Irresponsabili dormienti – gli scenari globali: clima, rifiuti, povertà
3 Ottobre 2016
La Fonte (351 articles)
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Irresponsabili dormienti – gli scenari globali: clima, rifiuti, povertà

I cambiamenti climatici

Siamo testimoni di eventi che impongono la questione ambientale ai primi posti dell’attualità. In un tempo sempre più accorciato, quelli che una volta apparivano eventi eccezionali e rari colpiscono sempre più frequentemente. Sono passati già decenni da quando le conoscenze del mondo scientifico annunciavano le possibili devastazioni che il cambiamento climatico avrebbe comportato, in particolare a causa dei gas ad effetto serra. La causa ormai è nota e c’è piena consapevolezza nel mondo scientifico: il cambiamento è ineluttabile. Le generazioni che verranno dovranno vivere con temperature più elevate (conseguenze gravissime per l’Africa), con il livello dei mari che si innalza, con fenomeni climatici estremi, con siccità molto lunghe, con risorse da gestire in modo diverso. Il dibattito non riguarda se tutto questo sia possibile, probabile o reale. Riguarderà sempre più il domani, ma noi lo sperimentiamo già oggi. Papa Francesco lo mostra molto bene richiamando i diversi aspetti dell’ecologia nei numeri dal 17 al 42 della Laudato si’.

La biodiversità è minacciata sempre più. Dal 1970, in circa 45 anni, abbiamo perso quasi il 50% della diversità biologica vertebrale. Alcune categorie di pesci sono pescate in tali quantità che non fanno più in tempo a riprodursi. In un altro ambito, immense piantagioni di palme da olio hanno distrutto per milioni di ettari la fauna e la flora in Indonesia, Malesia e Cambogia.isola-plastica

Mondo energivoro Vs Mondo affamato

Anche il limite delle risorse è una preoccupazione per l’estrazione di energia fossile, di acqua. Utilizziamo più energia, più acqua e materie prime di quante la terra ne riproduca: siamo già al consumo equivalente ad una terra e mezzo per soddisfare le esigenze di risorse naturali necessarie a oltre 10 miliardi di persone che non ancora ci sono. La FAO segnala che il 30% dei prodotti alimentari ogni anno va distrutto, ma non raggiunge i poveri che ne avrebbero bisogno. Pur avendo un surplus mondiale di cibo esiste ancora la fame per milioni di persone.

I rifiuti si accumulano nelle nostre città non solo sulla terra; da decenni, tutta la plastica del mondo che non viene ritrattata sulla terra finisce negli oceani, creando concentrazioni che formano un vero e proprio nuovo “settimo continente” in mezzo al Pacifico. “La terra, nostra casa, sembra trasformarsi sempre più in un immenso deposito di immondizia” (LS 21). La catena dell’economia circolare è stata infranta dall’era industriale e i rifiuti si accumulano senza che noi ne abbiamo capacità di eliminazione o di piena riconversione. La cultura dello scarto, favorita dalla “tecnologia che, legata alla finanza, pretende di essere l’unica soluzione dei problemi”, di fatto accantona le conoscenze e non dà peso all’intreccio delle “molteplici relazioni che esistono tra le cose” (LS 20).

Evoluzione lenta ma profonda

Le evoluzioni in atto sono relativamente lente se rapportate alla scala di vita di un uomo: non si misurano a vista d’occhio da un anno all’altro. Impercettibili, sono tuttavia molto reali se viste nel lungo termine. Invece sono molto più rapide sulla scala del pianeta e rispetto alle evoluzioni naturali che a volte richiedono millenni: si causa un grande problema di adattamento alla natura. Queste rapide evoluzioni, provocate in pochi decenni, sono però molto profonde nel rapporto con tutta la creazione: cambiano la qualità della superficie della terra. Noi non tramanderemo la stessa nostra terra ai nostri discendenti. Sarà più calda, meno diversificata nelle specie, molto più soggetta a capricci climatici di grande estensione, più povera di acqua e di materie prime. La stabilità climatica e gli equilibri ecologici sono intaccati ed ignoriamo la profondità di tali cambiamenti. La scomparsa delle api, ad esempio, mostra come la mancanza di una specie vada ad intaccare tutta una catena di esseri viventi. Così come la riduzione rapida dei grandi cetacei e degli squali ha conseguenza sulla proliferazione di tutto ciò di cui si nutrono, squilibrando una catena alimentare. Abbiamo già sbilanciato un sistema che aveva regole proprie stabilitesi nel corso di millenni. Gli effetti si intravvedono ma restano sconosciuti nella loro portata reale mentre continuiamo ad accelerare lo sconvolgimento di questi equilibri.san-francisco-vieta-le-bottiglie-di-plastica-002

La sfida: ambiente e povertà affrontati come un tutt’uno

Molti scambi e accordi sono avvenuti per arrivare a azioni concertate su tutti i punti, a livello internazionale, continentale e nazionale, ma, afferma Papa Francesco: “i progressi sono deplorevolmente molto scarsi… I negoziati internazionali non possono avanzare in maniera significativa a causa delle posizioni dei Paesi che privilegiano i propri interessi nazionali rispetto al bene comune globale” (LS 169). Che fare? Arrendersi ai potentati?

Due grandi sfide camminano insieme nel XXI secolo: ambiente e povertà. “La medesima logica che rende difficile prendere decisioni drastiche per invertire la tendenza al riscaldamento globale è quella che non permette di realizzare l’obiettivo di sradicare la povertà. Abbiamo bisogno di una reazione globale più responsabile, che implica affrontare contemporaneamente la riduzione dell’inquinamento e lo sviluppo dei Paesi e delle regioni povere” (LS 175). ☺

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