La bambina e il vecchio
12 Maggio 2016
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La bambina e il vecchio

 

Non so se la  Bambina  che ha singhiozzato ai piedi di Francesco – Papa volesse urlare tutto il male subìto dal mondo nel suo scappare: sradicata, senza casa, senza i profili noti di una stanza, senza una porta, senza oggetti, senza un giocattolo, un nastro caro, senza qualcosa che le  dicesse casa. Non so se la Bambina che ha singhiozzato ai piedi di Francesco – Papa avesse con sé lo strazio degli undicenni migranti violati ogni giorno nell’attraversare mari ostili, nell’incontrare  uomini Orchi. Non so se la Bambina che ha singhiozzato ai piedi di Francesco – Papa raccogliesse tutte le urla e i pianti delle bambine andate spose ad otto anni e uccise violentate da un marito ed una legge barbara. Fondamentalmente non so se la Bambina che ha pianto, affranta, ai piedi di Francesco – Papa fosse tutte le bambine ed i bambini del mondo che soffrono ingiustizie mentre i nostri marietti, giuseppuzzi, gianmarchi, yaris, gee, gaie, giocano con gli  Iphone e le divertentissime app applicate ad essi, si annoiano stando seduti nel salotto alla luce calda di un televisore che rimanda immagini di loro coetanei morti, annegati, oscenamente ricomposti in un telo giallo impermeabile come tante uova di pasqua, bruciati, straziati comunque.

I grandi della terra piangono per quei bambini, non ucciderebbero mai un bambino: forse un cane, un daino invasore di colline, un lupo  dilaniatore di pecore ma un bambino tenero e carino no, se ha le scarpe con gli occhielli, come Aylan, oh miodiomiodio no! Se ha l’aria di essere rom, (sporco zingaro) di essere nero, (sporco negro), destabilizzato (sporco handicappato scemo) immesso nella macchina del terrore (sporco terrorista), imbellettato come una signora della quinta avenue in oscena posa, (sporca puttana), i grandi della terra ne discuteranno, le società della non più vecchia ma decrepita Europa dichiareranno ancora ulteriori norme in tutta la propria emozionata civiltà. Ah l’orrore, l’orrore! (cuore di tenebra.)

J’habite à Termini“. Mohamed Keita ha iniziato a scattare foto alla stazione di Roma Termini con una macchinetta usa e getta. Fotografava i suoi vicini, coloro che vivevano e dormivano accanto a lui durante i mesi trascorsi in strada. Ma quello che lo ha portato a scattare  foto era il desiderio di ricordare la sua vita per strada e di non dimenticare. A 14 anni, rimasto orfano durante la guerra civile che ha straziato la Costa d’Avorio, era completamente solo. Ha deciso che era giunto il momento di lasciare il suo paese: si è unito a un gruppo di ragazzi ed è partito per un viaggio lungo e pericoloso, già tentato da molti altri bambini prima di lui: “Abbandonare la propria casa non è facile, soprattutto quando non sai dove stai andando”. “Quando ero un bambino, non pensavo nemmeno che avrei lasciato il mio paese. Ma mi sono trovato in una situazione che non mi aspettavo, che mi ha costretto a lasciare la mia casa”. “Abbandonare la propria casa non è facile, soprattutto quando non sai dove stai andando.”

Stando ai dati raccolti dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), finora quest’anno sono approdate in Grecia più di 120.000 persone, e oltre 9.000 sulle coste italiane. Un terzo dei migranti arrivati a gennaio sono minorenni. Molti di questi bambini compiono il pericoloso viaggio attraverso terra e mare da soli.

Secondo un rapporto Save the Children, nel 2015 in Italia sono arrivati via mare circa 16.000 bambini, secondo il quotidiano britannico The Observer in Europa almeno 10.000 di questi bambini sono scomparsi. Si teme che alcuni possano essere finiti nelle mani dei trafficanti e caduti in un vortice di sfruttamento. Circa metà di questi bambini sarebbero spariti proprio in Italia. Stando ai dati del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, in media nell’ultimo semestre circa 5.000 minori non accompagnati erano segnalati come scomparsi dai centri d’accoglienza o dalle case famiglia.

Alcuni media parlano degli anni precedenti: nel 2011 hanno deciso di togliersi la vita 18 figli di immigrati, nei primi mesi del 2012 si parlava di 16 casi e alla fine dell’anno sono arrivati a 22, quasi tutti si sono impiccati. Nella prima metà del 2013 ci sono stati 63 tentativi e 13 decessi.  “Voglio andare dalla mamma”, queste sono le ultime parole di Valerio, prima di ingerire il veleno per i topi, che nel paesino usiamo spesso per sconfiggere l’ invasione dei roditori”. A raccontarlo è una madre moldava disperata, costretta a dividersi tra la famiglia rimasta a casa ed il posto di lavoro trovato con grande fatica in Italia: “Non ho avuto scelta, il mio ex-marito non mi avrebbe aiutata, dato che mi chiedeva soldi ed i figli devono andare a scuola. Che cosa dovevo fare? Vivere di debiti?”. “Mamma, perché assisti i bambini di una donna benestante, io sono più piccolo di loro e avrei più bisogno di te! E la nonna è più vecchia della signora che accudisci, fa fatica a camminare, l’aiuto io a portare l’acqua potabile dal pozzo. Torna da noi, ti prego, perché ci hai abbandonati?”. Vedere il volto della madre la domenica, tramite lo schermo del computer, non faceva altro che aumentare quella distanza, la mancanza dell’abbraccio, del bacio prima di addormentarsi. La lunga attesa della conferma dell’affetto materno l’hanno portato all’isolamento e al silenzio, due grandi sintomi di una depressione che purtroppo nei paesi dove le persone sono sempre indaffarate con i lavori domestici è più difficile da notare. Ma chi si occupa adesso di curare la sua depressione e come si può risolvere il suo disagio nell’assenza della madre?Dal 2008 fino ad oggi circa 40 bambini romeni si sono suicidati dopo che la madre è andata a lavorare all’estero”, ha dichiarato di recente in una conferenza Silvia Dumitrache, presidente dell’Associazione delle Donne rumene in Italia, ed aggiunge: “il numero reale di bambini orfani bianchi in Romania non si conosce, non esistono statistiche ufficiali riguardanti il numero di suicidi tra di essi”. Silvia Dumitrache ha pensato di intervenire e fare qualcosa per questi orfani bianchi e così è nato il suo progetto “Te iubeste mama” – “La mamma ti vuole bene” -, per facilitare la comunicazione audio-visiva tra mamme e figli.

Bastano questi due esempi, per concludere che la Bambina che ha singhiozzato ai piedi di Francesco – Papa era tutti loro? Non so se il gesto di Francesco – Papa per consolarla sia stato un mantello ampio abbastanza.

Soli, orfani, disperati hanno bisogno di esempi o di azioni collettive di un mondo che si riconosca nell’homo homini homo e non lupus? Con tutte le scuse che presento al lupo, animale da me amatissimo.☺

 

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