La terra della democrazia incompiuta
7 Giugno 2022
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La terra della democrazia incompiuta

“Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi” è una famosissima frase pronunciata da Tancredi nel celebre romanzo Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Si può agevolmente partire dalle icastiche parole di un classico per spiegare il blitz notturno della maggioranza Toma che, approfittando del calare delle tenebre, ha modificato la legge elettorale della Regione Molise innalzando la soglia di sbarramento, ovvero il livello minimo di voti necessari per accedere alla ripartizione dei seggi, dal 3 al 5 per cento. Un artificio della maggioranza di chi, in spregio alle regole che il Consiglio si era dato in sede di organizzazione dei lavori della sessione di bilancio, ha portato all’incasso di una norma quale elemento limitante dell’espressione politica regionale. Un espediente in grado di soffocare sul nascere le voci del civile onorevole dissenso che da quattro anni risuonano sotto i palazzi della Giunta e del Consiglio regionale e che alla prossima tornata elettorale potevano concretizzarsi in diverse forme partitiche, in inedite liste civiche e in nuovi rappresentanti che incarnano una visione diversa delle azioni da porre in essere per il governo della regione.

Si può dissentire sulla ratio della normativa, essere o meno d’accordo, ma non si può supinamente accettare che una legge così impattante non sia oggetto di un confronto con le minoranze rappresentate in Consiglio e con gli stessi elettori. Ricorrere a una vera e propria incursione sulla legge elettorale, senza aver regolarmente protocollato in anticipo – come ogni consigliere ha fatto in ossequio alle indicazioni temporali della Conferenza dei capigruppo e del Presidente del Consiglio regionale – la propria proposta di emendamento così da consentire ai colleghi di averne contezza e di prenderne visione, è l’ennesimo schiaffo assestato in piena faccia a tutti i cittadini molisani dalla classe di governo.

Inutile girarci intorno, tentare di raccontarla diversamente e far finta che ci siano contenuti che possano spiegare le motivazioni della modifica della legge: si tratta di uno irritante sgarbo politico e istituzionale utile solo alla ‘conservazione della specie’. Quella di una classe politica con il fiato sempre più corto, attenta solo ai propri fragili equilibri interni e al mantenimento dello status quo contro quella parte dei cittadini che hanno voglia di partecipare, che vogliono provare a candidarsi, che intendono portare una visione diversa all’interno delle Istituzioni. E che oggi, per poter legittimamente aspirare alla partecipazione, devono contrarre la decisione assunta da chi teme il confronto e si organizza per evitarlo scendendo a livelli che con la democrazia e la partecipazione non hanno nulla a che vedere.

In sede di sessione di bilancio, il centrodestra unito ha messo in atto quanto di più scorretto politicamente si potesse compiere. Quello della rappresentanza delle formazioni politiche minori nei diversi “Parlamenti” – anche il Consiglio regionale del Molise sembra incredibile lo è ancora – è tema sul quale si confrontano, da un lato, l’esigenza di garantire una certa visibilità a partiti o movimenti che abbiano un qualche significativo seguito e, dall’altro, quella di evitare una eccessiva frammentazione politica. Il bilanciamento tra le due presenta, ovviamente, problematiche assai diverse, ma che non si superano con l’esclusione “preventiva”, così facendo si corre solo il mortificante rischio di allargare la platea dei non votanti e premunire i “garantiti”.

Se la democrazia è partecipazione, occorre prendersi la responsabilità di adottare atteggiamenti politici coerenti: rispetto dei diritti costituzionali, promozione del criticismo pubblico e il rispetto delle regole. Tuttavia in Molise, nonostante le mie due iniziative legislative, i processi della democrazia partecipata restano solo tra i dettati statutari e costituzionali.

La democrazia è un assetto politico e sociale complesso, che deve contemperare le logiche dell’unità politica e dell’ uguaglianza giuridica con quelle della pluralità, della differenza. In fin dei conti, abbiamo bisogno di cose semplici e non di tecnicismi.☺

 

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