le ultime elezioni
6 Marzo 2010
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le ultime elezioni

 

Le ultime elezioni europee e amministrative, pur non ricoprendo la stessa importanza di quelle politiche, hanno messo in luce alcuni aspetti che meritano un approfondimento.

I due grandi schieramenti, quello del PDL e quello del PD, non possono certamente ritenersi soddisfatti dell’esito delle urne.

Le motivazioni sono molteplici, a partire dalla grande affermazione del partito territoriale e intollerante per eccellenza, la Lega nord, per arrivare all’altrettanto importante risultato dell’IDV di Di Pietro e del “nuovo” che avanza, l’UDC, che ha avuto l’ardire di portare nel Parlamento Europeo l’ottantunenne De Mita.

Nel mezzo si intravvede l’inizio della crisi di una “politica”, quella del PDL, basata su uno sfrenato individualismo, sul culto del bello (più che del meritevole), sull’ottimismo a oltranza, la generosità a convenienza, l’intolleranza per inclinazione. Non si può certo negare, infatti, che le aspettative plebiscitarie di Berlusconi, che aveva pronosticato per il PDL il raggiungimento del tetto minimo del 40%, sono state tradite da un risultato che non l’ha visto andare oltre la soglia del 35,26%. Forse ci si comincia a rendere conto che il “nuovo corso” berlusconiano non è quello degli “onesti e capaci”, come era stato presentato dai sui fondatori nel 1994, ma quello dei bavagli alla stampa, del controllo di gran parte di essa, dei limiti alla magistratura che non viene più messa in condizione di fare indagini (obbligatorie) sui “poteri forti”, delle libertà come concessione, del progressivo svilimento del ruolo della scuola pubblica, dei tagli e delle barriere alla ricerca, della creazione di una generazione di lavoratori precari, della Costituzione come inutile fardello da alleggerire e plasmare all’occorrenza.

Per quanto riguarda la sinistra c’è da fare un discorso a parte. La sua crisi, certificata dal deludente 26,13% delle europee, infatti, non è una novità. Ai fattori “esterni” rappresentati, ad esempio, dalla mancata reazione all’impossibilità del confronto politico generato dall’irruzione nella scena politica italiana del populismo demagogico delle destre post-tangentopoli, se ne devono aggiungere altri, per così dire “interni”. Si potrebbe annoverare, tra essi, la frammentazione sempre più marcata del popolo della sinistra, dovuta probabilmente a un troppo accentuato “centrismo” in particolare da parte del PD; l’essersi i dirigenti “delle sinistre” progressivamente allontanati dalla base, giungendo ad essere percepiti, più che altro, come “comunisti da salotto”; l’aver sostituito la salvaguardia dei diritti dei lavoratori, occupati e non, con l’”antiberlusconismo” militante; l’aver sottovalutato i temi della sicurezza e dell’immigrazione clandestina; l’essersi illusi che il vuoto creato dal generale immobilismo politico-intellettuale, venutosi a creare negli ultimi anni, non avrebbe potuto essere colmato da un partito personalista come il PDL, che invece proprio da ciò trae la sua linfa vitale.

In tutto ciò, infine, si innesta il mutamento della situazione sociale che ha reso l’”operaismo” non più di moda. La vecchia classe di riferimento, infatti, ha conquistato nel tempo una migliore posizione economico-sociale che l’ha resa quasi sorda ai vecchi proclami e, per contro, sensibile alle sirene leghiste e berlusconiane (sicurezza, stabilità politica, immigrazione, ecc.).

Probabilmente la Sinistra, troppo intenta a cercare di colpire le destre con le loro stesse armi, quelle della delegittimazione e dell’ossessiva ricerca dello scontro dialettico fine a se stesso, non è stata capace di coinvolgere la comunità su temi importantissimi e che dovrebbero starle storicamente a cuore come l’ambientalismo, le energie alternative, la questione morale; per non parlare dell’ancora incomprensibile incapacità di farsi promotrice di riforme che dovrebbero portare l’Italia ad avere un parlamento libero da condannati (e da indagati per reati gravi), nonché una legge sul conflitto di interessi degna di un paese civile.

E’ chiaro che questi sono solo alcuni dei motivi della crisi della Sinistra, evidenziata dalle ultime tornate elettorali e che di certo un articolo di giornale non è sufficiente a risvegliare gli elettori della Sinistra, rimasti per troppo tempo narcotizzati dalla dilagante cultura del non porsi problemi. Ma c’è bisogno di tornare a riaccendere nelle persone la speranza in un futuro migliore, sostituendo gli ormai angoscianti catastrofismi, tesi (ma, a ben vedere, non adatti) a guadagnare voti nell’immediato, con comportamenti costruttivi, partecipativi e collaborativi, in grado di far riacquistare fiducia nella Sinistra. E si crede che non si debba disperare. La storia, infatti, come insegnava Vico, è fatta di corsi e ricorsi e, dunque, di cicli e repliche; l’unico errore sarebbe solo attendere, inerti, il ritorno di un ciclo senza unire ai valori della giustizia sociale, dell’uguaglianza e dell’ambiente, sempre attuali, le nuove battaglie riguardanti i diritti umani, iniziando da quelli di libertà e di pari opportunità per tutti. ☺

marx73@virgilio.it

 

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