La poesia civile di Enzo Bacca: “l’incantesimo di pelarancio”
(buattine al lunapark)
Giunsero di nuovo a mirare sulle sagome
come al tirassegno del lunapark
– che sia barattolo o bovolone di wafer
uno sull’altro caduti a corpo sordo
ogni venti un gatto (vinto) di peluche.
D’intorno grida di giubilo per ogni tonfo.
Bersaglio libero balocco facile.
Sono solo fiocchi, confetti, ogive morbide
una scarica completa costa cinque o sei euro
e senza polvere tra le mani, basta un click.
(Ehi, ragazzo in tinta verde-oliva
più in là il poligono del tiro al piccione).
Giunsero di nuovo schiumanti di bava.
[Il congresso delle parole accartocciate
galà faraonico di artifici shock-
detti altresì giochi di prestigio.
Pelaràncio dal cilindro partorì un coniglio
il mondo vide, applaudì l’arcano
poi tra le dita una colomba bianca.
Illusione compiuta,tutti ai calici-
DomPerignon e pastarelle].
Giunsero indisturbati a colpire a mani basse.
Disturbati, non c’è querelle, visi viola
continuano a oliare armi per centrare meglio
carcasse, bovini nel recinto, vitelli da latte.
Giunsero di nuovo, ladri di carne umana
quando ormai la vista dei voyeurs fluiva altrove.
Incantesimo o esorcismo?
“Venghino siori venghino” (anche i bambini)
da quella parte l’incantatore di serpenti
più in là mangiafuoco, di lato il pifferaio magico
– in fondo a destra la casa degli orrori -.
Giunsero dall’alto droni d’oro, innaffiatori
per consegnare rose di piombo.
Caddero di nuovo in tanti uno sull’altro
come buattine al lunapark.
“Venghino siori venghino”, presto è Natale.
