La verità e la menzogna
La “Verità”, pur sapendo che questo lessema sia suscettibile delle limitazioni che attengono alla soggettività della conoscenza, è – tra le molteplici sue declinazioni – la conformità coerente ai principi normativi, che vengono statuiti dalle nazioni nel mondo e che esse accettano, perché fondativi di scienze o di dottrine politiche, di regole internazionali che noi, per esempio, indichiamo anche come diritto internazionale che gli Stati sono tenuti ad osservare fin dai tempi della pace di Vestfalia (1648).
La “Menzogna”, invece, dal suo canto, è la falsificazione della verità, perseguita con grande e spocchiosa determinazione. Un esempio, che può essere considerato significativo a questo riguardo, è quello che può riferirsi al conflitto armato tra la Federazione russa e l’Ucraina, iniziato non il 24 febbraio 2022, come tutte le cronache istituzionali e le ricostruzioni di parte che se ne fanno sottolineano con costante supponenza in quasi tutti i quotidiani nazionali e anche nella quasi totalità dei telegiornali nazionali, ma nel 2014, dopo che si tennero i referendum, in Crimea e pochi mesi dopo nel Donbass, regioni nelle quali la popolazione, a larghissima maggioranza russofona (in Crimea la percentuale russofona è stata intorno al 96%, mentre nel Donbass – Luhansk e Doneck – i risultati non poterono essere conteggiati per via dell’intervento armato dell’esercito ucraino che avviò la repressione nei confronti della popolazione russofona), dicevamo la popolazione russofona optava di far parte integrante della Russia.
Di qui, la guerra fra i due Paesi. Ora in una intervista, che il giornalista Lorenzo Cremonese ha fatto per il Corriere della Sera – 21 agosto 2025 – al braccio destro – Andryi Yermak – del presidente ucraino Zelensky, Yermak tra l’altro così rispondeva: “Dopo un- dici anni di guerra noi controlliamo ancora il 25% del Donbass”. Quindi, la guerra, provocata dalla cruda repressione ucraina sulla popolazione russofona nel Donbass non ha avuto inizio nel febbraio del 2022, ma nel lontano 2014. Di qui, appare senz’altro chiaro che l’invasione russa in Ucraina, motivata anche dal fatto che la Russia ha chiesto, da anni, alla NATO di non presidiare e non insediarsi lungo i suoi confini con l’Ucraina, è avvenuta nel febbraio 2022, ma l’inizio della guerra, che ancora ferocemente dura, risale proprio a 12 anni fa. Ora negare le repressioni ucraine a danno della popolazione russofona del Donbass è espressione di una indecorosa menzogna.
Sul massimo quotidiano italiano – Il Corriere della Sera – leggiamo alcuni passaggi dell’intervista al presidente Mattarella: “La cultura (…) lega storicamente russi e italiani, tradizionalmente i giovani”. Nell’articolo del giornalista Cremonese, inoltre, si sottolinea il rinnovo dell’accordo – italo/russo – per la ricerca nel campo delle scienze fondamentali tra l’Istituto nazionale di Fisica nucleare italiano e il Centro congiunto per la ricerca nucleare di Dubna” (in Hauke Ritz, Perché l’Occidente odia la Russia – prefazione di Luciano Canfora, Prefazione, X-XI). Ma voltiamo pagina.
Francesca Albanese, Relatrice speciale ONU sulla situazione dei diritti umani nel territorio palestinese occupato da Israele – nel suo ultimo li- bro, La luce del risveglio, descrive quanto possente ed invasiva sia oggi la “Men- zogna” nel nostro mondo, la Menzogna che nel racconto che ne fa Francesca Albanese fraudolentemente veste i panni della “Verità”.
La scrittrice porta ad esempio paradigmatico la questione palestinese, a proposito della quale, tra le altre falsità, riferite sui maggiori media nazionali, che siamo costretti a sopportare, si arriva a deridere, sbeffeggiare la vita, la professione e il “destino” dei giornalisti palestinesi, “torturati, uccisi, mutilati”. Le informazioni non solo vengono amputate, ma anche modificate nel senso di far apparire i Palestinesi tutti come terroristi, complici di Hamas e, quindi, non combattenti, secondo il diritto internazionale, per l’autonomia, la libertà e il riconoscimento del loro Stato, la Palestina, ma tutti “animali umani”, da cancellare dalla faccia della terra. Considerare “animale” un uomo vuol dire aver perso qualsiasi senso di umanità e di ammissione della “finitezza” di tutti gli uomini.
In particolare, la Relatrice dell’ONU ci ricorda che negli ultimi due anni a Gaza il numero dei giornalisti uccisi è superiore – se non ricordo male sarebbero circa 280 – a quello dei giornalisti morti ammazzati in “tutte le guerre moderne messe insieme: la guerra civile americana, la Prima e la Seconda guerra mondiale, la guerra in Crimea, la guerra in Vietnam (inclusi la Cambogia e il Laos), fino a quelle in Jugoslavia, Afghanistan e Ucraina. Nessun altro conflitto ha visto una tale sistematicità nel colpire chi racconta i fatti”. Pertanto, la verità, in questo caso la correttezza dell’informazione giornalistica su Gaza e Israele, sono deliberatamente eliminate. Francesca Albanese, in maniera mitopoietica, ci fa conoscere una storia antica, raccontatale da un amico, ossia la storia della Verità e della Menzogna: “La Verità passeggia in riva al fiume, quando arriva la Menzogna, che la invita a spogliarsi e fare il bagno assieme a lei; ma appena sono tutte e due in acqua, la Menzogna le dice: – Dai, facciamo un gioco! E mentre la Verità è distratta, la Menzogna esce, le ruba i vestiti e scappa via in mezzo alla gente, spacciandosi per lei. La Verità esce nuda dall’acqua e si mette a correre per ritrovare la Menzogna e riprendersi i suoi vestiti. Ma il mondo non riesce a sopportare la vista della Verità nuda, allora distoglie lo sguardo con disprezzo e rabbia. Umiliata da questa reazione, la Verità scappa a infilarsi in fondo a un pozzo: da allora in poi, chi vuole vederla deve andare a cercarla là dentro”.
E la Verità nella profondità buia del pozzo sarà andato a trovarla – simbolicamente – anche José Saramago (1922-2010), premio Nobel per la letteratura – 1998 -, come ha ricordato il 10 maggio 2026 la studiosa ispanista Donatella Pini a Padova nell’ambito della Giornata Internazionale della Lingua Portoghese, evocata insieme alla figlia dello scrittore, Violante Saramago Matos.
La prof.ssa Pini ha ricordato uno scritto del 2002, dal titolo A Palestina segundo Saramago, che è una raccolta di scritti su Gaza, in cui lo scrittore portoghese denunciava tutte le atrocità che il governo israeliano perpetrava a danno dei Palestinesi gazawi. Saramago si chiedeva come mai lo Stato israeliano si comportasse in modo così vergognosamente razzista nei confronti dei palestinesi, loro gli ebrei che pur sono stati vittime del genocidio a loro danno! “Mi chiedo se il fatto di aver tanto sofferto non sarebbe il miglior motivo per non far soffrire gli altri”.☺
