l’ansia di un giorno  di Christiane Barckhausen-Canale
30 Ottobre 2013
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l’ansia di un giorno di Christiane Barckhausen-Canale

 

All’inizio di novembre sarò a Berlino, dove sono nata e cresciuta. Motivo della mia visita è il compleanno di mia madre, 103 anni l’8 novembre. Vista la sua età più che avanzata, penso che la festa finirà molto prima della mezzanotte, e cosi, per me, quella notte sarà lunga, e di sicuro dormirò poco e male. Non sono superstiziosa, ma nel profondo del mio stomaco c’è sempre, quando inizia un 9 novembre, un senso di ansietà, un presentimento di qualcosa che potrebbe succedere quel giorno, qualcosa di decisivo, qualcosa che resterà nella memoria dei tedeschi.

Mi spiego. Mia madre ha vissuto in 5 stati differenti: nell’impero del Kaiser, nella Repubblica di Weimar, nella Germania hitleriana, nella RDT (Repubblica Democratica Tedesca) e nella Repubblica Federale Tedesca. E nella sua lunga vita, 4 volte la giornata successiva al suo compleanno è stata una giornata particolare, entrata nei libri di storia.

Il 9 novembre 1918, il socialdemocratico Phillipp Scheidemann proclamò la nascita della “Repubblica Germania”, e lo stesso giorno, Karl Liebknecht, dirigente della “Federazione Espartaco”, promulgò, da un balcone del castello di Berlino, la “Repubblica tedesca libera e socialista”. Cominciarono giornate di combattimenti in strada, morirono operai, soldati e marinai, la “rivoluzione di novembre” fu frantumata nel sangue, e due mesi dopo, Karl Liebknecht fu assassinato insieme alla sua compagna di partito, Rosa Luxemburg. Il 9 novembre 1918, una data che potrebbe aver cambiato il corso della storia non solo della Germania.

Il 9 novembre 1923, a Monaco di Baviera, un tale Adolf Hitler intentò un colpo di stato, frustrato dopo poche ore. 10 anni più tardi questo stesso uomo arrivò al potere, non con un colpo, ma dopo elezioni e con l’appoggio decisivo dei grandi industriali tedeschi, tipo Krupp o Thyssen.

Il 9 novembre 1938, i seguaci di Hitler – che erano moltissimi – frantumarono le finestre dei negozi gestiti da ebrei, distrussero ed incendiarono le sinagoghe in tutto il paese, seminarono l’odio razziale e diedero inizio alla persecuzione massiva dei connazionali di origine ebrea, persecuzione che trovò la sua espressione più brutale nei campi di concentramento e di sterminio, dove morirono non solo milioni di ebrei di tutti i paesi europei, ma anche centinaia di migliaia di rom e sinti, omosessuali, comunisti e socialdemocratici.

L’8 novembre 1989 eravamo riuniti, parenti ed amici, per celebrare i 79 anni di mia madre. Quattro giorni prima, sulla Alexanderplatz di Berlino, capitale della Repubblica Democratica Tedesca, s’era riunito mezzo milione di cittadini per esigere la fine del potere di un solo partito, SED, l’abolizione delle leggi che vietavano ai cittadini della RDT di viaggiare all’estero non-socialista, la libertà di creare associazioni libere di tutti i tipi e scopi, e tante altre cose, in due parole, un socialismo democratico. Il pomeriggio del giorno dopo – il 9 novembre – si riunivano in casa mia una ventina di amiche, perché nel nuovo clima che si era creato nel nostro paese pensavamo di progettare la creazione di un’associazione di solidarietà che, utilizzando tutte le espressioni della cultura, voleva riunire le donne straniere residenti a Berlino Est in un centro interculturale di donne. Scritta la bozza degli statuti dell’associazione, siamo rimaste a chiacchierare, e verso le 22.00, ognuna è tornata a casa. Accesi la TV per vedere le notizie della sera e vidi un membro della direzione del SED che dava una conferenza stampa, ed alla domanda di un giornalista – credo un italiano – sulle probabilità di un cambio nella legislazione riguardante i viaggi all’ estero, quel signore mostrò un pezzo di carta, fece finta di leggerlo per la prima volta e rispose che da quel momento, ogni cittadino della RDT poteva viaggiare dove voleva e che le frontiere del paese erano aperte. Fu la famosa “caduta del muro” che altro non era che una reazione di panico del partito al governo davanti alle richieste dei manifestanti. Incapace di cogliere il senso di quelle esigenze, quel partito che aveva 2 milioni di iscritti preferì fare un passo che, a 24 anni di distanza, offriva su un vassoio d’oro tutto il paese, le sue fabbriche, i campi, le università ed i posti di lavoro degli abitanti del paese alla voracità dell’altra Germania, la Repubblica Federale Tedesca. Parecchi anni dopo, una giovane donna, laureata in fisica, ex-dirigente dell’organizzazione giovanile del partito governante della RDT, ma diventata nel giro di poche settimane una grande tifosa dell’unificazione delle due Germanie (che altro non era che l’annessione di una da parte dell’altra) diventò capo del governo della Repubblica Federale Tedesca. Si chiama Angela Merkel. ☺

chrigio@arcor.de

 

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