La forra
La forra “è una profonda gola naturale, caratterizzata da pareti rocciose verticali o sub-verticali molto ravvicinate, formata dall’erosione intensa di un corso d’acqua” dice Google. Essa, però, non sempre, a prima vista, si presenta come “una gola profonda”, come ben sanno escursionisti o trekkisti dei monti. Alcune volte scegli di entrarci perché ti sembra facile e percorribile, poi ti ritrovi con dei salti di roccia impraticabili se non hai l’attrezzatura adeguata e le relative conoscenze per utilizzarla.
Cosa succede quando “ti ci trovi dentro”? Semplice, se non ti fai prendere dal panico ed hai tempo: torni indietro e provi a cambiare strada anche se rischi di perdere i riferimenti, di trovarti in pericolo e, dopo, sei “condannato” a chiamare il soccorso. In questo periodo è anche facile trovarsi dentro “forre social” solo perché sei andato in montagna e, magari, hai chiesto di abbassare il volume di qualche altoparlante.
Bene, fuor di metafora, succede di peggio. La montagna è assediata dal turismo di consumo festivo e domenicale. Invece di lasciare città, paese e luoghi comuni del paesello, si caricano gli zaini con quanto andrebbe lasciato a valle. E, magari, se non bastasse si porta la propria moto da cross lassù “perché la passione è la mia guida nella vita”.
Non è che al mare si stia meglio. Certo, cosa non condivisa da quanti hanno voluto e guidano motoscafi e moto d’acqua, anche entro i limiti dove si potrebbe anche nuotare. In genere, costoro, tra mare e monti, anche se solo “cafoni arricchiti”, hanno i soldi, ergo “che cazz vuoi?”.
Anni addietro, mi trovavo in un parco nazionale in Polonia, dove accompagnavo dei ragazzi/e. Scendevamo allegri ed un poco chiassosi lungo un sentiero. Fermo e statuario, un signore polacco ci aspettava in una curva urlandoci: ssstt silenzio! Questo, essere parco nazionale! Era una delle guardie del parco. Continuammo, sì, ma ammutoliti.
Lungo il sentiero che porta alle Ciaule a Campitello Matese, ho sbarrato la strada, proprio sotto le Ciaule, a dei motocrossisti. Tre moto. Ho prima chiesto se sapessero che si trovavano in un parco nazionale e se sapessero che è proibito andarci a girovagare in moto; contestualmente, mi sono complimentato della loro abilità nel guidare le moto su quel sentiero. Si sono tolti i caschi ed uno dei tre mi ha detto: lo so, ma la passione è passione! Gli ho risposto d’istinto: lo so. Difatti spesso uccide! Sorpreso mentre mi guardava, ho continuato: Ragazzo ricordati che la passione tua non può uccidere la mia, non può invadere un mondo fatto di altre regole che non sono la tua passione. Attento ragazzo, attento. Buona giornata e traducete le vostre abilità nel rispetto delle ricchezze altrui e, ricordatevi che la montagna è fatta di silenzi!
La vicenda, che richiama quella dell’evento terza motocavalcata proprio a Campitello, si inscrive in una fase ancora delicata ed incerta per il Parco Nazionale del Matese. Inutile, evidenziare i rumori molesti degli altoparlanti in quello scenario maestoso, seppur deturpato dal cemento e giochi di poteri politici ed economici dell’altro ieri.
Si dice che quella che chiamano “perimetrazione” del PNM è stata definita, così come le prime misure di salvaguardia, ma l’assetto definitivo dell’Ente Parco non è ancora completato. Gestisce il tutto, per ora, un Comitato di gestione provvisoria di cui non conosco i particolari. Il punto, comunque, non è mettere in contrapposizione chi frequenta la montagna, chi ne difende la natura, chi ci vive e chi ci lavora contro qualcun altro che ne vorrebbe fare esclusivamente meta di interessi economici o chissà che altro.
Non si tratta di stabilire regole ed altro, queste già ci sono, basta andare a copiarsele su Enti già storici. Per non finire in una forra di interessi intricati e contrastanti, si tratta unicamente di conservare la centralità alla montagna, alla natura ed a chi ci vive, così come di cacciare politici e/o politicanti a servizio da qualsiasi Comitato di gestione.☺
