Il cibo è scelta politica
5 Novembre 2026
laFonteTV (4276 articles)
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Il cibo è scelta politica

Siamo abituati a valutare lo stato di salute di un Paese attraverso gli indici macroeconomici: il Prodotto Interno Lordo che sale, la tenuta dei consumi, la vivacità dei mercati finanziari. Eppure, la realtà quotidiana raccontata dalle comunità racconta tutt’ altra storia. Chi coltiva e presidia il territorio stenta a coprire i costi di produzione o è costretto a chiudere; chi raccoglie nei campi lavora spesso in condizioni di grave sfruttamento; chi fa la spesa trova il carrello rincarato di quasi il 30% rispetto a cinque anni fa, riducendo l’acquisto di prodotti freschi e di qualità.
​Quando la contabilità economica ufficiale e la vita concreta delle persone vanno in direzioni opposte, significa che stiamo misurando la cosa sbagliata. Il cibo è il luogo in cui i conti devono tornare davvero: non si può rinviare la fame, né si può delocalizzare la produzione quando la terra si degrada. Per questo il cibo non è un semplice comparto commerciale, ma il punto cruciale su cui si gioca il futuro sociale, ecologico ed economico delle nostre comunità.
​È da questa consapevolezza che nasce il documento coordinato da Terra Comune – Terra non Guerra, una piattaforma coraggiosa che unisce agricoltori, ambientalisti, sindacati, consumatori, reti sociali e mondo della cooperazione. Un’iniziativa che affronta un tema che con la fonte stiamo già portando in giro per il Molise insieme ad altre associazioni, mettendo al centro di una comunità quello che conta davvero: il cibo, l’acqua, la cura della terra e la giustizia sociale.
​I dati del settore agroalimentare italiano descrivono una vera e propria emorragia. Tra il 2010 e il 2020 in Italia hanno chiuso quasi 490mila aziende agricole – il 30% del totale -, con un crollo drammatico del ricambio generazionale: i conduttori under 30 rappresentano appena il 2,2%. Nel frattempo, mentre le piccole realtà contadine scompaiono, la superficie media delle aziende superstiti si allarga, alimentando una forma di nuovo latifondo agroindustriale. Un modello che mal si adatta alle aree interne, montane e collinari che caratterizzano la spina dorsale del Paese e territori come il Molise, lasciandole esposte ad abbandono, dissesto idrogeologico e spopolamento.
​Nello stesso tempo, la Politica A- gricola Comune (PAC) continua ad allocare l’80% delle risorse pubbliche a favore del 20% delle grandi imprese, premiando l’estensione dei terreni e l’intensità di capitale anziché l’impatto ecologico e l’occupazione.
​Il manifesto di Terra Comune formula 90 proposte operative e 8 azioni prioritarie per invertire la rotta e trasformare radicalmente i sistemi alimentari:
1. Terra, non guerra: Rifiuto del vincolo di destinare il 5% del PIL alle spese militari. Le risorse destinate al riarmo devono essere reinvestite in sanità, istruzione, riconversione ecologica e protezione del lavoro agricolo. La vera sovranità alimentare consiste nel ridurre le dipendenze esterne da energia, pesticidi, fertilizzanti di sintesi e mangimi importati, costruendo la pace attraverso la sostenibilità dei territori.
2. Riforma della PAC e sovranità contadina: Introdurre un tetto di 50.000 euro ai pagamenti diretti europei, eliminare i titoli storici e ridistribuire le risorse verso le piccole e medie aziende ad alta intensità di lavoro.
3. Accesso alla terra per i giovani: Frenare il consumo di suolo con un quadro normativo vincolante e mettere a disposizione il demanio e le terre pubbliche abbandonate tramite affitti agevolati a chi pratica l’agroecologia.
4. Giusto prezzo e dignità del lavoro: Costruire il prezzo dei prodotti a partire dai costi reali di produzione per evitare che la grande distribuzione scarichi la competizione al ribasso sui produttori e sui braccianti. Si richiedono l’introduzione del salario minimo, la condizionalità sociale sui fondi pubblici e il superamento delle norme che favoriscono la precarietà e il caporalato.
5. Transizione ecologica e sovranità sementiera: Piano per la riduzione drastica dei pesticidi, tutela del carbonio e della sostanza organica nei suoli, divieto di brevettazione del vivente (inclusi i nuovi OGM/NGT) e garanzia del diritto degli agricoltori a conservare, riprodurre e scambiare le proprie sementi.
6. Riconversione degli allevamenti e rilancio del biologico: Accompagnare il superamento degli allevamenti intensivi verso modelli estensivi e mirare al 50% di Superficie Agricola Utilizzata (SAU) a biologico entro il 2040, valorizzando i Biodistretti.
7. Politiche territoriali del cibo: Una legge quadro per consentire agli Enti Locali di istituire i Consigli del Cibo (Food Council) e di impiegare gli appalti pubblici (mense scolastiche e ospedali) come leva economica per sostenere l’agricoltura locale e biologica a filiera corta.
​Le risposte a questa crisi non sono teorie astratte, ma pratiche che già esistono e funzionano: cooperative che rispettano i contratti e mantengono vivo il paesaggio, reti di economia solidale, biodistretti, comunità d’ acquisto e giovani che tornano a coltivare terre dimenticate.
​Portare questa discussione nei comuni molisani significa affermare che la cura della terra non è una questione nostalgica o di settore, ma un cantiere di democrazia e partecipazione. Salvaguardare le sorgenti d’acqua, promuovere l’agricoltura sociale e garantire cibo sano a prezzi giusti sono i pilastri su cui ripartire per dare dignità al lavoro, trattenere le giovani generazioni e custodire i beni comuni.☺

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