Le figurine che salvano
Campobasso. In una fredda serata invernale, all’interno di una libreria aperta al pubblico, accadeva qualcosa di particolare: tra gli avventori che entravano per acquistare un libro ed i ragazzi che curiosavano tra gli scaffali, prendeva il via una presentazione che univa chi era lì, con il semplice intento di cercare una storia, a chi era lì invece per ascoltarne una. Non c’erano né tv e giornali purtroppo a documentare l’evento, una ventina di persone appena, ma proprio per questo la serata sembrava più preziosa, come se quei pochi presenti avessero avuto accesso a un luogo sospeso, in cui la vita della libreria e la voce degli autori si intrecciavano.
È in questo clima raccolto che Raffaele Trito e Ivano La Montagna hanno presentato l’ultimo progetto firmato Garrincha Edizioni, una casa editrice che sta portando nelle scuole d’Italia un modo diverso di avvicinare i ragazzi alla lettura.
I loro libri non sono romanzi, non sono saggi e non sono nemmeno figurine, anche se, a prima vista, sembrano richiamarne l’estetica. Sono oggetti ibridi, in cui la forma grafica richiama la figurina, ma che invece raccontano vite che meritano più spazio di un semplice rettangolo di cartone. Ogni “figurina” ha un pallone diverso non come dettaglio ornamentale, ma come firma identitaria: ogni protagonista ha il suo, scelto per richiamare la sua storia personale.
Le vite raccontate da Trito e La Montagna sono storie vere, spesso segnate da strappi, conflitti, ribellioni, ma sempre portatrici di un’umanità che parla ai ragazzi più di qualsiasi discorso.
C’è Mekhloufi, che lasciò la Francia nel pieno della carriera per unirsi alla lotta per l’indipendenza dell’Algeria, scegliendo la sua nazione prima ancora che esistesse. La figurina di Mekhloufi è un tributo ad un uomo che ha scelto la storia anziché la carriera. Attaccante elegante, sarebbe potuto diventare una delle stelle indiscusse della Francia, invece nel 1958 lasciò tutto per unirsi al FLN. Un gesto che trasformò il calcio in un atto politico, forse per la prima volta in assoluto e che il protagonista del racconto pagò con anni di esilio sportivo. Nella figurina, il pallone è semplice, povero: un richiamo alle origini, ai campetti d’Algeria dove aveva cominciato a sognare e che da adulto ha sacrificato per ciò che sentiva più giusto.
Ci sono i fratelli Jaber, divisi dal confine israelo-palestinese e da una guerra: la Palestina è nel loro destino, attraverso due percorsi paralleli che il calcio non riesce a riunire, ma che permette almeno di raccontare. La figurina dei fratelli Jaber è forse la più silenziosa e, proprio per questo, la più dolorosa. Due ragazzi cresciuti insieme, uniti dal pallone e divisi dalla storia: uno rimasto in Palestina e l’altro partito per Israele. La loro storia non esalta il gesto tecnico, ma mette a fuoco la distanza che neppure un campo di calcio ha mai saputo cancellare. Un modo per ricordare che per tanti giovani calciatori il talento non basta: è la geopolitica a decidere il loro destino.
E poi c’è George Best, che non fu soltanto il genio fragile che il mondo ricorda, ma anche il ragazzo nordirlandese che, per un breve momento, riuscì a far tacere i Troubles. Seguendo le sue gesta, le due comunità rivali, quella cattolica e quella protestante, smisero di combattere e si ritrovarono, per un attimo, dalla stessa parte. Un calciatore non fermò una guerra, ma la sospese per qualche tempo. E questo, in un paese lacerato come lo era la terra di Bobby Sands, vale quanto un miracolo.
Tra le “figurine”, immancabile, c’è Eric Cantona, “The King”, l’uomo che disse di no alla nazionale francese per ragioni di principio e che, nel momento più alto della sua carriera, rifilò un colpo da kung-fu ad un tifoso che lo aveva offeso con insulti nazionalisti. Il gesto rimane una delle immagini più iconiche del calcio moderno: in una sola azione, tutta la furia, l’orgoglio e l’irriverenza di un uomo che non ha mai accettato l’idea di doversi piegare a nessuno. E che lo ha reso grande.
Queste sono solo alcune delle centinaia di storie che sono state pubblicate e che sono ancora in corso di stampa da parte della piccola casa editrice. Racconti potenti, che Trito e La Montagna definiscono “trappole letterarie”. Non inganni: trappole nel senso buono, cioè strumenti capaci di catturare la curiosità dei ragazzi, portandoli dentro una storia vera, mentre credono di iniziare la lettura di un racconto di calcio. Perché dietro ogni volto, dietro ogni pallone disegnato, c’è un racconto in cui il calcio è solo un pretesto. Il vero centro è la vita di questi personaggi che erano anche dei calciatori.
E parlare di Garrincha Edizioni significa anche raccontare da dove arrivano questi libri. Gli autori lo dicono con ironia ed orgoglio: loro sono “spacciatori di libri”. La tipografia nasce infatti nella periferia di Napoli, in un’area che fino a pochi anni fa ospitava capannoni dove si spacciava droga. Oggi, nello stesso luogo, circolano storie, idee, parole. Dove prima passavano merci che distruggevano, ora si stampano libri che costruiscono. È un riscatto tangibile, quasi simbolico: trasformare un luogo di degrado in un luogo di cultura. E questa metamorfosi, definisce l’anima della casa editrice.
La serata si è chiusa con un lungo firma copie, prolungato più del previsto perché gli autori si sono intrattenuti con ognuno: domande, chiacchiere, risate. E con la promessa di tornare a Campobasso ed in Molise, nelle scuole, per continuare a portare queste storie in giro per l’Italia, come stanno già facendo, con incontri sempre più frequenti, come quello al Salone del Libro di Torino durante l’edizione del maggio 2025, un vero successo. Sicuramente Trito e La Montagna hanno lasciato a loro modo un segno, confermando che la cultura può davvero nascere anche nei luoghi più impensati, anche dove c’erano centrali dello spaccio di droga. È stato un incontro per pochi, sì, ma non per questo meno significativo. Perché a volte le storie più importanti non hanno bisogno del clamore: basta una libreria aperta, qualche ragazzo che sfoglia gli scaffali e venti persone che scelgono di ascoltare.☺
