(I have a dream)
Eppure
la caduta del muro preannunciava ordine,
canovaccio di pace a futura stirpe.
Oggi, equilibrio rotto dal disordine rinnovato
la nuova guerra fredda tiene in caldo cannoni.
Qualcuno con anticorpi rinforzati muove l’aria.
Aveva un sogno King in mezzo alle cataste
pronte per il rogo (il piombo dalle cattedrali).
Condividiamo dolori scriviamo dolori
sopportiamo l’attesa nella speranza
che il sogno non sotterri il sogno,
ma il paradigma di salvezza non contempla
ancora la bellezza dell’essere uguali
– tra diversi colori -.
I potenti inseguono litio, armamenti e cobalto.
Tutti fornai su questa terra – impastatori –
ma il gran panificatore dov’è
per dare grano ad ogni bimbo al mondo?
Ogni santo giorno in televisione
si celebrano carestie, occlusioni cerebrali,
all’ora dei pasti figli d’altre caste
inchiostrati dalle mosche nei nuovi lebbrosari.
Basta poco – dicono – e subito dopo (in fascia)
reclame di banchetti gonfi e famiglie inamidate
sorrisi larghi e panettoni già a ferragosto.
Basta poco – dicono – e punto e a capo.
Scendono ancora dalle nubi cristi impalati.
Aveva un sogno King.
