Il bambino e l’acqua sporca
28 Giugno 2025
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Il bambino e l’acqua sporca

Tanto tuonò che piovve. Sono anni ed anni che in molti si è parlato di tramonto di un’epoca, di esaurimento della democrazia, collasso delle élite, cambiamento climatico e crisi della globalizzazione. Tutte grandi questioni ripetute così ossessivamente da sembrare più una litania, che fatti reali. Ma alla fine i fatti sono arrivati, e sono dolori. Il primo dei quali è la controrivoluzione americana.
Oggi gli Stati Uniti sono nelle mani di un presidente che solo quattro anni fa ha tentato il famoso golpe di Capital Hill: infatti, appena eletto, Trump non ha indugiato a liberare 1.600 rivoltosi protagonisti del tentato golpe. Una cosa tanto grave, quanto ignorata. Questo ieri, oggi il Trump al potere sta demolendo i capisaldi della democrazia: dalla liquidazione del principio della separazione dei poteri, fondamento dello stato liberale, alla cancellazione dello Stato di diritto, sino a rischiare una crisi costituzionale, cosa che aprirebbe negli Stati Uniti scenari inediti, anche perché fortemente ipotecati dalla chiara vocazione autoritaria del presidente americano. Un presidente che non ha esitato a costruire un pretesto grave come la “deportazione” a Guantanamo degli immigrati per militarizzare il territorio e per accarezzare gli istinti peggiori del popolo americano, da quelli razzisti a quelli nazionalisti. Un presidente che nella politica internazionale mostra un cinismo politico, una spregiudicatezza, un vuoto di princìpi etici, un disprezzo per gli stessi europei che ricordano la follia del famoso dott. Stranamore di Kubrick. Un presidente che ha trasformato la politica internazionale, la storica egemonia democratica americana nel mondo in un suq, in un mercatino di dazi e contro dazi.
L’interrogativo fondamentale che la “buona politica” dovrebbe porsi è tanto semplice quanto di complicata soluzione. Come è stata possibile questa deriva? Perché l’ex golpista Trump è andato al potere con il consenso e il voto popolare?
È che sono arrivati al dunque due processi storicamente rilevanti che hanno logorato le ragioni e le basi materiali della democrazia. Da una parte la globalizzazione economica e sociale che ha rappresentato una straordinaria ridistribuzione di reddito a livello planetario. Paesi sino a ieri confinati nella povertà del Sud del mondo, la Cina innanzi tutto, sono entrati a pieno titolo nel circuito della produzione e distribuzione della ricchezza, con la conseguenza di un forte indebolimento dei diritti economici e sociali dei popoli occidentali e la concentrazione di potere e soldi nelle mani di pochi. La parabola della classe democratica americana può essere ormai assunta come paradigma. Una pseudoclasse dirigente chiusa nei propri interessi, distante anni luce dal sentimento e dalla rabbia popolare.
Gli europei non fanno eccezione a questo nuovo clima, la separazione fra popolo ed élite ha avuto in Europa la stessa dinamica. La frammentazione degli Stati europei è figlia di quel corporativismo, di quella miopia strategica che ha portato alla fine della democrazia organizzata, alla riduzione dei partiti in comitati elettorali, al vuoto di strategia e di ambizione politica. Con l’aggravante di un condizionamento pesante dell’ amministrazione americana, che è a fondamento di quella miope politica degli europei nei confronti della Russia a partire da Gorbacev, e che ha portato tutti nel vicolo cieco di questi ultimi anni.
Riprendere il filo di una strategia alternativa che dovrebbe tenere insieme una politica internazionale giusta e lungimirante, il futuro di un’Europa unita, l’attenzione alle differenze sociali è tanto urgente quanto difficile da realizzare. D’altronde il male oscuro è così diffuso e profondo che persino il numero 3 del solo governo autenticamente di sinistra in Spagna è imputato di corruzione. La via è lunga, se non vogliamo correre dietro ai fuochi fatui.
Il problema generale che ha compromesso la democrazia e il sistema dei partiti è la perdita di connessione sentimentale fra popolo, politica e partiti. Questa è la cruna dell’ago da attraversare. Per questo trovo stucchevole e dannoso il teatrino che si è aperto sull’esito elettorale. Chi ha vinto, chi ha perso? Abbiamo preso più voti della Meloni, avviso di sfratto e altre battute di questo tipo. Una diatriba che rischia di svilire la straordinaria importanza di questo voto.
Che 14 milioni di persone siano andate a votare avendo ben chiaro che il quorum sarebbe stato impossibile è una testimonianza di motivazione, uno spirito combattivo di una parte importante del popolo che rappresenta un grande patrimonio sociale ed ideale per il futuro. Che il giorno prima una marea umana abbia manifestato contro la mattanza a Gaza, testimonia una nuova e fondamentale coscienza e militanza civile. Questi due giorni ci hanno fatto uno splendido regalo, merito anche dei tanti, tantissimi che in questo conflitto hanno messo energie e passione, merito del segretario della CGIL che ha scommesso sulla rinascita di un movimento di massa sulle grandi ingiustizie sociali. Ora è decisivo che la politica, e in primo luogo la sinistra, non butti il bambino nel gioco dei quattro cantoni, che non sacrifichi la possibilità di una nuova “connessione sentimentale” con il popolo e con il mondo del lavoro per calcoli di bottega, che torni ad essere protagonista nella società e si liberi di quanti hanno interpretato la politica come affare privato.☺

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