La festa barocca
10 Settembre 2019
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La festa barocca

Il modello napoletano della festa barocca viene adattato alle tradizioni locali, sia mediante radicali invenzioni, sia ideando una nuova veste che si sovrappone alle antiche forme medievali: in tal caso, le tradizioni affondano le radici in esperienze ancora più antiche.

A Nola la festa dei gigli ha un riscontro nelle feste floreali di epoca romana, dove falli di legno venivano trasportati in processione per celebrare la fertilità della terra. In epoca cristiana il culto di San Paolino e del suo ritorno dalla prigionia africana trasforma i “falli” in Gigli fissati in cima a colonne o ceri processionali.

L’evoluzione in senso barocco porta alla costruzione di obelischi di legno e cartapesta, alti circa trenta metri, trasportati per le vie della città. Una folla festante e danzante si frappone tra un giglio e l’altro, in una condizione di trance collettiva, che richiama la trance antica ancorata al “Giglio-fallo” simbolo di prosperità che si agita, oscilla, facendo seguire boati di urla festose, classiche radici di remoti riti paganeggianti.

A Procida, durante il venerdì santo, viene portata in processione una straordinaria scultura policroma di Carmine Lantriceni (1728). La processione ha radici medievali, in cui si innesta una componente di realismo pre-seicentesco: il trasporto della statua policroma come simulazione del trasporto del corpo vero del Cristo in una scena surreale barocca, quasi a voler riprodurre mediante la scultura una salma scomposta, piagata, sanguinante, mani trapassate, occhi ancora aperti di un cadavere fresco, trasportato senza alcuna solennità sul coperchio del sepolcro. La mediazione simbolica della scena conduce alla catarsi collettiva attraverso un atto di pietas e di contrizione.

Nei riti settennali di Guardia Sanframondi, la matrice penitenziale della festa religiosa medievale ha resistito tenacemente nel riproporre la funzione catartica, senza la mediazione della simulazione: i Battenti, nel percuotersi con tappi punteggiati da spilli, si percuotono a sangue, approccio penitenziale che rasenta il masochismo.

A Palmi Calabro, durante la festa dell’Assunta, una grande macchina, la Varia (bara), viene portata in processione. Costruita con un’armatura di ferro del peso di 200 quintali, alta sedici metri e trasportata a spalla da circa 200 giovani divisi per corporazioni, ha per base una sorta di sepolcro su cui si erge una grande nuvola con astri rotanti, cerchi di angeli, bambini sospesi. In cima, su una stele un attore impersona il Padre Eterno, dalla sua mano protesa si stacca “l’Animella”, una bambina che rappresenta la Vergine Assunta.

Nola, Procida, Guardia Sanframondi, Palmi Calabro, pur dal punto di vita di contesti diversi tra loro, rappresentano un bisogno: nel mezzogiorno, la festa è una rappresentazione del riscatto come catarsi.☺

 

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