Il ruolo americano
13 Maggio 2022
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Il ruolo americano

In queste settimane, come molti, ho letto lunghe analisi sulla guerra in Ucraina e penso di poter condividere alcune riflessioni, come base per intavolare un confronto su questo mensile. Il comportamento USA è stato una provocazione, forse una trappola, oppure Putin ha sbagliato tutto da solo? Alcuni sostengono che l’Occidente, specialmente l’America, sia il principale responsabile della crisi incominciata nel febbraio 2014, riferendosi alla rivoluzione di Maidan, a Kyiv, sostenuta dall’America. Allora la strategia USA era di portare l’Ucraina più vicina all’UE e farne una democrazia pro-americana, ignorando le linee rosse di Mosca. Anche se è dal vertice di Bucarest (2008) che l’Occidente non parla di ammissione nell’Alleanza Atlantica, si sostiene che l’Ucraina stava diventando di fatto un membro della NATO. E quando l’ amministrazione Trump vendette armi difensive a Kyiv, a fine 2017, quella decisione sembrò certamente offensiva per Mosca e i suoi alleati nel Donbas. Dopo avere inutilmente richiesto una garanzia scritta che l’Ucraina non sarebbe mai entrata nella NATO, Putin ha lanciato un’invasione per eliminare la minaccia che vedeva. La questione non è cosa dicono i leader occidentali sui propositi o le intenzioni della NATO: è come Mosca vede le azioni della NATO. La conclusione di alcuni esperti è che la politica occidentale stia esacerbando i rischi di un conflitto allargato.

Per i russi l’Ucraina non è tanto importante perché ostacola le loro ambizioni imperiali: un suo distacco dalla sfera d’influenza di Mosca è una minaccia diretta al futuro della Russia. Secondo altri esperti non possono essere comunque negate le responsabilità americane: per quanto sia osceno incolpare gli Stati Uniti per il disumano attacco di Putin, insistere che l’invasione non fosse del tutto provocata, è ingannevole. Il problema di Putin e di coloro che sostengono l’esistenza di sfere d’ influenza russa e cinese è che tali sfere non sono ereditate né sono create dalla geografia, dalla storia o dalla tradizione. Sono acquisite dal potere economico, politico e militare che gli Stati Uniti possiedono più della Cina e che la Russia non ha. Anche se avessero sbarrato le porte della NATO, i polacchi e gli altri avrebbero continuato a bussare. Perché diversamente dall’ offerta americana, la Russia è debole in tutte le forme rilevanti del potere, compreso il potere di attrazione. In conclusione, la sfida che la Russia sta ponendo a se stessa e al mondo non è inusuale né irrazionale. Si può obiettare che non si è completamente d’accordo con chi è critico verso la NATO: si ignora il libero arbitrio degli stati minori visti come pedine del confronto fra grandi potenze. Come per esempio avallare in nome della pace nel mondo la pretesa russa di ottenere dall’America la garanzia che un terzo paese, l’Ucraina, non entrerà mai nella NATO. È una logica da XIX secolo decidere del futuro degli altri.

Detto questo, non ci dovrebbe passare per l’anticamera del cervello dire che chi critica la NATO sia al soldo di Putin. Che prezzo economico è disposto a pagare l’ Occidente per sconfiggere Putin? Anche prima della scoperta dei crimini commessi sui civili, una soluzione della guerra in Ucraina aveva lo stesso prerequisito di tutte le altre: il risultato delle battaglie sul campo. La vittoria dell’uno o dell’altro oppure lo stallo, l’ impossibilità per ognuno di dichiarare una vittoria e quindi l’obbligo di trovare una soluzione che accontenti entrambi. Come ci comporteremo con Putin che, se in Ucraina non vince, nemmeno perderà: cioè resterà al potere?

È difficile ritrovare un assetto internazionale con il responsabile politico di tutto questo. Il costo delle sanzioni e il prezzo per l’ Occidente: per quanto tempo sosterremo compatti i costi delle sanzioni? Le straordinarie punizioni economiche prima o poi piegheranno la Russia ma un prezzo, seppure molto minore, lo dovrà pagare anche l’Occidente. Il problema è che il regime di Mosca è autoritario e illiberale, il nostro sistema è democratico. Saremmo disposti, in nome dell’Ucraina e pensando a Bucha, a entrare in una recessione sia pure controllata, a ridurre i consumi di gas, a vedere salire i prezzi di tutto. La soluzione ideale del problema sarebbe un cambio di regime dall’interno del Cremlino, eventualmente di leader: una trasformazione democratica del sistema russo è un’eventualità ancora più remota. Insistendo con le dichiarazioni enfatiche e immaginando l’eventualità di una vittoria ucraina, Joe Biden ha anche detto che il paese distrutto sarà ricostruito con gli asset in dollari della Banca Centrale di Mosca, che secondo alcuni è sbagliato. Perché in questa fortunata eventualità anche l’economia di una Russia senza Putin dovrebbe essere ricostruita. Se il mondo fosse così fortunato di veder cadere Putin con un colpo di palazzo, non dovrebbe ripetere gli errori della Prima ma la lungimiranza della Seconda Guerra Mondiale: non serve impiccare lo zar ma aiutare la Russia.☺

 

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