L’epilessia
Epilessia mi lasci senza fiato. Ma questo momento, lo so, è anche la mia fortezza, un andare via da questa realtà per tornare diversa, come se il mondo mi fosse sconosciuto e dovessi apprendere di nuovo. È come lanciarsi nel vuoto della follia senza paracadute, sentirsi affogare nel baratro della paura e finire giù, per terra, andare a picco nell’eternità, ma non averne purtroppo coscienza.
Il cervello si stringe, blatera e soffre tanto, si schianta contro un muro e finisce al suolo stremato senza contenere più nemmeno un pensiero. Ti rendi conto che nella mente c’è il fulcro, il liquido psichico che ti fa percepire chi sei, quello che provi nel mondo, ciò che realmente senti. Tutto questo con una crisi viene meno, in quei momenti non esiste proprio più, ti viene strappato da dentro, dall’interno del cuore, dalla membrana che riveste il tuo essere.
La paura sovrasta ogni altro tipo di emozione e ci si aggrappa ad una forza mistica per tentare di rimanere su quella terra dove si è soliti vivere, non il posto dove ci porta una crisi. Dove nemmeno il linguaggio si può esprimere, dire e raccontare del luogo, dell’altrove in cui ci si trova, o almeno provarci. La voce va via.
Chissà perché Dio ha scelto me per portare questa croce ma probabilmente sa che sono un’alchimista, mi piace giocare con la materia spirituale, e quando torno da ogni crisi ho qualche cosa da imparare. Mi sento più vicina a me ora, la confusione si è diradata, anche se la paura c’è ancora. Sento la presenza di Dio, ho pregato, e mi sono ricordata che quando ero piccola lo facevo spesso; poi per un lungo periodo della mia vita non so perché non l’ho fatto, ma Dio sapeva che era dentro di me e mi ha perdonata. Dio è nel cuore e, se si ha la fortuna di riuscirlo a sentire, lui c’è. Forse questa è la mia sfida con il male, per aumentare il mio bene, quello che sento e quello che faccio.
Le crisi quando arrivano lasciano una forte tristezza, forte, inspiegabile, come se dopo averla avuta la vita finisse, perché ci si è trovati lontani da sé per mille miglia, mille secoli di male, infiniti minuti di vuoto, completamente distaccati dalla propria persona e dal mondo intorno, come se si percepisse quel passo sbagliato che fa cadere in un buco nero e profondo. E l’unico appiglio è quello, la fede, che bisogna ringraziare giorno dopo giorno.
La paura che sia l’ultima volta qui, che il cervello possa non essere più lo stesso, il tuo sentire, la tua personalità che sfuggono completamente al tuo controllo, al tuo esserci, ma nel frattempo dentro così, salda e indomita rimane la fede.☺
