Ho conosciuto nasri
Dopo l’8 dicembre, quando ero piccola, a casa mia, iniziava il tempo del Natale. Aspettavo con gioia quel giorno. Tutto aveva inizio la vigilia dell’Immacolata.
Si aprivano vecchie scatole di legno che conservavano pastori, re magi e tante pecorelle e poi c’era la scatola del muschio e della natività, col bue e l’asinello. Sento ancora nella mia memoria quell’odore di muschio e di legno. Si viveva l’attesa con gioia e con speranza ma soprattutto senza fretta. Oggi sono poche le tradizioni per cui si rispetta il tempo. Tutto inizia sempre troppo presto e il tempo dell’attesa lo viviamo così freneticamente che passa in fretta da non rendercene conto e via a programmare nuove o vecchie attività nel nuovo anno. Neanche io sono esente da tutto questo frenetico giro di vite ma sarà l’età, o tutto quello che stiamo vivendo, che mi spinge a chiedermi spesso cosa sia il tempo e soprattutto come lo sto impiegando, dato che non possiamo assolutamente perderlo.
Durante il periodo natalizio abbiamo accolto nella nostra comunità Nasri, un architetto palestinese arabo cristiano che è venuto a donarci la sua esperienza di vita e di come l’1% della comunità cristiana rimasta a Betlemme stia vivendo in questo terribile momento. Ha voluto portare con sé oggetti costruiti in legno di ulivo, per poter aiutare chi li ha realizzati a venderli, dato che le condizioni attuali non permettono ai pellegrini di poter visitare la Terra Santa e i negozi e le fabbriche stanno chiudendo e tanta gente si è ritrovata senza lavoro. Mi hanno colpito molto le sue parole quando ha detto: “I pellegrini non vengono più in Terra Santa e gli oggetti non si vendono più. È tutto chiuso. Allora ho pensato, come posso aiutare i miei fratelli? Così sono venuto io da voi. Sono circa due mesi che giro l’Italia accolto con amore da tutti. Ho potuto dedicare il mio tempo in questo modo ed ora prima di Natale ritornerò dalla mia famiglia, a casa mia, nella mia terra”.
Due mesi a girare in tanti posti, essere accolto e affidarsi a persone mai conosciute, vendendo oggetti in legno di ulivo. Circa 60 giorni, ma anche di più, considerando il viaggio di andata e ritorno perché non può atterrare a Tel Aviv ma deve passare dalla Turchia e poi arrivare finalmente a casa. Mi sono chiesta: “Ma io sarei riuscita a stare tutto questo tempo lontana dalla mia famiglia, da sola, affidando il mio tempo a sconosciuti?”. Con ferma e assoluta convinzione penso proprio di no. Conoscere Nasri, ascoltare la sua storia, mi ha fatto comprendere quanto io sia fortunata ad essere libera di poter gestire il mio tempo, la mia vita, senza dover dipendere da nessuno che mi controlli. La sua fiducia, la sua serenità nell’affrontare viaggi e spostamenti affidandosi a persone mai viste prima, che lo hanno aiutato ma anche gestito e programmato i suoi tempi, è stata una vera lezione di vita, per me. Lui si è lasciato guidare e aiutare verso questa avventura e tutto per dedicare tempo alla sua gente, ai suoi fratelli. Conoscerlo mi ha dato la possibilità di capire, ancora una volta, che solo io posso disporre del mio tempo. E non viceversa.
Quante volte, osservando le tragedie altrui ci diciamo che è sbagliato rimandare un viaggio, un abbraccio, una telefonata, che bisogna vivere e goderci la vita, gli affetti cari e del tempo che abbiamo a disposizione farne buon uso… e poi e poi… ma dura poco. Abbiamo una memoria corta e a breve scadenza. E così si ricomincia a non perdere tempo ma più lo rincorriamo e più sfugge. Nemmeno più i bambini hanno tempo. Sono incastrati tra scuola, attività scolastiche e sono stressati! Non hanno più tempo di giocare in cortile, di rompere qualche vetro con il pallone o di fare amicizia con gli altri bambini del quartiere. Possono solo utilizzare il tempo che gli rimane a socializzare con i propri amici attraverso i social.
La mia infanzia è stata un tempo bellissimo. L’ ho vissuta giocando e imparando. Bruno Munari scrittore, artista e designer italiano, diceva spesso che ‘giocare è una cosa seria’. Questa frase sottolinea l’ importanza fondamentale del gioco sia a livello cognitivo sia a livello di apprendimento. Il gioco non è un semplice passatempo.
Non ho più l’età per giocare ma ho la grande fortuna di poterlo fare attraverso i ragazzi che accompagno, che seguo nelle varie attività. Non posso permettermi di lasciar passare il tempo senza neanche averci provato a farlo. Dobbiamo ricominciare a dare a questo tempo il giusto valore. Non possiamo permettere che lo facciano gli altri per noi. Riviviamo tempi di guerra, di soprusi, di minacce. I ragazzi sono violenti e litigano tra di loro per banalità che il più delle volte finiscono in tragedia e c’è chi, in queste situazioni, trova il tempo di riprendere tutto con il cellulare. Siamo ancora ‘in tempo’ nonostante tutto per poter lasciare alle future generazioni tempi buoni.
Non tutti possiamo viaggiare e stare tanto tempo lontano da casa, come ha fatto il nostro caro amico Nasri, ma possiamo iniziare a dare il giusto valore al tempo che abbiamo a disposizione. Ognuno con il proprio tempo, con le proprie capacità, senza farci sopraffare da esso.
“Devo liberarmi del tempo e vivere il presente giacché non esiste altro tempo di questo meraviglioso istante” (Alda Merini).☺
