Il privilegio di essere stanchi e sazi
13 Maggio 2021
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Il privilegio di essere stanchi e sazi

Una lingua straniera non si impara mai del tutto, e meno ad una certa età. Questo l’ho capito in queste ultime settimane, sentendo nella TV tante persone che dicevano o gridavano “Siamo stanchi!”

Non erano operai dell’ILVA che uscivano dal turno di notte, erano artigiani, ristoratori o proprietari di palestre che non potevano lavorare a causa del maledetto virus. Ed io non capivo perché erano stanchi, avendo la possibilità di fare una siesta o un pisolino a qualsiasi ora del giorno. Non capivo, e poco a poco sospettavo che “essere stanco” doveva avere un altro significato, un significato che mi fuggiva. Allora ho cercato in internet ed ho trovato la risposta al mio dubbio: effettivamente, essere stanco può anche significare essere stufo di qualcosa, e questo trova una espressione simile in tedesco. Da noi si dice “sono sazio”, ed anche in Germania molte persone si riuniscono nelle piazze e dicono “Siamo sazi”.

Quel “stanca/stanco” e quel “sazia/sazio” si riferisce alla situazione che stiamo vivendo da più di un anno in tutti i paesi del mondo. Si riferisce al fatto di non poter uscire o di non poter riunirsi con gli amici, al non poter viaggiare, al non poter mandare i bambini a scuola, e, per molti, al fatto di non poter lavorare. Le conseguenze di questa situazione sono sorprendenti e sono motivo di preoccupazione: cresce il numero dei femminicidi, cresce il numero dei matrimoni che entrano in crisi, cresce il numero dei genitori che dicono che non ne possono più di stare tutto il giorno con i figli, cresce il numero di giovani che soffrono di bulimia o di altri disturbi, e cresce, in tutti i paesi, almeno nei paesi europei vicini a noi, il numero di persone arrabbiate che credono che il virus si combatte meglio combattendo le misure di sicurezza dettate dai governi.

Credo che questa situazione, questa rabbia crescente sia causata anche, in grande misura, dai mass media, almeno in Italia. Quasi tutte le notizie dei giornali e dei telegiornali girano intorno al COVID, e nei vari talk show televisivi non si parla quasi di nient’altro. Ed osservando questo, anch’io sono diventata stanca e sazia. E comincio ad apprezzare i social media, perché le amiche e gli amici pubblicano anche altre notizie che mi aiutano a sapere in che mondo sto vivendo.

Non è che questo mondo sia molto migliore, anzi. Ancora, il numero delle persone che, nel mondo, muoiono di fame, è superiore al numero dei morti per COVID; ancora, negli USA, la vita di un afroamericano vale meno della vita di un bianco; i corrotti in tutti i paesi traggono profitto dalla disgrazia di altri; gli esseri umani trattano l’ambiente, la fauna e la flora, come una proprietà che si può distruggere… e non voglio proseguire.

Ma sopratutto, in questo tempo, c’è una situazione, un fatto, che molti di noi ignorano, anche se questo fatto, domani, o dopo domani, potrebbe cambiare completamente la nostra vita. È un fatto gravissimo che giornali e telegiornali quasi non trattano, o trattano solo superficialmente. Parlo del clima di guerra che si sta creando fra gli USA e l’Unione Europea da un lato e la Russia e la Cina dall’altro lato.

Molti di noi abbiamo tifato per Joe Biden, desiderando che Trump perdesse le elezioni e dimenticando che Biden, da vicepresidente degli USA, ha seguito una politica di guerra, già quando gli USA avevano meno problemi interni. Oggi, il conflitto fra suprematisti bianchi ed afroamericani, il crescente numero di gente che ha perso il lavoro, il crescente numero di rifugiati centro-americani che cercano di entrare nel “paese delle possibilità” (quasi 20.000 nelle ultime settimane, quasi tutti bambini ed adolescenti non accompagnati), tutto questo obbliga Biden a cercare soluzioni e individuare, come hanno fatto i presidenti degli USA molte volte, un nemico esterno. Quando Biden, poco tempo fa, ha annunciato il ritiro delle truppe nordamericane dall’Afganistan, ha spiegato che il suo paese, nel futuro, dovrà lottare contro altri “terroristi”, senza specificare a quali terroristi si riferiva.

E cosi, Biden prepara il terreno per un conflitto con la Russia. I pretesti si trovano facilmente: c’è Navalni, c’è il conflitto nel Donbass, e ci sono gli alleati volontari come i neonazisti ucraini ed il governo della Polonia, ma ci siamo dentro anche noi, abitanti dei paesi membri della NATO. In 16 paesi, Italia inclusa, si sta sviluppando una grande esercitazione militare, con 30.000 soldati coinvolti, ed il terreno preferenziale della manovra sono il Mar Baltico ed il Mar Nero.

Secondo alcuni analisti, dopo la fine della seconda guerra mondiale, mai una guerra è stata così vicina, così probabile, come oggi. Ma noi siamo stanchi e sazi della lotta contro il COVID, ci lamentiamo di non poter uscire di casa dopo le 22 di sera, inconsapevoli che, se Biden o Putin saranno troppo nervosi, e non sapranno dominare la situazione, non si potrà uscire neanche di giorno, a causa del pericolo bombe, e non si potrà dormire di notte, a causa delle bombe, e non si troverà niente da mangiare, perché le bombe cadranno su campi e città e tutta la produzione sarà interrotta, paralizzata…

E meno male che c’è il COVID, che occupa tutte le notizie, che ci fa dimenticare qualsiasi altro pericolo e ci vieta di uscire nelle strade e nelle piazze per protestare contro i guerrafondai!☺

 

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