sono elementi architettonico-decorativi di stile povero. L’arte lignea più rappresentativa nella regione Abruzzo-Molise si deve ai cosiddetti “Fratelli marangoni”. Vennero identificati con questo nome quei frati non sacerdoti, detti “fratelli laici” che tra il Seicento e il Settecento, diedero vita ad una scuola d’arte di notevole rilievo (il termine marangone pare faccia riferimento all’arte del maneggiare l’ascia nell’area veneta). Questi artisti del legno, tramandati senza identità, li rinveniamo nei necrologi conventuali insigniti del titolo: “illustri per laboriosità e santità di vita”.

Con il termine “tabernacolo” (dal latino “tabernaculum, tenda”) oggi si usa indicare la custodia eucaristica, cioè quel particolare arredo dell’altare, costituito essenzialmente di una teca o edicola chiusa, destinata a contenere la pisside con le particole consacrate. Il termine è stato anche indicato con il sinonimo di “ciborium”, dando luogo a confusione e ambiguità. Oggi si preferisce riservare il termine “ciborio” al baldacchino architettonico costruito sull’altare. Dal gotico al rinascimento è possibile riscontrare ciborii nelle splendide cattedrali di S. Ambrogio a Milano e il ciborio del Bernini in S. Pietro a Roma. Oltre alla funzione liturgica, il tabernacolo porta in sé vari segni simbolici, tra i quali uno rimanda al mistero della Vergine Maria. In particolare il tabernacolo a tempietto della scuola dei Frati Marangoni ha come idea la casa del Dio incarnato e sacramentalmente “attendato” in mezzo alle case degli uomini, esprimendo un forte simbolismo mariano, traendo senso dalla mariologia vissuta e pregata da S. Francesco d’Assisi, per il quale (nel Saluto alla beata Vergine Maria) costei è”palatium, tabernaculum, domus”.

I Tabernacoli di Venafro e Fossalto

La figura del tabernacolo-tempietto a pianta centrale sostanzialmente sviluppa un solido geometrico avente per base un esagono ideale mancante di tre lati posteriori. Essi tendono a fondere nel legno un intenso fervore religioso attraverso lo spirito e lo stile barocco, che raccorda linee, piani, strutture, volumi alla ricerca di una piena unità organica e culminanti con una cupola, quasi una sintesi visiva dell’insieme figurativo: architettonico-decorativo-cromatico. Due esempi di tabernacoli in Molise sono quelli della Chiesa di S. Nicandro a Venafro e l’altare di S. Antonio in Fossalto: hanno struttura degradante, il primo privo di meccatura in oro zecchino, il secondo sfolgorante nella sua lucentezza cromatica. Il basamento è centralmente intagliato da una piccola gradinata che va restringendosi fino alla porticina del ciborio per evidenziare il chiaro gioco prospettico. Gli ordini si susseguono fino ad una cornice ben aggettante che li definisce in alto; acquistano unità architettonica pur nella varietà degli elementi decorativi, grazie a delle colonnine che li scandiscono all’intorno in tutta l’altezza ed estensione.

Il legno per le sue qualità tecnico-artigianali e per il significato teologico-ascetico rimane nelle mani dei Fratelli Marangoni il materiale principe nella realizzazione dei tabernacoli, esso viene arricchito da materiali “preziosi”, quali l’avorio, la madreperla, la tartaruga, materiale pregiato mancante in quelli molisani; del legno stesso vengono selezionate specie più o meno di pregio come il noce, il cipresso, il ciliegio, il bosso e l’ebano in una variazione cromatica dosata con gusto, specie per il movimento delle luci e delle ombre e per il riflesso delle tarsie e della meccatura d’argento e oro.

Così la spettacolarità barocca diventa scenografia dello spirito. ☺

jacobuccig@gmail.com

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