La pianta amica della lana
Una pianta non solo bella da vedere ma interessante anche dal punto di vista delle sue caratteristiche fra realtà, storia e leggenda è il cardo dei lanaioli, che cresce ai margini dei campi incolti, habitat di tante erbe spontanee, o lungo le strade di campagna, o ancora presso i ruderi di case abbandonate.
Il nome cardo è comunemente attribuito a tutte le piante che pungono per la presenza di numerose spine che coprono le loro varie parti. Il cardo dei lanaioli, ’u cechelúpe nel nostro dialetto, non appartiene alla famiglia dei cardi veri e propri, le Asteracee o Composite (vd. per esempio il cardo mariano su la fonte n. 5 di maggio 2006), bensì a quella delle Dipsacacee.
Il suo nome scientifico, infatti, è Dipsacus fullōnum, dove il primo termine è la traduzione dell’aggettivo greco dίpsakos, “assetato”, mentre il secondo deriva dal latino fullo, fullōnis, che significa “sgrassatore di panni”, perché le infiorescenze spinose erano perfette per pettinare o cardare la lana. I fullones, ossia i lanaioli dell’antica Roma, nella stagione estiva, mandavano i loro schiavi per la campagna a raccogliere i capolini secchi del dipsacus. Questo utilizzo è durato all’incirca fino a due secoli fa e in alcune regioni italiane la persona che si occupava di questa fase delicata della lavorazione del vello era conosciuta con il nome di “battilana”. Anche a Bonefro ci sono delle famiglie che in passato esercitavano questo mestiere e che ancora oggi portano il soprannome di Scardelane. Il lavoro di cardatura, inizialmente manuale e affidato a strumenti semplici e ingegnosi, è stato successivamente effettuato con una macchina dotata di due tavole di legno ricoperte da una fitta distesa di chiodi che districavano i filamenti rendendoli uniformi. Un esemplare di questa macchina, ancora in buono stato, è conservato nel museo etnografico di Bonefro. Gli artigiani impegnati in questo lavoro di cardatura, ripetitivo e faticoso, erano protetti da San Biagio, il quale, secondo una leggenda, fu martirizzato con strumenti simili ai pettini di ferro usati per cardare la lana. Ancora oggi alcune manifatture pregiate impiegano il cardo per produrre tessuti di qualità superiore, ad esempio per i panni da biliardo.
Il cardo dei lanaioli è una pianta erbacea biennale che nel primo anno produce solo una rosetta di foglie basali, dentate o spinose, commestibili, e nel secondo anno diventa alta anche fino a due metri di altezza.
Le sue grandi foglie opposte, che si saldano alla base, formano una coppa, chiamata bacino di Venere, dove si raccoglie una piccola riserva di acqua piovana. È per questo motivo che anticamente la pianta era detta anche Lavacrum Veneris. Quest’acqua, oltre a dissetare la pianta nei periodi siccitosi, attira piccoli insetti che vengono intrappolati e, decomponendosi, forniscono alla pianta stessa il nutrimento e lo stimolo per produrre più semi. E proprio per tale capacità di combattere e distruggere gli insetti, l’acqua (pioggia e rugiada) che si raccoglie nella coppia di foglie opposte veniva prelevata perché considerata magica e curativa. Molti animali, gli uccelli soprattutto, la bevono avidamente per dissetarsi.
Il fusto, che si sviluppa nel secondo anno di vita, è eretto, ramificato e anch’esso spinoso, e termina con infiorescenze a capolino, ovoidali, lunghe 4-8 centimetri, che hanno alla base foglie modificate appuntite. Queste infiorescenze, composte da tanti piccoli fiori appariscenti color rosa-lilla, dal portamento robusto e rustico, creano un effetto visivo unico, aprendosi man mano verso l’alto e verso il basso, mai contemporaneamente.
Dopo la fioritura si formano i frutti e la pianta muore, come è tipico delle piante biennali. Questi frutti sono particolari tipi di achenio chiamato cipsela, una minuscola scatolina che protegge il seme al suo interno. In molte piante, come il cardo mariano ricordato sopra, oppure come il tarassaco, il famoso “soffione” (vd. la fonte n. 5 di maggio 2005), la cipsela è dotata di strutture leggere e piumose che aiutano il seme a volare via col vento e trovare un posto dove germogliare. La cipsela, questo piccolo frutto molto ben progettato, conserva e trasporta il seme in un sistema di viaggio naturale, elegante e ingegnoso, dando il via a una nuova vita. Essa costituisce anche una risorsa preziosa per la piccola avifauna passeriforme oltre a contribuire alla diffusione della pianta.
Il cardo dei lanaioli, a torto poco diffuso, meriterebbe un posto nelle aiuole o in giardino per le sue particolari caratteristiche ornamentali e per le sue proprietà.
Diversi sono i rimedi naturali che offre: radici e foglie contengono glucosidi, tannini e sali minerali tra cui il potassio. Tuttavia le foglie devono essere utilizzate fresche e quindi hanno un periodo di raccolta limitato alla primavera; le radici si estirpano in autunno da piante al primo anno di vegetazione. In erboristeria, il cardo dei lanaioli è apprezzato per le sue proprietà diuretiche, digestive, depurative e sudorifere.
I capolini secchi, lasciati al naturale o spruzzati con spray colorati e glitterati, si prestano molto bene a fare da elementi decorativi di eleganti composizioni, assieme a fiori secchi, rami di bacche, cortecce e a quanto la fantasia e il senso estetico suggeriscono ai nostri lettori.☺
