Il dialogo come metodo
Incontro Antonella Presutti, la presidente della Fondazione Molise Cultura. Le chiedo come e quando sia iniziata la sua avventura istituzionale. Quando nel 2013 l’allora presidente della Regione, Paolo Frattura, le chiese se avesse voglia di occuparsi della Fondazione e di rilanciarla sul piano culturale, Presutti mi racconta, lei accettò per due ordini di motivi. Mi dice con convinzione: “Io credo in questa terra e sottolineo il termine terra, credo nelle sue potenzialità e non ho perso questa fiducia. E sono sicura che proprio le tradizioni della nostra regione costituiscano il trait d’union della programmazione culturale”, tradizioni concepite a livello alto, come fattore di identità, non certo come campanilismo o chiusura verso l’esterno. Aggiunge di aver accettato anche “per spirito di servizio”, espressione abusata, mi dice con un sorriso, ma ugualmente preziosa, dico io.
Chiedo che mi racconti della natura dei problemi che si è trovata ad affrontare. La prima risposta è quella che più temevo: il problema delle infrastrutture. Organizzare Poietika, mi dice sconsolata, vuole dire andare a prendere materialmente gli ospiti per evitare loro il disagio dei pullman sostitutivi e della lentezza e inefficienza dei trasporti. Questo aspetto del Molise, aggiunge, non rende appetibili i nostri luoghi, anche se gli ospiti sono convinti della qualità degli eventi proposti. Non dimentichiamo che Poietika è una rassegna culturale che in questi anni ha invitato in Molise nomi di assoluto rilievo internazionale. Inoltre gli artisti che la Fondazione invita hanno impegni programmati su base anche biennale, quindi programmare mostre, incontri e rassegne vuole dire cimentarsi in un notevole sforzo organizzativo che riguarda date, programmazione accurata su tempi che spesso sono molto lunghi.
La domanda successiva mi sta particolarmente a cuore, la risposta, per noi che amiamo la libertà della cultura, è rassicurante: il rapporto con la politica, mi spiega Antonella Presutti, non è mai stato conflittuale. A volte i rapporti sono iniziati male, ma sono poi sfociati, grazie al rispetto reciproco, in rapporti di collaborazione. “Non ho mai subìto pressioni, non ci sono mai state obiezioni sulle scelte, neanche quando si è trattato di invitare artisti schierati. Ho goduto e godo di una libertà assoluta, in caso contrario avrei lasciato”, dice guardandomi con il suo sguardo franco e deciso. Le chiedo quanto abbia messo di sé stessa come donna, insegnante e scrittrice in questo impegno. “Intorno a Poietika si è formato un gruppo di ragazzi che hanno collaborato fattivamente alla riuscita degli eventi. La crescita dei giovani deve essere una priorità. Penso a un grande Festival dell’infanzia e dell’ adolescenza” dice Presutti insegnante, con lo sguardo lungo di chi forma le generazioni del domani. “Se progetto – continua – prendo sempre in considerazione l’elemento femminile, lo sguardo delle donne, non in nome della par condicio, ma proprio perché quello sguardo è più che mai necessario”. “Come scrittrice – conclude – sono stata guidata nelle scelte dall’interesse e dall’amore per la parola”.
Il bagaglio di letture di cui è ricca gioca un ruolo insostituibile nelle scelte e nei progetti. Credo che questa risposta di Antonella Presutti sia una prova di saggezza e di umiltà. Altri avrebbero colto l’occasione per autocelebrarsi, lei, invece, parla di sé stessa lettrice: una lezione da ammirare.
Che vuol dire far cultura in Molise? Vuol dire, risponde, stabilire rapporti. La nostra è una realtà piccola e frantumata, spiega, in tutti i sensi. “Ci sono innumerevoli piccole realtà ‘autodotate’, ‘cucirle’ fra di loro non comporta perdita di identità e di autonomia, vuole dire, invece, arricchimento.
Il dialogo, spiega ancora, rafforza ed esalta sia le differenze che le basi comuni. Mi dice con trasporto che l’impegno di Presidente della Fondazione le ha fatto acquisire la lucidità necessaria per considerare il dialogo come obiettivo comune. Esiste un mondo sommerso che tende a ri- manere tale, ci sono sensibilità importanti che vanno esplorate e sostenute. Con l’espressione serena di chi crede in quello che dice, Presutti afferma che un’altra faccia dell’impegno in Fondazione è “portare il Molise fuori dal Molise; non siamo né i peggiori né i migliori, sia il positivo che il negativo vanno scovati e valorizzati. Dal confronto scaturiscono realtà altrimenti inimmaginabili”.
Occorre un cambio di mentalità, “a volte in Molise si opera per impedire che gli altri facciano” dice con evidente amarezza. Cosa hai imparato da questa esperienza tuttora in corso? In questi anni fruttuosi l’incontro con persone e sensibilità differenti, a volte nascoste e poco conosciute, l’ha arricchita. Le ha dato uno sguardo attento, non frettoloso che l’ha guidata verso operazioni non “di cassetta”, ma ponderate, frutto di passione e convinzione. Questo ruolo le ha insegnato a confrontarsi per costruire e per guardare il territorio e fuori da esso. Tuttavia, afferma, non possiamo e non dobbiamo cominciare sempre da zero, occorre, invece, guardare a chi ha fatto prima di noi.
Con questo grande ideale che abbraccia passato, presente e futuro, lascio Antonella Presutti con la convinzione che, grazie alla forza del dialogo di cui è portatrice, la Fondazione è in buone mani.☺
