Il buio e la speranza
10 Novembre 2025
laFonteTV (4175 articles)
Share

Il buio e la speranza

Incontro Vittoria Todisco, giornalista e memoria storica della città di Campobasso, nella sua bella casa “movimentata” dalla presenza della cagnetta India.
La prima domanda che le pongo è come sia cambiata Campobasso nel corso del tempo. Comincia con il raccontarmi di come fosse fertile la città nel periodo post fascista. I giornali nazionali avevano le pagine locali in Molise, fiorivano le riviste universitarie, il dibattito politico e culturale era vitale, c’erano le prime lotte sindacali, i partiti avevano le federazioni giovanili, i giovani non erano ancora in fuga, anzi, i ragazzi che a scuola eccellevano erano considerati patrimonio della città. 
Il biglietto da visita di Campobasso era piazza Cuoco con la stazione, allora una vera stazione, e la splendida cornice dei palazzi stile umbertino e liberty. Un cambiamento, mi dice Vittoria, cominciò a prendere forma con gli anni ‘60. L’assassinio di Kennedy sancì, per i giovani di allora, la fine di un mito. Arrivarono i primi scandali politici e la stagione dei “palazzinari”.
Il centro storico, con l’avvento dell’edilizia popolare, cominciò a spopolarsi per accogliere, poco dopo, persone provenienti dai paesi limitrofi. Il quartiere Cep era, allora, un quartiere privo di infrastrutture. Enrico Berlinguer, in occasione di una sua visita a Campobasso, andò a sostenere i cittadini del quartiere che avevano creato un movimento di lotta per ottenere acqua e infrastrutture. Incominciava l’esodo dei giovani che sceglievano Milano e Torino, per scoprire, però, che lì perdevano la loro identità: venivano considerati “napoletani”. Oggi, osserva Todisco, Campobasso soffre di decadenza e di abbandono, è tutta una “mangiatoia”, mi dice usando un’ espressione calzante.
Spesso, commenta, le iniziative enogastronomiche non hanno alcuna valenza culturale. La biblioteca Albino è chiusa da anni, la stazione non è attiva, anche l’orologio di piazza Cuoco “si è arreso”, dice. Mi cita l’esempio dei Grandi Magazzini Teatrali, un’istituzione culturale un tempo vitale, un “patrimonio perduto”, lo definisce. I giovani continuano ad andare via per costruire le loro famiglie altrove. E non torneranno, mi dice perentoria. 
Nel racconto Vittoria Todisco inserisce una nota di positività, riguarda un personaggio, di Campobasso, Francois Ciocca, un artigiano-artista nella cui bottega si esibiscono gratuitamente musicisti provenienti da tutta Europa. Ciocca costruisce clavicembali che vengono venduti all’estero, ha lanciato questa stagione concertistica unica nel suo genere senza alcun tipo di sostegno, meno che mai politico. Vittoria chiede: non meriterebbe visibilità? Un esempio, spiega, di come Campobasso non valorizzi appieno le sue potenzialità, le sue eccellenze. 
Le chiedo come ultima domanda: cosa si può fare? Per poter ripartire bisognerebbe guardare con occhi più attenti la sofferenza che i giovani affogano nell’alcol e nella droga, risponde. Dietro le iniziative, che pure ci sono, aggiunge, va posta la cultura, sempre, altrimenti ci saranno solo banchetti ed “enfasi del cibo”. È possibile, però, farlo, mi chiede, nella vita fatta di superfluo e di mordi e fuggi della società globale? Le conquiste, aggiunge, non vanno date per scontate, bisogna continuare a lottare per conservarle.
Questa città va amata, dobbiamo conoscerne la storia, l’architettura, l’arte, le potenzialità.
India mi fa festa, ma io e Vittoria siamo in bilico tra pessimismo e speranza.☺

laFonteTV

laFonteTV