Il nostro legame
4 Giugno 2020
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Il nostro legame

Scrivere di Marianna in occasione della sua scomparsa è una cosa difficilissima, inimmaginabile, perché lei fa parte della mia vita da sempre.
Figlie di due mamme che si conoscevano sin da giovani, il nostro legame è stato naturale, anche, forse, perché eravamo coetanee (io sono più vecchia di qualche mese). Da piccole abbiamo giocato molto spesso insieme e da adolescenti siamo uscite sovente, facendo le prime passeggiate per il corso di Termoli. Con il tempo, soprattutto quando lei si è trasferita a Bologna per frequentare l’università, ci siamo inevitabilmente perse di vista: io ero rimasta a Termoli e mi ero iscritta al neonato ateneo di Campobasso, per studiare, a mia volta, giurisprudenza. Però ero sempre al corrente dei suoi successi e della sua vita personale, grazie alle lunghe e frequenti telefonate che le nostre mamme si scambiavano.
Poi il suo ritorno a Termoli e lo studio con Pietro D’Adamo, suo amico e collega di sempre. E il matrimonio: la ricordo semplice e bellissima quel giorno, molto emozionata e molto sorridente.
Ho saputo subito della sua malattia, di cui non avevo mai sentito parlare prima di allora, ma che, ho scoperto, poteva essere seriamente invalidante. Nel corso degli anni, nonostante le indubbie sofferenze e le modificazioni fisiche che il male aveva determinato in lei, ha continuato a svolgere la sua attività lavorativa e, quindi, ci siamo incontrate spesso in tribunale, dove ci fermavamo a parlare ed a raccontarci di noi. Una delle ultime volte in cui ci siamo viste a Termoli, in un supermercato, lei scherzava sui suoi problemi e ci siamo promesse di organizzare una cena che, purtroppo, non abbiamo avuto il tempo di fare. Qualche giorno prima della sua scomparsa, le ho fatto gli auguri di compleanno, era l’11 maggio, e lei mi ha risposto con qualche parola e tanti cuori colorati.
Sapere della sua morte è stato scioccante, una giornata soleggiata e calda si è improvvisamente trasformata, ha perso colore e calore, si è ingrigita, come se la gioia se ne fosse andata. Ho chiamato le mie sorelle e mio fratello, annunciando loro ciò che era successo. Inutile dire che il nostro dolore è stato grandissimo, è stato come perdere una parte della nostra vita, anche se queste parole potranno suonare banali e scontate. Abbiamo partecipato, in modi diversi, al suo ultimo saluto, cercando di essere vicini ai suoi cari. Le ho lasciato un fiore, quel giorno, una semplice rosa bianca.
Però, nonostante tutto ciò che ho appena scritto, Marianna non era e non è mai stata la sua malattia, perché quando la incontravi e parlavi con lei, sebbene fosse inevitabile accorgersi che aveva delle difficoltà, queste sparivano, come se non esistessero. Marianna era il suo sorriso instancabile, la forza che non ha bisogno di riposo, era la voglia di progettare e di fare, era l’amore della sua famiglia e dei suoi amici, era “Bella ciao”.
E nella mia mente e nel mio cuore resteranno sempre quel suo sorriso e la capacità di “scherzare” sulla sofferenza, forse anche per esorcizzare la paura. La immagino, oggi, ricongiunta a mia madre alla quale lei voleva molto bene e che ricambiava con altrettanto affetto. Ovunque lei sia ora, le auguro che il suo viaggio prosegua e che lei sia felice.
Ciao Marianna…
Valeria Cacchione

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