La causa per capire gli effetti
7 Gennaio 2026
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La causa per capire gli effetti

In questa prima metà di dicembre la bella notizia è il riconoscimento UNESCO alla Cucina Italiana, quale patrimonio immateriale della umanità. Un riconoscimento dovuto perché essa, con i 5.600 prodotti tipici, 900 prodotti Dop, Igp e Stg, e la ricchezza della biodiversità – dalla vite all’olivo, dalla frutta agli ortaggi – rappresenta nei particolari l’origine della qualità, il territorio. Il grande contenitore di storia e cultura, ambiente e paesaggio, tradizioni. Il grande tesoro delle comunità, bene pubblico per millenni, che la politica ispirata dal neoliberismo – il sistema posseduto dal dio denaro – ha pensato di non considerare, per farne scempio.
Il sistema nelle mani della finanza (banche e multinazionali) si è appropriato della politica, cioè dell’arte di governare avendo fermi i princìpi di libertà, uguaglianza, democrazia. Azioni predatorie delle importanti risorse, naturali e coltivate e, come tali, distruttive del tesoro territorio. Oltre 400.000 Km² in questo quarto di secolo il consumo di suolo, pari a 50.000 e più capi sportivi. Suolo impermeabilizzato da cemento e asfalto e, negli anni sopra riportati, sempre più da strutture ruba suolo, cosiddette pulite, per una tanto decantata rivoluzione energetica che, non sostituendo quella ricavata dai fossili, sta portando il clima a uno stato di non ritorno, cioè a un periodo che annuncia disastri di ogni tipo che, purtroppo, coinvolgeranno le nuove generazioni. Energie pulite, in pratica, per affermare un consumismo sempre più sfrenato.
Penso ai trasporti e – solo per fare un esempio di spreco – prendo quello dell’acqua in bottiglie delle sorgenti alpine che s’incrociano con quelle delle sorgenti dell’Appennino del centro e del meridione. La stupidità, o meglio, la malvagità del consumismo e della propaganda che lo sostiene. Tutto e solo – serve ripeterlo – per il denaro, il dio onnipotente del sistema imperante, il neoliberismo delle disuguaglianze, delle guerre, dell’insostenibilità, dei disastri.
Una premessa utile, fondamentale per capire la causa dei fenomeni che siamo costretti a registrare nel corso di una giornata. La causa, ovvero il sistema, da ribaltare con un’insurrezione pacifica, che rimette nelle mani del popolo la politica per renderlo protagonista di quel domani portatore di sogni e di speranze. A partire dal Molise, una realtà forte nei suoi caratteri, ma sempre più fragile in mancanza, da lungo tempo, di un piano di sviluppo, cioè dello strumento che apre a una visione del domani, che lascia intravedere i porti che si vogliono raggiungere, le mete da conquistare, le difese da mettere in atto.
Tutto questo per essere, da subito, laboratorio al servizio del Paese, che, per i caratteri storico-culturali, tradizioni, paesaggi e ambienti rappresentano un ostacolo al sistema forte della intelligenza artificiale, che ha già investito centinaia di miliardi di dollari per il cibo coltivato. Il riferimento alla cucina molisana, ricca di proposte semplici sostenute dai suoi 160 prodotti tipici, cinque Dop e 1 Stg, fa dire che essa ha un profondo legame con il territorio e vive ancora il rito delle stagioni.
L’applauso a un riconoscimento di alto valore che l’UNESCO – come si diceva all’inizio – ha riservato, quale patrimonio immateriale dell’umanità, alla cucina italiana, ha un vero significato se inteso come volontà di lotta di resistenza, insurrezione non violenta che sarà vincente solo se si ha presente il nemico da battere, nel caso della premessa sopra riportata, il neoliberismo. Altrimenti resta solo un momento di vanto e di gloria, soprattutto da parte di chi non riserva alcuna attenzione al sistema prima citato.
La causa di questi effetti che stanno privando l’umanità della continuità del domani con l’oggi e il passato, ruba ad essa il tesoro che più le appartiene, il territorio. Presso l’Istituto Alberghiero “Federico di Svevia” di Termoli, si è tenuto un incontro con due tavoli di lavoro su un progetto Interreg Hevon con “l’olio che diventa poesia e racconta quattro terre, Molise, Albania, Puglia, Montenegro, e un solo mare, l’Adriatico”; ancora una volta esso mi ha fatto riflettere sul rischio che corrono progetti interessanti che, non avvalendosi della premessa che racconta le intenzioni del sistema e gli obiettivi che vuole cogliere, rischia di diventare un’illusione e, come tale, uno spreco di risorse. A partire dalla più preziosa, il tempo, che, dando sempre più spazio alla lingua inglese, continuerà a registrare il furto di territorio e la perdita di fertilità, con l’olio, non più filo conduttore di una cucina che vive l’orgoglio del suo primato. Non più frutto di una spremuta di olive, ma di altra provenienza utile alle multinazionali.☺

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