Il primo passo
Adelante Pedro con juicio, scriveva il Manzoni. È un consiglio che torna utile in questi nostri difficili tempi. Con la vittoria al referendum un passo avanti si è fatto, ma la partita vera è ancora tutta da giocare.
Il passo avanti: la destra, questa destra si può battere. Non solo, questa sconfitta è maturata anche per il ruolo negativo avuto dal Presidente degli Stati Uniti che da risorsa è divenuto fardello gravoso per la Meloni e per il governo della destra. Gli effetti collaterali delle guerre sono entrati nella vita quotidiana delle persone e stanno rendendo sempre più difficile il vivere sociale e il futuro della gente comune. Sarebbe, però, illusorio pensare che siamo ad un mutamento profondo del senso comune e di quel clima politico-culturale che ha alimentato il vento di destra in Occidente. Da questo buco nero si può uscire solo se emerge con forza una nuova idea della società e della stessa democrazia e, soprattutto, se scenderà in campo quella parte grande della società civile che è stata decisiva per l’esito del referendum.
Dietro l’avanzata della destra radicale, negli Stati Uniti come in Europa, vi è una crisi della cultura e dei valori della democrazia occidentale, una impotenza delle forze progressiste e della sinistra, insomma una grande difficoltà che ha radici profonde. Questa vittoria rappresenta una boccata di aria buona, apre le porte alla speranza e alla possibilità che qualcosa di nuovo potrebbe accadere sul fronte occidentale. Se poi si dovesse avere nel prossimo autunno la sconfitta di Trump alle elezioni di midterm, allora questa speranza del cambiamento potrebbe avere un vigore e una possibilità nuova.
In secondo luogo questa vittoria referendaria è stata importante perché sono state in discussione questioni fondamentali sul tema della giustizia. L’obiettivo di subordinare la magistratura all’esecutivo non è passato. Fortunatamente la diffidenza della gente verso i magistrati non è arrivata al punto da mettere in discussione l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati. Cantare vittoria sarebbe però un errore, si rischierebbe di prendere lucciole per lanterne.
Sul versante politico la partita è apertissima, e non dobbiamo ignorare le opacità e le contraddizioni del voto, anche se consola vedere una partecipazione così importante al voto. “Piano merlo che la fratta è lunga” dice un proverbio romano, è un saggio invito alla prudenza, poiché altra sarà la partita, altri i contendenti quando si arriverà alle elezioni politiche del 2027.
La questione diventa ancora più pelosa, più complicata se andiamo a ragionare sulla magistratura e sul suo ruolo. La terzietà dei magistrati nel corso degli anni è stata più teorica che reale. La diffidenza, se non l’ostilità nei confronti di questo organo fondamentale dello Stato non è solo prerogativa di quanti intendono violare la legge, o di quanti hanno subìto condanne ingiuste: ogni anno circa mille persone finiscono in carcere per errore. Fra i tanti che criticano “i magistrati” vi sono molti che reclamano una giustizia giusta. Il sacrificio di tanti magistrati nella lotta alla criminalità organizzata non può assolvere comportamenti e scelte che hanno coinvolto una parte importante della magistratura. Non è un caso che la fondamentale procura di Roma sia stata definita “il porto delle nebbie”, la cittadella giudiziaria dove fascicoli importanti finivano talvolta per svanire nel nulla. Che la giustizia non raramente sia stata forte con i deboli e debole con i potenti, è un problema antico nelle grandi, come nelle piccole procure. Questione, però, che non ha e non avrebbe soluzione, se noi dovessimo limitarci a declamare gli articoli della Costituzione. È fondamentale che nella Costituzione come nei tribunali vi sia l’affermazione “la legge è uguale per tutti”, ma è altrettanto chiaro che senza controlli sociali sui meccanismi del potere, compreso quello giudiziario, le giuste parole scritte nelle carte e nei luoghi “sacri” rapidamente diventano foglie al vento.
Negli anni ‘70 fu proprio il fiorire di una diffusa controinformazione ad impedire che atti criminosi contro la democrazia finissero nei pantani della disinformazione e nei labirinti della giustizia. Le radio libere di quegli anni come Radio città Futura, Radio Alce, radio Aut di Peppino Impastato, tanti giornali come il Manifesto, Lotta Continua, l’Unità e la stessa Repubblica furono dei presìdi della democrazia e della Giustizia. Così come furono fondamentali quei movimenti e quelle associazioni critiche con lo stato di cose presenti a disvelare quali e quante profonde ingiustizie si nascondano nella presunta oggettività delle leggi economico-sociali e della stessa scienza. Basti riflettere sul grande contributo che è venuto da Medicina Democratica ieri e dai medici per l’ambiente oggi, che con i loro studi e le loro opere hanno ben evidenziato quali e quanti danni vengono alla salute dei lavoratori e dei cittadini da modalità di lavoro malsane e dall’inquinamento ambientale. Sono cresciuti e si sono affermati nuovi diritti sino a ieri negati che sono stati e sono divenuti una bussola fondamentale per la giustizia di ieri e di oggi.
È giusto essere lieti per il risultato del Referendum, è giusto festeggiare, purché sia chiaro che il finale di partita è tutto da scrivere sia per il futuro politico e sia per il destino della stessa Giustizia.☺
